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APPELLO 30 Novembre Nov 2014 2210 30 novembre 2014

Il papa: «I leader islamici condannino il terrorismo»

Di ritorno dalla Turchia: «In moschea ho pregato per la pace, ''Dio basta guerre''».

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Il papa sul volo di ritorno dalla Turchia all'Italia.

Sul volo che lo riportava in Italia dalla Turchia papa Francesco ha parlato di pace, islam e terrorismo.
Una conferenza stampa aerea di 45 minuti.
Ha spiegato che quella nella Mosche Blu di Istanbul era «una vera preghiera» e «sincera», diretta in particolare al tema della pace.
«Ho pregato per la Turchia, per la pace, per il Muftì, per tutti, per me, che ne ho bisogno. Ho pregato davvero e ho pregato per la pace soprattutto: 'Signore, finiamola di guerre'».
«IL CORANO? LIBRO DI PACE». Il pontefice ha spiegato: «Ho detto al presidente Erdogan che sarebbe bello che tutti i leader islamici, i leader politici, religiosi, accademici, condannassero chiaramente il terrorismo e dicessero che quello non è Islam».
Insomma «abbiamo bisogno di una condanna mondiale, che gli islamici dicano chiaramente, noi non siamo quello, questo non è il Corano».
Rispondendo a una domanda sull'islamofobia di cui ha parlato Erdogan, Francesco ha commentato: «È vero che davanti a questi atti terroristici che ci sono in questa zona, ma anche in Africa, c'è una reazione: si dice, ma se questo è l'Islam mi arrabbio. E tanti islamici sono offesi, tanti tanti, dicono: noi non siamo questo, il Corano è un libro di pace, è un libro profetico di pace, questo non è l'Islam».
«VORREI ANDARE IN IRAQ». Francesco ha parlato anche di Iraq: «Io voglio andare. Ho parlato col patriarca Sako, ho inviato il cardinale Filoni, e per il momento non è possibile. Non perché io non voglia. Se in questo momento andassi creerei un problema abbastanza serio alle autorità. Di sicurezza. Ma mi piacerebbe tanto».
Infine, in vista del centenario del genocidio armeno che ricorre nel 2015, ha espresso una speranza: «Una cosa che a me sta molto a cuore è la frontiera turco-armena. Se si potesse aprire quella frontiera! So che ci sono problemi geopolitici che non facilitano l'apertura, ma dobbiamo pregare e aiutare che questo si faccia. L'anno prossimo si faranno tante cose per celebrare il centenario, ma è importante che si vada avanti anche con piccoli gesti».

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