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IL PUNTO 22 Novembre Nov 2014 0945 22 novembre 2014

Milano, case occupate: i numeri dell'Aler

In 9 mesi 732 occupazioni. Ma 9.754 appartamenti sono sfitti. L'Azienda nel mirino. Dalla Chiesa punta il dito contro l'abbandono del patrimonio.

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Milano: scontri tra manifestanti e forze dell'ordine in via Ravenna dopo lo sgombero di due centri sociali (18 novembre 2014).

Sgomberi, occupazioni, incendi dolosi nelle sedi Aler. Scontri tra polizia e centri sociali, come quelli di lunedì 18 novembre a Corvetto, periferia sud di Milano. Una guerra che vede contrapposti gli inquilini in attesa di regolare assegnazione di una casa popolare agli «sfondatori», gli occupanti abusivi (leggi il reportage). Un popolo fatto di famiglie che non sanno come tirare avanti e ragazze madri. Ma anche di immigrati.
MILLE EURO PER OCCUPARE. Persone che per assicurarsi un appartamento arrivano a sborsare, in zona San Siro per esempio, dagli 800 ai 1.000 euro. «Dipende dalla difficoltà dello sfondamento e se bisogna a fare o meno gli allacci», raccontano alcuni abitanti del quartiere di Milano ovest. Basta rivolgersi a una sorta di capiscala che hanno, loro sì, la mappatura delle abitazioni vuote. E che dietro compenso aprono porte lastrate o murate. Ma il dubbio che avanzano molti è che dietro ci sia di più che un'organizzazione criminale improvvisata.
BAMBINI E DONNE COME SCUDI UMANI. In molti casi la rete malavitosa utilizza bambini e donne come «scudi umani». Li piazza negli appartamenti per bloccarli e poi arrivano i veri destinatari dell'alloggio. Una rom, ma è solo uno dei tanti esempi, ha collezionato 43 denunce per occupazione.

Tra Aler e Comune di Milano 9.754 case sfitte

Protesta contro gli sgomberi a Milano.

I numeri diffusi recentemente dell'Aler, l'Azienda lombarda per l'edilizia residenziale, parlano chiaro. Il patrimonio immobiliare dell'agenzia, unito a quello del Comune di Milano, ammonta a 89.496 unità abitative: alla prima appartengono 61.134 appartamenti, al secondo 28.362.
«PATRIMONIO ABBANDONATO». Quelli occupati sono 79.742. Di questi, 75.688 regolarmente e 4.016 in modo irregolare. La differenza, 9.754 unità, risulta sfitta. Un patrimonio «abbandonato». Anche se, fanno sapere dalla Regione Lombardia, 1.300 appartamenti sono già in ristrutturazione e altri 1.800 saranno messi a norma entro il 2015.
Mancano i fondi, sostiene la Regione. Per sistemare un appartamento occorrono 15 mila euro circa.
IN NOVE MESI 732 OCCUPAZIONI. Sono invece aumentate le occupazioni. Dal primo gennaio 2014 a settembre, conferma a Lettera43.it l'assessore regionale alla Casa Paola Bulbarelli, sono state ben 732. Nel 2010 se ne erano registrate 25. Sintomo di una crisi che «ha messo in ginocchio moltissime famiglie».
Lo si vede anche dalla lista d'attesa per l'assegnazione di alloggi popolari: si parla di almeno 23 mila richiedenti. Solo 250 famiglie sono state sfrattate da case private, denuncia il Sunia, il sindacato degli inquilini, hanno diritto a un tetto ma sono ancora ospiti da parenti e amici.
LA VIA DELL'HOUSING SOCIALE. L'assessore, dal canto suo, preferisce guardare avanti e non puntare il dito contro la malagestione degli scorsi decenni. Occorrono risorse per il settore casa, dice, strategie di housing sociale con canoni calmierati. Lottare su più fronti, insieme: «Regione, Aler, associazioni di quartiere e procura». Perché «non tutte le occupazioni sono uguali». Occorre restituire vita ai quartieri ad alta densità Aler, a partire proprio «dalle donne», continua Bulbarelli, «le vere protagoniste di questa battaglia».
IL PIANO SGOMBERI. Intanto però gli sgomberi continuano secondo un piano che ne prevede 200 in 10 mesi. E ognuno costa, in media, 5 mila euro. Un milione di euro, più o meno, destinato a liberare appartamenti. Con il rischio, però, che pochi giorni dopo vengano rioccupati. Per questo anche Bulbarelli propone di sveltire le pratiche e assegnare le case immediatamente.
Secondo l'associazione Libera invece «rispondere al problema dell'alloggio con sgomberi e prove di forza significa trattare i diritti come una questione di ordine pubblico e continuare a negarli». Colpire indiscriminatamente, insomma, è controproducente perché non si distinguono «gli abusi dalla morosità incolpevole, dall'occupazione per necessità, le vittime di lungaggini burocratiche, le vittime del racket», senza punire i veri responsabili.

Dalla Chiesa: «L'Agenzia? Uno dei bubboni milanesi»

Nando Dalla Chiesa, presidente del comitato Antimafia del Comune di Milano.

Infine c'è chi vede l'emergenza delle occupazioni solo come «uno specchietto per le allodole che genera allarme sociale, una vera e propria psicosi». Per Iolanda Nanni, consigliere regionale M5s componente della commissione d'inchiesta Aler, questo clamore forse «serve per nascondere altro. Come gli errori commessi dell'Azienda regionale».
IL BUCO DELL'AZIENDA REGIONALE. Vero è che l'Aler è un carrozzone sull'orlo del fallimento. E non da oggi. Del buco di 345 milioni di euro registrato a fine 2013, ben 243 milioni sono crediti vantati dagli inquilini morosi, 47 dei quali rappresentano la perdita dovuta agli abusivi.
Ma il vero problema, oltre a quello sociale, è l'abbandono del patrimonio. Ne è convinto Nando Dalla Chiesa presidente del comitato antimafia del Comune di Milano. «L'Aler ha delle responsabilità infinite», commenta. È uno dei «bubboni milanesi», che sa di compromissioni e di silenzi.
LA PALAZZINA DELLE COSCHE. Basta ricordare il caso dello stabile di viale Montello 6 - a pochi passi da parco Sempione e due chilometri dal Duomo - di proprietà del Policlinico e liberato nel 2012 dopo 40 anni di occupazione da parte del clan Cosco coinvolto nell'uccisione di Lea Garofalo, testimone di giustizia sciolta nell'acido. Carlo Cosco, convinente della donna accusato dell'omicidio, era a sua volta abusivo dal 1992.
La palazzina era una vera e propria base per il narcotraffico della 'ndrangheta in città. Il clan di Petilia Policastro aveva poi subaffittato lo stabile a 80 famiglie, 200 persone, per la maggior parte immigrati.
«Dopo casi del genere», conclude amaro Dalla Chiesa, «a Milano è possibile qualsiasi cosa».
Per questo la vera emergenza, secondo il professore, «è dell'Aler». Che avrebbe dovuto, tra le altre cose, mappare gli appartamenti sfitti e quelli finiti in mano alla criminalità organizzata. Per procedere da subito con sgomberi mirati.

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