Sentenza Tribunale Torino 141122182713
CARTE 22 Novembre Nov 2014 1825 22 novembre 2014

Amianto, «pericoloso» già per una sentenza del 1906

I giudici certificarono che la lavorazione era dannosa per salute.

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La sentenza del tribunale di Torino del 1906 che sottolineava come l'amianto fosse dannoso per la salute. (Ansa)

Che l'amianto facesse male alla salute il tribunale di Torino lo scriveva già nel 1906.
Alla faccia del dibattito scientifico che si è trascinato per tutta la seconda metà del XX secolo, e che non si è ancora spento del tutto, i giudici subalpini avevano concluso che la lavorazione del minerale era pericolosa quando ancora pronunciavano i verdetti in nome di sua maestà Vittorio Emanuele III.
Lo si legge nelle motivazioni della sentenza, vergate con la penna d'oca, con cui la seconda sezione civile scagionò un giornale, Il Progresso del Canavese e delle Valli di Lanzo, in una causa promossa dall'inglese British Asbestos Company limited per alcuni articoli che si riferivano alla situazione di una fabbrica amiantifera di Nole (Torino).
«L'INDUSTRIA DELL'AMIANTO FA VITTIME». Le malattie che falcidiavano gli operai non si chiamavano ancora mesotelioma o carcinoma, ma esistevano. Bastava guardare le cifre.
«Il nostro torto principale», si difese il giornale di fronte alle richieste della British Asbestos, «sembra quello di avere scritto che l'industria dell'amianto è più nociva delle altre e fa annualmente un considerevole numero di vittime. Ebbene, chiunque consulta le statistiche mortuarie di Nole troverà spesso queste parole: tisi, anemia, gastroenterite. Se poi si va a cercare la perfezione si troverà con triste frequenza: operaie e operai dell'amianto».
SENTENZA A FAVORE DEL GIORNALE. «Beninteso - aggiungeva la difesa - questo non avviene solo nello stabilimento della British, ma non ci sembra di offendere nessuno quando come liberi professionisti scriviamo che gli operai dell'amianto sono degni di un qualche riguardo, rispetto al salario, più degli operai delle altre industrie».
Gli «illustrissimi signori» che componevano la seconda sezione del tribunale esaminarono i dati disponibili e conclusero che «purtroppo disse il vero Il Progresso del Canavese circa alla mortalità degli operai». «Ed è pur vero nella sostanza - aggiunsero - quanto scrisse in riguardo alla pericolosità della lavorazione dell'amianto. Conseguentemente fu giusta e onesta, soggettivamente considerata, l'osservazione che quegli operai sono degni di qualche riguardo in più».

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