GRANDI RISCHI 1 Dicembre Dic 2014 0800 01 dicembre 2014

Terremoto, L'Aquila all'attacco di Enzo Boschi

Prof, artisti e volontari contro l'ex capo Ingv. Che dopo l'assoluzione festeggia: «Sisma imprevedibile». Ma i cittadini: «Vergogna, basta bugie. Chieda scusa».

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Enzo Boschi.

Nei giorni successivi alla sentenza di assoluzione alcuni membri della commissione Grandi rischi - in primo luogo Enzo Boschi e Giulio Selvaggi (leggi la guida al processo) - sono stati molto presenti sui media nazionali, mentre L’Aquila è stata velatamente stigmatizzata come una sorta di «belva inferocita». E accantonata.
Lettera43.it ha raccolto molti umori e alcune riflessioni suscitate da una intervista rilasciata da Boschi (una tra le tante) a Il Tempo.
«IL SISMA NON SI PREVEDE». Ecco un suo passaggio chiave sulla sentenza: «È stata scritta una pagina memorabile sul fatto che nessuno al mondo può prevedere un terremoto. Resta il dolore degli aquilani. E io avrò parole di verità per coloro che saranno disposti ad ascoltare, quando vorranno. Per spiegare e dare un senso a tutta la vicenda».

NON È QUELLO IL PUNTO. Poiché nelle 40 ore di udienza di appelli e in quattro anni di processi e documenti è stato detto fino alla nausea (anche dagli stessi avvocati degli imputati) che non è questo l’oggetto dell’accusa, l’insistenza di Boschi che si trattasse di un processo per «imprevedibilità dei terremoti» suona a L’Aquila come un insulto gratuito. E la risposta è stata corale.

«Cominci a chiedere scusa alla verità»

L'Aquila sepolta dalle macerie dopo il terremoto.

«Verità? Prima le scuse per le bugie». Valerio Congeduti è un giovane comunicatore della scienza.
I dirigenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) li conosce, con loro ha fatto la sua tesi di master alla Sissa di Trieste.
«NARRAZIONE DISTORTA». E rispetto all’«ansia di verità» di Boschi fa un ragionamento molto chiaro: «La verità di pubblico interesse che a noi sta tanto a cuore dipenderà da una corretta rappresentazione del processo. Quindi Boschi, se davvero è animato da buone intenzioni, cominci a chiedere scusa alla verità, per aver contribuito fin dalle prime ore, assieme a molti suoi colleghi e a un gran numero di giornalisti compiacenti, a mettere in piedi una narrazione artatamente distorta del processo».
«I SUOI INTERESSI SONO ALTRI?». Pubbliche scuse, conditio sine qua non per un dibattito non truccato, in sostanza. E Congeduti tira le conclusioni: «Se finora non poteva permettersi il coraggio dell’onestà, perché doveva pensare a salvarsi dalla condanna, adesso può recuperare. Se non lo farà, avremo la conferma che i suoi interessi sono ben altri».
Il consiglio di Congeduti, in questo caso, è di «rimanere in silenzio per non aggravare la sua posizione. Non davanti alla legge, ma davanti ai nostri occhi».
«NON SOSTIENE IL NOSTRO SGUARDO». «Non potete sostenere il nostro sguardo». Perché, amplia il discorso il comunicatore scientifico in un suo status di Facebook, dove invita a partecipare alla manifestazione “Verità e giustizia”, a L’Aquila, «ho potuto constatarlo in prima persona. Chi, in questi anni, accecato dall’arroganza che gli derivava dalla sua posizione dominante, ci ha descritti come un popolo sottomesso, rozzo e illetterato, e ci ha sfidato con parole insolenti e modi da spaccone, oggi non è in grado di sostenere il nostro sguardo».

«Manca di buongusto e umanità»

Il balcone di una palazzina prefabbricata post-sisma nella frazione aquilana di Cese di Preturo.

«Non vuole capire, manca di buongusto e umanità». Un invito a un «più dignitoso silenzio» arriva anche da Anna Colasacco, portavoce dell’Assemblea cittadina, «per nulla sorpresa dalla sovraesposizione mediatica di Boschi».
Anna puntualizza: «Fra le numerose esternazioni che ci regala, intendo rispondere solo a una. Quella nella quale asserisce di aver incontrato, in questa triste vicenda che ci vede coinvolti, persone assetate di odio e di rivalsa».
«NON CAPISCE CIÒ CHE CI ANIMA». Infatti, «posto che le vittime del 6 aprile non sono solo dei parenti, ma che noi tutti aquilani, indistintamente, le sentiamo come nostri padri e figli, e tali le sentono anche i tanti non aquilani che seguono con partecipazione la nostra disgrazia, lei non ha il buongusto e l’umanità di provare a capire ciò che ci anima. Lei non vuole capirlo. Quando, al di là della sovraesposizione di questi giorni, vorrà a noi raccontare la verità, pur domandandoci perché non l’abbia raccontata ai giudici, saremo felici di ascoltarla».

«Cerca solo di recuperare credibilità»

Berlusconi nel cantiere di Cese di Preturo il 15 agosto 2009.

«Personaggio irrisolto, cerca di recuperare credibilità». All’ansia di esibizione mediatica dà una risposta diversa Ezio Bianchi, che trova la lettera «infarcita della retorica del funzionario che non ha ancora fatto i conti con se stesso».
E la spiega così: «Si può anche capire, caro Boschi, che lei una lettera al giornale la scriva per recuperare credibilità come persona o professionista o scienziato o per recuperare la stima di se stesso, una volta sconfitto ‘i nemici che la volevano morto’».
«È LEI CHE VEDE I NEMICI». E prosegue: «Però è un problema suo, di come lei affronta i problemi. È lei che vede i nemici, è lei che vede la scienza processata, è lei che aveva paura».
Infine sottolinea: «Dopo tanti anni di tensione comprensibile e obbligate riflessioni, preoccupa comunque questo bisogno di affermare che ha vinto».

«Il mondo smetterà di ridere di noi»

Macerie davanti a un palazzo a l'Aquila

«L’ossessione-Giuliani». Bianca Mollicone, ex dirigente sanitaria con una lunga esperienza nella sicurezza nei laboratori, ironizza: «Sappia che mi sento molto sollevata di questa sua opera divulgativa (l’intenzione di Boschi di far tradurre alcuni atti del processo in inglese, ndr) così il mondo la smetterà di ridere alle nostre spalle. E anche Galileo potrà tornare a riposare».
«L'OSSESSIONE GIULIANI». E c'entra il ruolo svolto da Giuliani (il sedicente ricercatore che andava creando allarme): «Pensi che io mi ero fatta tutto un altro romanzo. Che quello che andava dicendo quel tal Giuliani fosse diventata l’ossessione di tutta la Protezione civile. Magari avete pure pensato che Bertolaso stesse esagerando con questo livore contro Giuliani, ma vi siete ben guardati dal dirglielo direttamente. Metti che poi quello s’incazzava, vai a sapere le conseguenze...».
«COME LE LEGGI RAZZIALI». «I suoi allievi? Ieri avrebbero firmato le leggi razziali». Mollicone entra così su un punto delicato, il conflitto d’interesse che lega Protezione civile e Ingv (l’istituto è in parte finanziato dal Dipartimento della Protezione civile, ndr): «Lei spera di tornare alla vita di prima e di continuare a lavorare con i suoi studenti. Bello, glielo auguro. I giovani, ecco i giovani alla fine sono quelli che contano. Immagino anche lei pensi ai suoi allievi e li coltivi per farne ottimi geologi, frenando dove serve i loro ardori di ricercatori legati a volte, come capita in questi anni magri, anche alla borsa».
«DIVENTA DIFFICILE FERMARSI». Perché «lei sa che scherzi potrebbe fare la necessità di conservarsi i finanziamenti, vero? Qualche piccola concessione all’olezzo a volte si fa pensando che sia ininfluente, ma dopo diventa difficile fermarsi e si rischia di allevare tanti cervelli tipo i numerosi scienziati che firmarono le leggi razziali fasciste».

«Basta con prepotenza, arroganza e menzogna»

Case distrutte dal sisma del 6 aprile 2009 all'Aquila

L’Aquila, una «zona stanca». Così Sergio Nannicola, l’artista che ha fatto delle installazioni sulla tragedia dell’Aquila, incluso il processo, scrive il giorno dopo la sentenza.
«SIAMO SFINITI». «Questa mattina non potendo resistere alla tentazione di mettere nero e rosso su bianco ho condiviso uno stato d'animo comune a L'Aquila ed è venuto fuori questo. Una 'zona stanca' dedicata a tutti coloro che sono sfiniti e non ne possono più di sopportare la prepotenza, l'arroganza, l'ingiustizia e la menzogna, a L'Aquila come in ogni altra latitudine del mondo».

«Perché non si dissociò dal falso?»

Terremoto dell'Aquila, 6 aprile 2009.

Una sola domanda. Giovanni-Max Mangione, giovane fotografo, volontario e soccorritore (anche in quella tragica occasione) in un'associazione di soccorso sanitario e Protezione civile, dall'Aquila ha per Boschi una domanda molto precisa. Scrive: «All’indomani del comunicato del Dipartimento di Protezione civile nel quale, in quello sì, si rassicurava dicendo, riferendosi alla riunione della commissione Grandi rischi, che ''la comunità scientifica ha confermato che non c'è pericolo perché il continuo scarico di energia riduce la possibilità che si verifichino eventi'', come mai lei non ha fatto un passo indietro dissociandosi da un'affermazione così scientificamente falsa?».
«HA GRANDE VISIBILITÀ...». «Sono qui a chiedermi cosa le abbia impedito di farlo visto che, credo di poterlo affermare, ha grandi possibilità mediatiche per rendere visibili le sue dichiarazioni».

«Siete dei criminali. Noi ve lo ricorderemo»

L'Aquila, un'immagine delle zone terremotate.

Anche su Facebook scorre rabbia e indignazione. Ecco alcuni status.
«Articolo 33 della Costituzione: ''L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento''. Quando la scienza si assoggetta al potere non è più libera. Forse ciò non è giuridicamente rilevante ai fini di una condanna, per me lo è ai fini non solo costituzionali, ma soprattutto etici», scrive Giusi Pitari, professore associato Università de L’Aquila, area biotecnologie.
«VORREI ALMENO LE SCUSE». E poi: «Vorrei solo non dover ragionare più con nessuno di ‘processi alla scienza’, che l'Italia si decidesse una volta per tutte ad affrontare le sue vulnerabilità, a fare vera prevenzione. E sì, vorrei almeno le scuse. Ai famigliari delle vittime e all'intera città dell'Aquila. Perché siete stati dei criminali. E se i tribunali vi assolvono, saremo noi a ricordarvelo», firmato Sara Vegni.
«E PENSARE CHE TORNAI A LETTO!». «E pensare che il sottoscritto, dopo la scossa dell'una, leggendo quello detto dalla commissione, tranquillizzò madre e nonna e se ne tornò a letto. I morti ci sarebbero stati comunque, forse meno, il terremoto ci sarebbe stato comunque, ma di fronte a chi, come me, si è sentito tranquillizzato ed è tornato a dormire non avendo però la mia stessa fortuna, loro sono e saranno COLPEVOLI!», commenta Dante Bonanni.
«RENDETE CONTO A 309 MARTITI». «Un Boschi stralunato ancora ieri ripeteva, come un mantra, che i terremoti non si possono prevedere. Dopo mesi di processi ancora non si rende conto che non è questa l'accusa che gli viene mossa! Sappiano, però, che ogni giorno di vita che resta loro dovranno rendere conto a 309 martiri del loro operato e dovranno convivere con i tormenti della loro pochezza», accusa Carla Piccone.
«UNA SENTENZA VERGOGNOSA». «Dicono che le sentenze non si commentano... credo che valga solo per chi crede ancora nella giustizia! Pertanto, io posso commentarla definendola VERGOGNOSA», scrive Titti Cora (sorella dell’avvocato Maurizio Cora, che nella tragedia ha perso tutta la famiglia).
«I NOSTRI NEMICI LI CONOSCIAMO». E Antonio Gasbarrini: «Confessiamo che abbiamo pianto. Ancora una volta. Nonostante quest’affronto, un ciao ad Alessandra e Antonella. E una promessa. Continueremo a condurre le nostre battaglie civiche ed etiche, anche senza le fidate e affidabili carriole, ma sempre a viso aperto. Guardando sempre in faccia i nostri nemici: li conosciamo bene, molto bene».

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