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GIUSTIZIA 18 Novembre Nov 2014 1125 18 novembre 2014

'Ndrangheta, il rito di affiliazione alla Santa

Ripresa per la prima volta la cerimonia di giuramento al clan. Nelle formule i nomi di Mazzini e Garibaldi. E chi tradisce deve suicidarsi.

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Finora la cerimonia di conferimento della Santa, il più alto grado di affiliazione 'ndranghetista, era stata solo raccontata dai pentiti. Ma da martedì 18 novembre è diventata anche un video grazie alle indagini dei carabinieri del Ros che hanno ripreso 'in diretta', per la prima volta nella storia della lotta alla criminalità, l'evento.
Il video è emerso nel corso della maxioperazione che ha portato all'arresto di 40 presunti affiliati all'ndrangheta su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano.

CERIMONIA NELLA «MANGIATE». Il filmato è stato realizzato durante un incontro conviviale (una delle cosiddette «mangiate») a cui partecipavano esponenti di tre gruppi mafiosi: il Locale di 'ndrangheta di Calolziocorte (Lecco), il Locale di Cermenate e quello di Fino Mornasco (Como).
Era durante queste «mangiate» che si stabilivano gli aspetti operativi e venivano conferite le cariche. In una di questa era presente anche un minorenne, parente di uno degli affiliati.
RIFERIMENTI ALLA STORIA. Durante il giuramento per il conferimento della Santa, sono emersi riferimenti a Mazzini, Garibaldi e La Marmora.
Garibaldi, nella ricostruzione degli investigatori, rappresenta il capo del Locale di 'ndrangheta (l'organizzazione locale), Mazzini il contabile e La Marmora riveste invece la carica di «236 mastro di giornata», tra le più altre dell'associazione.
CHI TRADISCE MUORE. Tra gli arrestati nell'operazione della Direzione distrettuale antimafia di Milano contro la 'ndrangheta, chi riceve la carica della Santa andava incontro a seri pericoli in caso di «grave trascuranza» o tradimento.
«Dovete essere voi a sapere che avete fatto la trascuranza. Vi giudicate voi quale strada dovete seguire», dicono i Santisti in alcune intercettazioni e la punizione poteva arrivare al suicidio.
Il giuramento avviene, infatti, davanti a un'arma o a una «pastiglia». «Quanti colpi ha in canna, ne dovete riservare sempre uno!», spiegano, intercettati, altrimenti c'è sempre «una pastiglia di cianuro» oppure «vi buttate dalla montagna».

Boccassini: «In diretta i giuramenti dei mafiosi»

Il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini.

A evidenziare l'importanza del documento realizzato dai carabinieri è stato il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini nel corso della conferenza stampa dopo gli arresti avvenuti nel Nord Italia.
«Per la prima volta sono stati documentati in diretta i giuramenti con conferimento di cariche e doti», ha spiegato il magistrato che ha coordinato l'indagine della Dda milanese che ha portato in carcere 37 persone affiliate alla 'ndrangheta e tre agli arresti domiciliari.
MAFIA AL NORD ITALIA. «Per la prima volta abbiamo sentito il giuramento dalla voce dei mafiosi», ha continuato Boccassini, ricordando che in precedenza era sempre stato raccontato negli interrogatori dai boss.
«E qui non siamo in Calabria ma nella ridente provincia del Nord dove sono state individuate le 'mangiate'», ha precisato il magistrato tornando a evidenziare come la criminalità organizzata sia ormai un problema per tutto il Paese e non solo per il Sud.
SVELATA LA FORMULA DEI RITI. «Nel corso delle perquisizioni è stato trovato un quaderno con un formulario», ha aggiunto Boccassini illustrando i particolari dell'operazione. A differenza dei giovani che hanno la Costituzione sul tavolino, il magistrato ha spiegato che «l'anti-Stato ha le formule dei riti».
Proprio in relazione al formulario, il procuratore aggiunto di Milano ha detto che forza dell'ndrangheta «è quella della 'tradizione'» improntata sui «valori della vita che vengono visti in negativo e come portatori di morte e devastazione della condizione del vivere democratico».
UN MINORENNE NEL CLAN. Tra gli affiliati a una delle locali dell'ndrangheta in Lombardia decapitate dall'operazione della Dda milanese, come spiegato Boccassini, c'è anche un 17enne.
Il magistrato ha specificato che del caso, però, se ne deve occupare la «procura della Repubblica dei minori di Milano», cui sono già «stati trasmessi gli atti», visto che si tratta di una «persona con meno di 18 anni».
«Ciò dimostra la difficoltà delle nuove generazioni a sottrarsi alle cosche», è stata la spiegazione del procuratore aggiunto di Milano, secondo cui il minorenne «era inserito nell'organico».
L'AFFILIAZIONE NEL DNA. D'altra parte, ha continuato Boccassini, «l'affiliazione è qualcosa che hanno nel Dna e nella pelle e possono allontanarsi dalla 'ndrangheta o collaborando con lo Stato o con la morte».
Il concetto, nel corso dell'incontro con i giornalisti, è stato ripreso anche dal pubblico ministero Paolo Storari che ha raccontato che «nonostante il carcere dall'ndrangheta non si esce». Infatti alcune delle persone finite in cella erano già stati arrestati e condannati in seguito all'operazione Fiori della notte di San Vito del 1994.

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