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SERVIZIO PUBBLICO 23 Novembre Nov 2014 0922 23 novembre 2014

Canone Rai, il progetto di riforma del governo

Importo da 65 euro. In bolletta o nella dichiarazione dei redditi. Vantaggi per chi ha una sola casa.

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Il governo procede verso la riforma del canone Rai.

Riforma della Rai in tre mosse. È quanto si prepara a fare il governo, con un provvedimento che secondo il quotidiano la Repubblica è destinato a vedere la luce tra la fine del mese di dicembre e i primi giorni di gennaio. Cambiamenti in vista per Viale Mazzini, ma anche per i contribuenti. Che sembrano destinati a pagare una tassa dimezzata, inserita in bolletta oppure nella dichiarazione dei redditi.
NUOVO CANONE DA 65 EURO. Il canone Rai riformato dovrebbe costare 65 euro, con possibilità di essere «diluito» in ciascuna delle bollette dell’energia elettrica, 'sparendo' così dalla percezione collettiva. La tassa dovrebbe essere collegata al consumo di energia elettrica di ciascuna abitazione, a prescindere dal denunciato possesso di una tivù. L'obiettivo è neutralizzare l’evasione, stimata in 600 milioni di euro ogni anno.
CHI HA PIÙ DI UNA CASA PAGHERÀ PIÙ VOLTE. La quota, però, sembra destinata ad applicarsi a tutte le abitazioni possedute. Quindi, chi è proprietario di due o tre case, si vedrà recapitati due o tre distinti canoni nella bolletta elettrica. Il vantaggio è per la maggioranza di italiani che possiede una sola casa, dato il dimezzamento dei costi. Il gettito per la Rai, stimato in circa 1,7 miliardi di euro, dovrebbe passare a 1,8 miliardi.
IRPEF PIANO B. Se il progetto dovesse incontrare ostacoli lungo il cammino parlamentare o in fase di realizzazione, il governo avrebbe già due alternative. La prima è l’inserimento della bolletta elettrica nella dichiarazione dei redditi. La seconda potrebbe invece essere l’invio del bollettino per il pagamento del canone in abbinata (ma distinto) con la bolletta elettrica.
ABOLITA LA FIGURA DEL DIRETTORE GENERALE. Per quanto riguarda la governance dell'azienda, invece, l'esecutivo pensa di abolire la figura del direttore generale, per affidare la guida a un amministratore delegato con tutti i poteri tipici di una società privata. Si prevede che venga proposto dall’azionista di maggioranza, dunque dal ministero del Tesoro, per poi essere approvato dal consiglio di amministrazione oppure dal parlamento. Sarà sempre il parlamento però a eleggere i consiglieri. I nomi sarebbero eletti tra una “rosa” indicata da soggetti esterni come l’Agcom (l’Autorità per le comunicazioni), la Conferenza Stato-Regioni, il Consiglio dei rettori, la Corte Costituzionale e i presidenti delle Camere. Il presidente, infine, dovrebbe essere indicato dal cda ed eletto dalla commissione di Vigilanza.
SERVIZIO PUBBLICO: CONTRATTO DECENNALE. Il contratto di servizio pubblico, che disciplina i rapporti tra lo Stato e la Rai, è in scadenza nel 2016. Il governo Renzi sembra intenzionato però ad anticipare il rinnovo al 2015, trasformando la durata del contratto, da triennale a decennale. Il presente dell'azienda resta comunque piuttosto tormentato. Il consiglio di amministrazione ha deciso a maggioranza di far ricorso contro i tagli da 150 milioni di euro decisi dal decreto Irpef, mentre il bilancio 2013 si è chiuso con un attivo di 5 milioni di euro, dopo la perdita di 244 milioni del 2012. Per il 2014 però, le previsioni non sono rosee, a causa dei diritti e dei costi legati al mondiale in Brasile.

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