GIALLO 1 Dicembre Dic 2014 1147 01 dicembre 2014

Ragusa, Loris «conosceva il suo assassino»

Il piccolo è morto per asfissia da strangolamento. La procura frena sull'ipotesi di violenza sessuale: «Per ora infondata». I misteri sulla morte.

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Loris Stival era un bambino introverso, che non dava confidenza facilmente.
Un bambino sveglio e intelligente, ma con un carattere chiuso. Il profilo del piccolo trovato morto a Ragusa il 29 novembre, emerso da colloqui con i parenti, da subito ha convinto gli investigatori che «non sarebbe andato con persone che non conosceva». La ricerca si sta concentrando su chi possa averlo 'prelevato' col suo consenso, tra le sue conoscenze.
CACCIA ALL'AUTO. Per questo continuano gli interrogatori da parte di polizia e carabinieri di familiari, amici, conoscenti, come persone informate dei fatti. Secondo fonti investigative quindi, il killer sarebbe una persona che il bambino conosceva, e un'auto potrebbe portare alla sua identificazione. Qualcuno avrebbe prelevato Loris prima che entrasse a scuola (dove la mamma lo aveva accompagnato) e lo avrebbe portato in aperta campagna dove il piccolo è stato ucciso.
TRACCIA RILEVATA DAI CANI. I cani molecolari nelle prime ore delle ricerche hanno fiutato una traccia, che a un certo punto del tragitto è stata persa, e sarebbe il segnale - secondo una fonte - che in quel punto il piccolo sarebbe stato preso a bordo di un’auto, probabilmente di qualcuno che conosceva perché come hanno raccontato i genitori non dava confidenza a sconosciuti. Anche per questo da tre giorni investigatori stanno setacciando il paese, visionando e acquisendo le immagini tivù delle videocamere di sorveglianza di negozi, banche, privati, oltre a quelle comunali sparse per il territorio. E la sensazione è che la caccia sia vicina alla fine.

L'AUTOPSIA: ASFISSIA DA STRANGOLAMENTO. Dai primi risultati dell'autopsia eseguita dal medico legale Giuseppe Iuvara sul corpo del bimbo di otto anni è emerso che Loris avrebbe subito violenza sessuale. La causa del decesso è asfissia da strangolamento con precipitazione. Dall’esame del medico legale sarebbe emerso inoltre che il piccolo aveva già subito in passato abusi sessuali, ma il procuratore di Ragusa Carmelo Petralia ha frenato: «Al momento risulta infondata la presenza di segni di violenza a scopo sessuale» sul corpo.
SI CERCANO UN'AUTOMOBILE E LO ZAINO. Polizia e carabinieri starebbero cercando un'auto su cui il bimbo sarebbe salito poco dopo che la mamma lo aveva lasciato nei pressi della scuola.
È inoltre scomparso lo zainetto che il bambino aveva sulle spalle, che può diventare la chiave per risolvere il mistero. Si potrebbe infatti trovare un’impronta, una traccia genetica, un segno lasciato dall’assassino.
SEQUESTRO E OMICIDIO, NESSUN INDAGATO. Intanto gli agenti hanno sequestrato l’auto del cacciatore che ha trovato il corpo del bambino, Orazio Fidone, che è stato ascoltato per quattro ore ma non è indagato. La procura di Ragusa indaga per sequestro di persona e omicidio, ma al momento non ci sono persone iscritte nel registro. «Indaghiamo a 360 gradi, non trascuriamo nessuna ipotesi, ma ci sono delle piste privilegiate», ha detto il procuratore Petralia, che ha dichiarato che il piccolo è morto nella zona dove è stato rinvenuto il corpo e non altrove.
CACCIATORE DI NUOVO INTERROGATO. Il cacciatore che ha trovato il corpo di Loris, Orazio Fidone, è stato nuovamente interrogato nel tardo pomeriggio dalla squadra mobile di Ragusa per il possesso di munizioni che sono state trovate nella sua abitazione. Secondo quanto si è appreso, non era in possesso delle necessarie autorizzazioni a detenerle. Il nuovo interrogatorio non è collegato con l'indagine sull'omicidio del ragazzino e questi accertamenti non incidono nell'inchiesta per sequestro di persona e omicidio.
L'IDENTIKIT DEL CRIMINOLOGO. Lo psichiatra e criminologo Francesco Bruno ha tracciato il possibile 'identikit' della persona che potrebbe aver ucciso il piccolo Loris, nel caso in cui vi sia alla base della sua morte un tentativo di abuso sessuale: un uomo adulto ma relativamente giovane, tra i 20 e i 30 anni ma anche qualcosa in più, inesperto e che presumibilmente ha agito da solo. Una persona che probabilmente non ha un lavoro che richiede un impegno rigoroso giornaliero e che potrebbe aver avvicinato il bambino a bordo di un'auto o di una moto probabilmente per abusare di lui, ma potrebbe avere avuto paura di una sua reazione negativa e temendo che raccontasse tutto e potesse scattare una denuncia nei suoi confronti lo ha strangolato e gettato in un canalone.
«FORSE UNA REAZIONE DEL PICCOLO». «Chi ha ucciso», ha spiegato il criminologo, «potrebbe averlo fatto a seguito di una reazione del piccolo a un atto di sopraffazione, come ad esempio un tentativo di abuso, o il bambino potrebbe averlo minacciato di raccontare tutto. Il timore di una denuncia avrebbe fatto sì che chi lo ha avvicinato, magari inizialmente non con l'intenzione di ucciderlo, decidesse invece di strangolarlo e gettarlo in un canale».

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