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LAVORO 18 Novembre Nov 2014 2023 18 novembre 2014

Perugina, lavoratrice licenziata per un post su Facebook

La dipendente si sarebbe opposta al comportamento di un caporeparto. Il sindacato annuncia proteste.

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Lo stabilimento della Perugina.

Licenziata dallo stabilimento Perugina-Nestlé di Perugia per un post su Facebook. Secondo quanto denunciano i sindacati, è successo a Marilena Petruccioli, lavoratrice dal 1996. La donna fa parte della rsu Fai-Cisl aziendale ed è inserita nella categoria protetta per una forma di invalidità, riportata in seguito a un infortunio sul lavoro avvenuto nel 1997 proprio alla Perugina.
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI SEL. La vicenda è già arrivata in parlamento con un'interrogazione presentata dall'onorevole Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel: «La giusta causa, secondo l'azienda, sarebbe un post su Facebook in cui la lavoratrice, senza nominare l'azienda stessa, si è opposta al comportamento di un caporeparto che avrebbe rimproverato un lavoratore, dicendogli che per lui era necessario il collare», ha scritto Fratoianni.
«POST NON RIFERITO ALLA NESTLÉ». Il segretario generale della Fai-Cisl Umbria, Dario Bruschi, sostiene perà che il post 'incriminato' riguarderebbe «un fatto accaduto in un'altra azienda. Ma probabilmente una serie di circostanze ha portato a ritenere che facesse invece riferimento alla Perugina-Nestlé». Alla lettera di contestazione, la lavoratrice ha risposto con le sue controdeduzioni, spiegando appunto che quanto scritto sul social network non era riferito alla Nestlé, ma «oggi (martedì 18 novembre, ndr) nella cassetta della posta ha trovato la lettera di licenziamento».
ATTO «INACCETTABILE». L'accaduto, secondo la Fai-Cisl, «ha messo in discussione la storia delle relazioni sindacali con il gruppo Nestlé, con un atto unilaterale inaccettabile, giunto come un fulmine a ciel sereno». Nei prossimi giorni sono state annunciate assemblee (già previste) alla presenza dei coordinatori nazionali, nel corso delle quali verrà affrontata anche questa vicenda. Il sindacato «porterà avanti forme di lotta in difesa della dipendente licenziata». Episodi analoghi si sono già verificati in passato in Italia: tra i più recenti, quello accaduto nei mesi scorsi in provincia di Torino, dove un dipendente di una società di servizi di contact center era stato licenziato dopo essersi sfogato contro i datori di lavoro sul proprio profilo Facebook.

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