Delle Ragazze Italiane 141128172216
SPIRITO ASPRO 29 Novembre Nov 2014 0700 29 novembre 2014

Cattive compagnie? I genitori non dimentichino se stessi

Sguardi, battute e pizzicotti: madri e padri spesso sono i primi a fare notare ai figli gli etti di troppo. Ma così facendo li rovinano. Più di quanto non faccia un gruppo di amici indesiderati.

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Il 50% delle ragazze italiane non si piace.

Premessa: fin dalla notte dei tempi, gli adolescenti così come sono non piacciono mai.
O sono troppo mosci o troppo aggressivi, o fannulloni o troppo gasati, se non studiano è un problema, se stanno troppo chini sui libri anche, se portano i capelli lunghi non va bene, se se li rapano a zero nemmeno.
Nel 68 i giovani erano zozzi e trascurati, nei 70 o teste calde o fattoni, negli 80 erano scemi e materialisti, nei 90 hanno cominciato a rifiutarsi di crescere, nei 2000 di sperare.
Ma la loro ricerca inesausta di nuovi modi per non piacerci, e possibilmente per preoccuparci, non dorme mai, e nel 2010, ci informa l'ultimo rapporto di Telefono Azzurro-DoxaKids, i teenager si rifiutano di ingrassare.
IL 50% DELLE RAGAZZE NON SI PIACE. Uno su quattro ne ha paura, uno su cinque espia grassi e carboidrati in palestra, uno su 10 è un contacalorie umano. Anzi, umana, visto che sono soprattutto le ragazze a vedersi brutte e bisognose di dieta: il 50%, dice il rapporto, il che ci fa tirare un sospiro di sollievo perché a sentire i discorsi delle fanciulle che incrociamo tutti i giorni avremmo ipotizzato almeno un 85% di insoddisfatte.
Le madri eritree, alle prese con carestie e guerre civili, vivono il problema del nutrimento quotidiano con meno angosce delle nostre figlie, che da quando si alzano a quando vanno a dormire si interrogano sul contenuto calorico di ogni boccone. E parliamo delle ragazze «sane», cioè non affette da disturbi alimentari.
RAGAZZI POMPATI E DEPILATI. A parità di allupata fame giovanile al ritorno da cinque o sei ore di scuola, noi a pranzo spazzolavamo una bella pastasciutta fumante senza pensieri, le adolescenti italiane mangiano una pizzetta al taglio (se va bene) davanti alla scuola e rimuginano tutto il pomeriggio sull'impronta carboidratica che lascerà sul loro bikini bridge, l'osso dell'anca occhieggiante a bordo slip, che su Instagram si porta bello secco.
Quasi la metà dei maschi vorrebbe essere più muscoloso: pure i giovanotti scontano il gelato con pesi e macchine e sono molti di più i ragazzi che snobbano il pusher che spaccia cocaina nel parcheggio della scuola ed entrano nel negozio di salutistica a procurarsi la creatina, che aumenta la massa muscolare. E quando ti sei procurato dei bei pettorali scolpiti, non vorrai mica tenerli nascosti sotto uno strato di peli? Via a depilarsi, a a partire dal 17-18 anni. Il cromosoma Y non affranca più dal «chi bello vuol comparire, qualcosa deve soffrire».

I genitori prima lanciano l'allarme, poi scaricano le colpe

Ora, la risposta degli adulti di fronte ai comportamenti non graditi dei figli si articola in due mosse: a) lanciare l'allarme e b) cercare qualcuno su cui scaricare la colpa.
Se i ragazzi non leggono abbastanza la colpa è della scuola, non dei genitori che non aprono un libro dal 1987; se si drogano la colpa è della società; se sono fissati con i marchi la colpa è della pubblicità; se hanno il mito della magrezza la colpa è dei media, social e no.
Anzi, quando si parla dei teenager contemporanei, la rete è la colpa di tutto, dal bullismo all'acne. Tesi di cui dubito, specie per quanto riguarda il rapporto delle ragazze col proprio aspetto. Certo che vorrebbero assomigliare alle belle e famose del cinema, delle passerelle e di Internet; perché, quarant'anni fa no? E le 40enni di oggi no? I ragazzi cercano di essere simili ai loro modelli, fa parte della costruzione della loro identità.
FACEBOOK NON C'ENTRA NIENTE. E Ariana Grande o Jennifer Lawrence non sono modelli più pericolosi del Fedone di Platone o del Giovane Werther di Goethe, che ispirarono il suicidio a non pochi adolescenti assetati di assoluto. Ma il rapporto malato col cibo e col corpo non lo imparano su Facebook, glielo insegniamo noi genitori dai loro primi mesi di vita, drammatizzando ogni aspetto relativo al peso e all'appetito.
Fino ai due anni se non crescono rapidamente di peso è un problema, e il pediatra ci invita inutilmente a stare calmi perché per fortuna in Italia la mortalità infantile da denutrizione è stata debellata un secolo fa.
BIMBI GRASSI? NO GRAZIE. Poi, quando i bimbi iniziano a frequentare il minibasket e la scuola di danza la pancina tonda e le coscette paffute diventano imbarazzanti: avere figli grassottelli non è bello, fa pensare a una famiglia disattenta che tratta i bimbi a junk food e tivù a volontà e poi oggi i bambini grassi ce li hanno solo gli immigrati.
Con l'età (sia dei figli che dei genitori, cui a volte si aggiungono fratelli, sorelle, zii e parenti di passaggio) la cosa peggiora. Madri e padri sono i primi a far notare alle figlie che hanno messo su qualche etto, con sguardi, battute e pizzicotti; i pranzi di famiglia sono tutto un «Mangia sù, ti metti a dieta dopo le feste», «Come mai tua sorella è più magra di te?», «Hai proprio messo su un bel culo da sposa» (specialità delle suocere e causa di disturbi alimentari in età adulta e depressioni post parto).
UNA PAROLA FA PIÙ DANNI DI MILLE FOTO. Una parola noncurante di una persona cui vuoi bene può causare più danni di mille foto, o perlomeno rendere più influenzabili da mode estetiche dilaganti sì, invadenti sì, ma che da sole non bastano a schiacciare la stima di sé e la gioia di sfamarsi con gusto - e a nessun'altra età si ha fame come a 15 anni, poche palle.
Noi adulti - e mi ci metto anch'io - possiamo anche chiederci come farà a cambiare gli equilibri del mondo una generazione impegnata soprattutto a cambiare il numero sul display della bilancia pesapersone, e singhiozzare sul fatto che le attitudini nel calcolo delle ragazze non vengano impegnate nell'ora di matematica ma in pausa pranzo a conteggiare le calorie dell'insalatona.
Ma guardare un po' più a noi stessi, a come vediamo i nostri figli e a come gli parliamo (ammesso che gli parliamo) sarebbe più utile. Abbiamo ragione a temere che ce li rovinino le cattive compagnie; lo sbaglio è escludere a priori che noi genitori, a volte, possiamo essere una cattiva compagnia.

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