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STUDIO 1 Dicembre Dic 2014 1135 01 dicembre 2014

Ocse, report migrazioni: 100 mila italiani all'estero nel 2012

Immigrazione in calo del 40%, ma aumentano i rifugiati. Calo della popolazione in Spagna e Portogallo.

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La sede dell'Ocse a Parigi.

Nel 2012 gli abitanti un'intera città grande come Udine o Ancona sono emigrati dall'Italia in altri Paesi dell'area Ocse. Sono infatti 100 mila i cittadini italiani che hanno deciso di trasferirsi all'estero in quell'anno. Un numero in costante aumento, secondo le statistiche pubblicate lunedì 1° dicembre dall'organizzazione internazionale, che si sarebbe ulteriormente incrementato nel 2013.
BILANCIO MIGRATORIO ANCORA POSITIVO. Il report, dal titolo Prospettive sulle migrazioni internazionali 2014, ha sottolineato comunque come, nonostante la crescita dell'emigrazione dall'Italia e da altri Paesi dell'Europa meridionale avvenuta negli ultimi anni, in termini assoluti la 'fuga' sia rimasta nettamente inferiore a quella che ha interessato l'Europa centrale e orientale. In ogni caso l'Italia ha ancora un bilancio migratorio positivo, mentre la Spagna e il Portogallo hanno subito nel 2012 una diminuzione nella loro popolazione dovuta proprio all'emigrazione.
IMMIGRAZIONE GIÙ DEL 40%. Per quanto riguarda invece l'immigrazione nel nostro Paese, il numero di stranieri permanenti è passato da 572 mila nel 2007 a 258 mila nel 2012, con flussi risultati inferiori del 40% rispetto alla media dei precedenti cinque anni. L'Ocse ha precisato inoltre che «il minor numero di immigrati in Italia è il motivo principale della diminuzione generale dell'immigrazione verso i Paesi dell'Ocse».
RIFUGIATI IN AUMENTO DEL 48%. Al calo dell'immigrazione da lavoro ha fatto da contraltare l'aumento del numero di rifugiati. Il conflitto in Siria e la conseguente crisi umanitaria hanno portato a un incremento del 20% dei richiedenti asilo nei Paesi Ocse. In Italia l'effetto è stato ancora più marcato, con un aumento del 48%. La Siria non è però tra le prime tre aree da cui provengono i rifugiati, superata da Pakistan, Nigeria e Somalia. Per il 2014, tuttavia, si ritiene che l'aumento degli arrivi via mare nel nostro Paese abbia contribuito a elevare nell'area Ocse la quota di richiedenti asilo provenienti dalla Siria.
IL 58% DEGLI IMMIGRATI HA UN LAVORO. L'ingresso degli immigrati nel mercato del lavoro italiano è stato consistente negli ultimi anni, ma si è concentrato in occupazioni poco qualificate. A partire dal 2001, quando gli immigrati costituivano solo il 2,5% della popolazione totale, la quota è aumentata fino a raggiungere il 10% nel 2012. La maggior parte, il 58%, è occupata. Ma l'Italia deve affrontare criticità e fattori di rischio. Innanzitutto quello che il settore domestico, grazie al quale il tasso di occupazione degli immigrati si è mantenuto alto anche durante la crisi, inizi a vacillare.
MERCATO DEL LAVORO SEGMENTATO. Un altro fattore di rischio è la segmentazione del mercato del lavoro, che intrappola gli immigrati in lavori mal pagati senza alcuna prospettiva di carriera. L'Italia è superata solo dalla Grecia per quanto riguarda la polarizzazione del mercato del lavoro tra occupazioni dominate dagli immigrati e quelle dominate dagli autoctoni. Anche i giovani immigrati costituiscono un gruppo a rischio. Quelli che sono arrivati dopo l'infanzia sono generalmente poco istruiti e poco preparati ad affrontare con successo il mercato del lavoro, secondo l'Ocse. Anche se per ora la seconda generazione in Italia è relativamente poco numerosa, nell'arco di un decennio la percentuale di giovani tra i 15 e i 24 anni nati all'estero o da genitori immigrati è destinata a diventare simile a quella che si registra attualmente nei Paesi Bassi o in Austria.

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