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SUICIDIO ASSISTITO 19 Novembre Nov 2014 1921 19 novembre 2014

Eutanasia, la madre di Brittany Maynard: «Critiche immorali»

Rompe il silenzio per la prima volta dopo la morte della figlia: «Sono state peggio di uno schiaffo in faccia».

 

 

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Brittany Maynard con il marito Dan.

La mamma di Brittany ha rotto il silenzio. Dopo nemmeno tre settimane dalla morte della figlia, ha risposto alle critiche ricevute da più parti, anche dal Vaticano, sulla decisione della ragazza che ha scelto il suicidio assistito di fronte ad un tumore terminale al cervello senza possibilità di cura.
In una lettera aperta, Betty Ziegler, madre di Brittany Maynard, morta a soli 29 anni il primo novembre, ha scritto: «Censurare una scelta personale come 'riprovevole' perché non in accordo con il credo di qualcun altro è immorale».
«UNA SCELTA DIGNITOSA». Debbie Ziegler, per la prima volta dalla perdita della figlia ha replicato ai vari commenti letti e ascoltati sulla dolorosa vicenda. Pur senza citarlo direttamente, la madre di Brittany ha fatto soprattutto riferimento alla dichiarazione di monsignor Carrasco de Paula, presidente della Pontificia Accademia della Vita, che il 4 novembre ha definito la scelta del suicidio assistito «un'assurdità», condannando il gesto come «riprovevole». «La scelta di mia figlia di 29 anni di morire dignitosamente invece di soffrire una degradazione morale, fisica e un dolore intenso non merita di essere etichettata come 'riprovevole' da stranieri, lontani da noi un continente e che non hanno conosciuto lei e la sua situazione».
«COME RICEVERE UNO SCHIAFFO». Nella lettera, indirizzata e resa nota da 'Compassion & Choice' - l'associazione a favore del suicidio assistito che ha sostenuto Brittany - la donna ha precisato che le critiche «espresse pubblicamente e con tanta forza da persone mai conosciute, proprio in un momento in cui la mia famiglia era ferita e dolorante per la perdita, sono state peggio di uno schiaffo in faccia. È stato colpirci mentre tentavamo di tirare un respiro». La mamma della giovane ha precisato di «scrivere in risposta ad una varietà di commenti resi dalla stampa e online», critiche «di individui e istituzioni che hanno cercato di imporre il loro credo su un fatto che sia Brittany che la nostra famiglia ritiene essere un diritto umano».

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