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GIUSTIZIA 20 Novembre Nov 2014 0640 20 novembre 2014

Chiara Rizzo è libera: Amedeo Matacena resta a Dubai

La donna al Tg1: «Scajola parlava di asilo politico». Il marito: «Torno se lei me lo chiede».

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Chiara Rizzo in compagnia del marito Amedeo Matacena in una foto d'archivio.

Chiara Rizzo non è più agli arresti domiciliari da mercoledì 19 novembre. A deciderlo è stato il giudice per l'udienza preliminare di Reggio Calabria, che ha sottoposto la donna all'obbligo di dimora. E lei, moglie dell'armatore Amedeo Matacena, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e rifugiato a Dubai, s'è sfogata in un'intervista al Tg1, dove ha avuto solo un momento di incertezza quando le è stato chiesto perché il marito non torni in Italia adesso che lei è libera.
«Non mi voglio dare una risposta. Mi fa male», è stata la replica di Rizzo, ma si è capito che l'argomento la mette a disagio.
SILENZIO SU SCAJOLA. La moglie di Matacena è apparsa più sicura quando le è stato chiesto se l'ex ministro Claudio Scajola, sotto processo a Reggio Calabria con l'accusa di avere favorito la latitanza di Matacena, sia stato innamorato di lei.
«Questo», è stata la sua risposta, «deve chiederlo a lui», e non ha aggiunto altro.
LIBANO? ASILO POLITICO. Spigliata, sicura, perfettamente a suo agio davanti alla telecamera, Rizzo ha risposto puntualmente a tutti i quesiti che le sono stati rivolti. «È vero che con Scajola», ha detto, «parlavamo del Libano», dove, secondo l'accusa, Matacena avrebbe voluto trasferirsi perché meno propenso a concedere un'eventuale estradizione. «È vero che lui», ha aggiunto la donna, «mi aveva detto che erano tutte cose lecite e che si trattava solo di cercare un asilo politico. Scajola è stato sempre pronto ad aiutare».
192 GIORNI DI DETENZIONE. Rizzo si è anche schermita quando è stato fatto riferimento al periodo che ha trascorso a Montecarlo e al soprannome «Lady Champagne» che le era stato attribuito, a quanto pare, nel Principato.
«Sono astemia», ha detto, «ma mi hanno descritto in maniera esagerata. La forza me la danno in miei figli. Ho trascorso 192 giorni in stato di detenzione, di cui 59 in carcere e il resto ai domiciliari a 1.400 chilometri di distanza da Montecarlo, dalla mia casa, dai miei figli».
PATRIMONIO LECITO. Quindi la sua difesa rispetto all'accusa di avere tentato di schermare il patrimonio del marito per evitare che fosse sequestrato. «Tutto il patrimonio di mio marito di cui si è parlato», ha detto, «è tutto lecito. Io non ho schermato niente e non avevo nessun motivo di schermare nulla. Confische non ce ne sono mai state».
MATACENA NON TORNA. L'intervista di Rizzo è stata commentata dal marito.
«Mia moglie», ha detto Matacena, «ha subito un abuso di potere con l'esercizio di un sequestro di persona. Come ho già detto sarei tornato se fosse servito a farla liberare. La cosa che mi ha fatto male è stato notare che Chiara non portava la fede. So che mi ama ed io amo lei. Se fosse venuta di persona a chiedermi di tornare per salvare il matrimonio e la famiglia sarei tornato subito. Ma altrimenti cosa tornavo a fare per stare tutti e due in cella e senza poter aiutare i nostri figli? Almeno così ho la possibilità di parlare con mio figlio».
Quindi un riferimento ai rapporti tra la moglie e Scajola. «So che queste storie delle relazioni non stavano né in cielo né in terra, come anche quella con Caltagirone».

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