CRONACA 25 Novembre Nov 2014 0618 25 novembre 2014

Ferguson, agente non incriminato: scoppia la protesta

Darren Wilson salvo per mancanza di prove. Esplode la rivolta in molte città (ft). Palazzi in fiamme. Poliziotto ferito a colpi di arma da fuoco. Interviene Obama.

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È scoppiata di nuovo la protesta a Ferguson, nel Missouri, dopo l'annuncio del Gran Giurì, che ha deciso di non incriminare Darren Wilson, il poliziotto che a Ferguson sparò e uccise il diciottenne nero Michael Brown.
Un risultato arrivato dopo aver ascoltato una sessantina di testimoni, le registrazioni audio, i risultati delle autopsie e la deposizione dello stesso Wilson. Secondo i giurati, nove bianchi e tre neri, non ci sarebbero prove sufficienti.
DEPOSIZIONI NON COINCIDENTI. L'annuncio è stato reso pubblico nella serata del 24 novembre dal procuratore Robert McCulloch, nel tribunale affollato da giornalisti, mentre fuori sono inziate manifestazioni di protesta. Il pm ha fornito dettagli su quanto accaduto quel giorno e la dinamica della sparatoria quando il poliziotto e Brown hanno avuto un alterco e l'agente ha riportato ferite al viso, dopo essere stato colpito dal 18enne. Il pm ha detto anche che le deposizioni dei testimoni non sempre combaciavano tra loro e con i fatti accaduti.
«BROWN MI HA DATO DUE PUGNI». «Dal canto suo, Wilson di difende così, in un documento pubblicato dalla Cnn: «Temevo che un altro dei suoi pugni mi avrebbe fatto perdere conoscenza, o anche peggio... Ne avevo già presi due in faccia, e il terzo avrebbe potuto essere fatale se mi avesse preso in pieno. Mentre si avvicinava, continuavo a dirgli di buttarsi a terra, ma non lo ha fatto. Ho sparato una serie di colpi, non so quanti, so solo che ho sparato... So di averlo centrato almeno una volta, perché il suo corpo ha iniziato a tremare.... Non si ferma e riprendo a sparare... Quando cade, cade con il viso a terra».

PROTESTE IN STRADA. La tensione, come prevedibile, si è alzata per le strade della città dopo la decisione del Gran Giurì. Le tivù hanno mostrato alcuni tafferugli, come un gruppo di manifestanti che ha assalito un'auto vuota della polizia spaccando vetri e parabrezza. Subito sono intervenuti gli agenti in tenuta antisommossa. Un poliziotto è stato ferito da colpi di arma da fuoco a University City, sobborgo di Saint Louis, mentre a Ferguson sono almeno 12 gli edifici dati alle fiamme: 29, al momento, le persone arrestate.
IN CAMPO LA GUARDIA NAZIONALE. Per cercare di gestire la situazione, il governatore del Missouri, Jay Nixon, ha deciso di inviare rinforzi della Guardia Nazionale. Alcuni spari sono stati uditi nei pressi della stazione di polizia, ma l'uso di armi sarebbe stato più intenso in tutta la città.
Durante la notte la protesta si è diffusa anche in altre città americane. A New York tensione a Union Square, dove si era radunata una discreta folla in attesa del verdetto. Manifestazioni anche a Seattle, nello stato di Washington.


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Obama: «La polizia mostri moderazione»

Scontri a Ferguson.

Il presidente americano Barack Obama ha fatto immediatamente sentire la sua voce, intervenendo a sorpresa in diretta tivù: «Il nostro Paese è bastato sullo Stato di diritto e dobbiamo accettare il fatto che questa è stata una decisione del Gran Giurì». L'inquilino della Casa Bianca ha, quindi, esortato ancora una volta i manifestanti a protestare pacificamente e invitato la polizia a «mostrare moderazione».
«NESSUNA SCUSA PER LA VIOLENZA». «Non ci sono scuse per la violenza. I progressi non si fanno lanciando bottiglie», ha proseguito il presidente. Obama ha però sottolineato come quella di Ferguson sia «una questione che riguarda tutta l'America, una questione reale. C'è una profonda sfiducia tra la polizia e la comunità afroamericana».
«E questa», ha spiegato il presidente americano, «è l'eredità di una lunga storia di discriminazione nel nostro Paese. È necessario riconoscere come la situazione di Ferguson parla all'intero Paese e mostra le più ampie sfide che noi ancora affrontiamo come nazione».
TWEET AL VELENO DALLA FRANCIA. Dalla Francia, invece, arriva un duro attacco del ministro francese della Giustizia, Christiane Taubira - originaria della Guyana - che su Twitter ha scritto: «Quanti anni aveva Michael Brown? 18 anni. Trayvon Martin? 17. Tamir Rice? 12. Quanti anni avrà il prossimo? 12 mesi?».
L'APPELLO DELLA FAMIGLIA BROWN. All'appello del presidente americano si è unita anche la famiglia di Michael Brown. Attraverso un portavoce ha affermato: «Siamo profondamente delusi per il fatto che l'assassino di nostro figlio non dovrà rispondere delle sue azioni». Ma allo stesso tempo ha chiesto calma ai manifestanti, invitando a «non cedere alla violenza».

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