Bullismo Ragazzine 130220170642
ALLARME 19 Novembre Nov 2014 1845 19 novembre 2014

Cyberbullismo, un 13enne su tre ne è stato vittima

Allarme da pediatri e polizia. Preoccupa il silenzio: solo il 16% lo confida agli adulti.

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Un gruppo di ragazzine.

Un 13enne su tre è vittima di cyberbullismo, fenomeno sempre più diffuso, ma anche sempre più nascosto, visto che solo nell'85% dei casi questi episodi arrivano a conoscenza di genitori o insegnanti.
È l'allarme lanciato dagli 'Stati generali della pediatria' organizzati al teatro Brancaccio dalla Società italiana di pediatria e dalla polizia di Stato, in occasione della Giornata mondiale del bambino e dell'adolescente. Vero e proprio «problema di salute pubblica», ha ricordato il presidente della Sip Giovanni Corsello, il cyberbullismo può avere conseguenze anche gravi, come «sindromi depressive, ansia e una maggiore propensione all'uso di droghe e comportamenti devianti».
QUASI IL 40% SUI SOCIAL. In particolare, secondo i risultati dell'Indagine 'Abitudini e stili di vita degli adolescenti' condotta dalla Sip su un campione di 2.107 studenti delle scuole medie, il 31% dei 13enni ha dichiarato di esser stato vittima, almeno una volta, di insulti e minacce via web, mentre il 56% ha amici che le hanno subìte. Le persecuzioni online viaggiano nel 39,4% dei casi sui social network, nel 38,9% sulle chat, ma anche via sms (29,8%). Nel 15% si arriva a pubblicare foto o filmati e nel 12,1% a creare profili falsi su Facebook.
SOLO IL 16% SI RIVOLGE AGLI ADULTI. Tra gli aspetti più complessi, la difficoltà a parlarne. Oltre la metà delle vittime dichiara, infatti, di «difendersi da solo», solo il 16,8% ne informa un adulto, il 14,2% ne parla con un amico, l'11,7% subisce senza fare niente. Solo il 3,2%, arriva a denunciare. Nonostante rappresentino una minima parte di ciò che accade, "il numero di denunce per atti di cyberbullismo giunte alla polizia postale è quintuplicato in un anno, tra il 2013 e il 2014», ha dichiarato Marco Valerio Cervellini, responsabile per i progetti di prevenzione e legalità della polizia postale. Rispetto al bullismo tradizionale, in quello online «chi vuole colpire può nascondersi nell'anonimato del web, non c'è un rapporto faccia a faccia con la vittima». Sono, inoltre, situazioni più difficili da far emergere, perché i ragazzi sono costretti ad 'aprire' la propria vita sui 'social' agli adulti, spesso estranei al funzionamento della Rete. Di qui l'idea di un vademecum elaborato da Sip, polizia di Stato e Facebook, per promuovere un uso positivo del web. Mentre dalla presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini è arrivato l'invito ai ragazzi: «Non tacete! Nelle situazioni di disagio e paura, non isolatevi! Chi vi aggredisce e vi offende punta tutto sul vostro silenzio».

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