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GIUSTIZIA 2 Dicembre Dic 2014 1143 02 dicembre 2014

Processo Concordia: Schettino interrogato

Il comandante in aula: «Non avvisai Costa». Rischia 22 anni. Fuga dal relitto, il video.

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Francesco Schettino presso un punto di imbarco su una scialuppa della Costa Concordia in un fermo immagine tratto da un video dei vigili del fuoco.

Francesco Schettino racconta la sua verità nel processo per il naufragio della Costa Concordia. Il 2 dicembre il comandante è tornato in aula al teatro Moderno di Grosseto per sottoporsi all'interrogatorio nel procedimento a in cui figura come imputato per il disastro la notte del 13 gennaio 2012 in cui persero la vita 32 passeggeri.
Nelle sette ore davanti ai pm, Schettino ha risposto alle domande spiegando i motivi della manovra di avvicinamento all'Isola del Giglio e criticando gli ufficiali in plancia di comando. Lui, è la tesi espressa, la manovra da navigatore provetto sotto il Giglio l'aveva impostata bene e gli sarebbe anche riuscita. Ma i suoi ufficiali in plancia, dice, non compresero che le distanze dagli scogli erano sbagliate e, soprattutto, non lo avvisarono in tempo dell'urto imminente.
«L'avvicinamento all'isola favorisce l'aspetto commerciale, anche per questo venne deciso di accostare la Concordia all'isola del Giglio», ha risposto Schettino a una delle prime domande, aprendo così il dibattimento. Secondo quanto dichiarato Costa Crociere non fu informata sul mutamento della rotta: «Trattandosi di un'accostata, non ho avvisato nessuno». «Il disastro» per Schettino «è nato da una stupidata».
IL COMANDANTE RISCHIA 22 ANNI DI CARCERE. Ma nei confronti dell'ex comandante, ha detto il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio, la procura è intenzionata a chiedere più di 20 anni di carcere. Per i vari reati potrebbe essere condannato a circa 22 anni con la sentenza prevista per gennaio.
TRA LE PROVE VIDEO INEDITO DELLA FUGA DAL RELITTO. Tra le accuse ci sarebbe anche quella di abbandono della nave: un reato che secondo la procura sarebbe avvalorato da video inedito dei vigili del fuoco, girato dall'isola e allegato alle nuove prove messe a disposizione e depositate prima del processo. Le immegini dimostrerebbero come Schettino andò a terra prima che fossero scesi tutti i passeggeri.
Nel filmato si nota, grazie allo zoom, il comandante accanto alla balaustra di un ponte esterno sul lato di dritta mentre personale dell'equipaggio si occupa delle operazioni di evacuazione di alcuni passeggeri verso i punti di imbarco a scialuppe e zattere. La nave ormai è ferma davanti allo scoglio della Gabbianara, ormai presso il porto del Giglio, ma non sembra ancora al punto massimo di inclinazione: più tardi si sarebbe rovesciata di lato. Sempre in queste immagini, Schettino è in abito scuro, probabilmente lo stesso con cui aveva cenato e con cui aveva diretto la manovra di accostata al Giglio finita con l'urto contro gli scogli. Più volte il comandante aveva dichiarato di essere «scivolato» nella scialuppa per evitare di rimanere sotto la nave.

Schettino accusa gli ufficiali: «Nessuno mi avvisò dell'errore»

Francesco Schettino a Grosseto.

Nella sua difesa, davanti alle domande del pm Alessandro Leopizzi, Schettino ha ripartito le responsabilità della manovra che ha causato il naufragio della nave tra gli errori e le omissioni degli ufficiali di plancia con lui la sera del 13 gennaio 2012, tutti indagati che hanno patteggiato.
Una «verità» che, uno per uno, non ha risparmiato il comandante in seconda Ciro Ambrosio il quale - a dire di Schettino - esitò, perdendo tempo, a commutare la navigazione da automatica a manuale. Né l'imputato ha sottostimato gli errori del timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin, che «sbagliò le virate nel momento cruciale agli ultimi metri utili».
In uno sfogo Schettino ha perfino accusato il cartografo Simone Canessa di aver tracciato la rotta fatale su una carta nautica inadeguata (anche se al pm ha detto di aver approvato lui la rotta). E in generale l'imputato ha puntato il dito contro tutta la plancia, compresa la giovane ufficiale donna Silvia Coronica, che ha ricevuto critiche perché «la nave era fuori rotta di quattro minuti».
«BASTAVA PARLARE PER EVITARE LA TRAGEDIA». «Se non avessi visto quella benedetta schiuma, chi parlava in plancia? Il mutismo generale mi ha tratto in inganno», ha detto Schettino. «Se qualcuno avesse avuto accuratezza non avrei detto 'Andiamo sugli scogli' ma qualcuno degli ufficiali mi avrebbe dovuto dire 'Comandante, siamo sugli scogli!': e invece stettero zitti».
Ancora sul passaggio di consegne, mentre la nave andava a 15 nodi e mezzo, ha criticato Ambrosio dicendo: «Se con il mio comportamento ho generato un dubbio a una persona adulta, lui doveva essere in grado di manifestarlo». E comunque «non si creda che non abbia tormento per questa stupidata. Ma bastava parlare» per evitarla. Così, al momento della frase «the master take the com», quando Schettino comunicò che prendeva il comando, l'imputato ha detto che se chi tiene la rotta, cioè Ambrosio, «ha dubbi deve manifestarli». Invece «credevo di essere molto più distante dalla costa».
«L'INCHINO? UN FAVORE AL MAITRE». «O siamo dei kamikaze», è stato un altro pensiero di Schettino, «o avevano tutti paura di parlare, o un ufficiale mi ha detto una bugia e la carta nautica era sbagliata. Oppure avevamo preso un sottomarino!». Ce n'è anche per il 'contorno' di ospiti in plancia. Dopo aver tirato in ballo l'ex comandante di navi Costa Mario Palombo, gigliese d'adozione, cui telefonò «30 secondi» per chiedergli della profondità presso l'isola, Schettino ha parlato del maître Antonello Tievoli che da tempo gli chiedeva un passaggio ravvicinato all'isola, dove ha la famiglia. «È a Tievoli che ho fatto il favore, non alla signora Domnica Cemortan», ha anche risposto al pm.
LA MOLDAVA DOMNICA «OSPITE IN PLANCIA». La moldava con altri, fra cui Ciro Onorato e lo stesso Tievoli, fu ammessa alla plancia per ammirare l'accostata. Un accesso che, secondo Schettino, si fa solitamente sulle navi per ravvivare il soggiorno dei crocieristi e la compagnia, in genere, ai passeggeri fa pagare fino oltre 60 euro (ma non è il caso di quella sera; lì erano tutti ospiti di Schettino).
L'INTERROGATORIO PROSEGUE IL 3 DICEMBRE. Il 3 dicembre è prevista la ripresa dell'interrogatorio: dopo la manovra, l'urto e la prima emergenza, sarà trattata la fase dell'abbandono della nave e lo sbarco sull'isola. La procura - che potrebbe chiedere 20-22 anni di carcere, ma ancora è presto per questi conti - ha portato un nuovo video che mostra Schettino all'imbarco alle scialuppe su un ponte esterno della nave già inclinata di fianco.

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