Mafia Roma 141202185516
INCHIESTA 2 Dicembre Dic 2014 2230 02 dicembre 2014

Mafia Capitale, Carminati nelle intercettazioni: «Sono Re di Roma»

Tangenti a politici e manager. Rapporti con tutti i gruppi criminali. Il mondo della Cupola: «I vivi sopra, i morti sotto e noi nel mezzo». Il boss: «Nella strada comandiamo sempre noi».

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Da sinistra, il procuratore aggiuntoPresti, il procuratore Capo Pignatone, il Generale capo del R.O.S Mario Parente.

In un'intercettazione telefonica dei carabinieri del Ros contenuta nell'ordinanza di circa 1.200 pagine che descrive la cupola nera di affari e crimine da lui guidata, Massimo Carminati, considerato il capo di 'Mafia Capitale', parlava di sé come del «Re di Roma».
Era il 14 dicembre 2012 e il 'nero', o 'il cecato', ex dei Nar e vicino alla Banda della Magliana, discutendo con Carlo Pucci - anche lui arrestato - si lamentava dell'Ad di Eur Spa, Riccardo Mancini - un loro uomo a detta dell'inchiesta e pure lui finito dentro - colpevole di un mancato pagamento alle coop sociali di Salvatore Buzzi, braccio destro 'imprenditoriale' dello stesso Carminati.
«NELLA STRADA COMANDIAMO SEMPRE NOI». «Nella strada tanto comandiamo sempre noi, nella strada tu c'avrai sempre bisogno», proseguiva Carminati intimando a Pucci di ricordare a Mancini che era «un sottoposto». E aggiungeva: «Vede io che gli combino.. a me non mi rompesse il cazzo.. a me me chiudesse subito la pratica là». E poi: «È il Re di Roma che viene qua, io vado ... entro dalla porta principale».
In un'altra intercettazione Carminati diceva «passo le 'stecche' (la sua parte, a Mancini, ndr) per i lavori che fa, però l'altro giorno gli ho menato».

Il «mondo di mezzo» di Mafia Capitale, tra vivi e morti

Una conversazione tra il boss Massimo Carminati (a destra) e Salvatore Buzzi, suo braccio destro 'imprenditoriale'.

È un «mondo di mezzo» quello dove operava Mafia Capitale, un luogo dove - hanno scritto i magistrati - «si compongono equilibri illeciti tra il 'mondo di sopra', fatto di colletti bianchi, imprenditoria e istituzioni, e il 'mondo di sotto', fatto di batterie di rapinatori, trafficanti di droga, gruppi che operano illecitamente con l'uso delle armi». Lo stesso Carminati, considerato dagli inquirenti «uno dei più autorevoli e pericolosi esponenti» della nuova mafia romana - speigava in un colloquio intercettato il concetto descrivendo il funzionamento dell'associazione e del suo ruolo di «cerniera», affermano i pm, «tra il mondo della illegalità e quello della (apparente) legalità».
L'intercettazione (con Riccardo Brugia e Cristiano Guarnera, due degli indagati) risale al 12 dicembre 2012.

Carminati: «È la teoria del mondo di mezzo compà. ....ci stanno.. come si dice.. i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo».

Brugia: «Embhè.. certo..»

Carminati: «E allora....e allora vuol dire che ci sta un mondo.. un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici cazzo come è possibile che quello...

Guarnera: (incomprensibile)

Carminati: «Come è possibile che ne so che un domani io posso stare a cena con Berlusconi...»

Brugia: «Certo... certo...»

Carminati: «Cazzo è impossibile.. capito come idea?. . .è quella che il mondo di mezzo è quello invece dove tutto si incontra. . cioè.. hai capito?... allora le persone.. le persone di un certo tipo»

Guarnera: (incomprensibile)

Carminati: «Di qualunque cosa... .si incontrano tutti là...»

Brugia: «Di qualunque ceto...»

Carminati: «Bravo...si incontrano tutti là no?.. tu stai lì...ma non per una questione di ceto, per una questione di merito, no?...allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno...

Brugia: «Certo...»

Carminati: «questa è la cosa... e tutto si mischia»

Brugia: «E certo...»

Rapporti con tutti i gruppi criminali di Roma

Massimo Carminati, ex dei Nar e della Banda della Magliana.

Il capo aveva rapporti con tutti i gruppi criminali della capitale. Con la camorra romana di Michele Senese, ad esempio. «So' contento che è uscito Michelino», diceva al suo braccio destro 'militare' Riccardo Brugia in una conversazione del gennaio 2013. E poi con il clan dei Casamonica, forte nella zona Sud Est, e con Ernesto Diotallevi, storico esponente della Banda della Magliana, con il quale Carminati progettava di costruire abitazioni a Riano, vicino a Roma.
Luciano Casamonica avrebbe aiutato Buzzi a relazionarsi con la popolazione di un campo nomadi a Castel Romano, sulla via Pontina, per l'ampliamento del quale il gruppo criminale aveva ottenuto un appalto. Un 'mediatore culturale'. «Conosco bene Luciano», diceva Carminati, «cento famiglie, uno più stronzo de n'altro, tu prendi sei e poi si spostano...».
LEGAMI ANCHE CON LA 'BATTERIA DI PONTE MILVIO'. Carminati si rapportava anche con la cosiddetta 'Batteria di Ponte Milvio', un gruppo criminale secondo il Ros forte nella zona nord della capitale e guidato da Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, ex ultrà della Lazio, pregiudicato. 'Mafia Capitale' era di casa anche nel Campidoglio del sindaco Gianni Alemanno, secondo quanto emerso.
CONTATTI COL CAPO DELLA SEGRETERIA DI ALEMANNO. Quando il gruppo voleva sbloccare un finanziamento a un imprenditore complice, Carminati chimava Antonio Lucarelli, capo della segreteria del sindaco, e quello scendeva le scale per dire «ho parlato con Massimo, tutto a posto domani vai..». «Ahò, tutto a posto veramente!», commentava Buzzi. «C'hanno paura de lui c'hanno paura che cazzo devono fare qua...». «Che te serve?», diceva Carminati al telefono, riecheggiando le parole dell'imprenditore Gaetano Caltagirone negli Anni 70 all'andreottiano Franco Evangelisti. «Movimento terra, attacchinaggio manifesti? Te lo faccio io», aggiungeva Carminati. «Se vengo a sapere che te lo fa un altro è fastidioso...». «Gli imprenditori devono essere nostri esecutori, devono lavorare per noi», ancora Carminati a Buzzi.
L'ACCUSA: BUSTARELLE A POLITICI E MANAGER DELLE MUNICIPALIZZATE. Lo stesso i politici, pagati per i loro servigi, secondo l'accusa. Come i 10 mila euro che sarebbero andati a Eugenio Patanè del Pd. Ma anche i manager, non solo Mancini. A Franco Panzironi, Ad di Ama, municipalizzata dei rifiuti - detto 'Panza' da Carminati, andavano 15 mila euro a settimana, secondo l'accusa. E quando da Alemanno si passa a Ignazio Marino, Carminati dice a Buzzi: «Bisogna vendere il 'prodotto'. Come le puttane mettiti una minigonna e vai a battere con questi».

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