Regione Lazio 141202112457
INCHIESTA 2 Dicembre Dic 2014 1111 02 dicembre 2014

Roma, perquisizioni nella sede della Regione Lazio

I carabinieri negli uffici della Regione Lazio. Alemanno indagato per mafia. Arrestato l'ex Nar Carminati. Corruzione, usura e riciclaggio: 100 inquisiti, 37 in manette.

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La sede della Regione Lazio.

Perquisizioni dei carabinieri del Ros sono scattate martedì 2 dicembre nella sede del Consiglio regionale del Lazio, a Roma in via della Pisana. I militari stanno controllando la documentazione presente negli uffici di alcuni consiglieri. L'indagine «Mondo di mezzo», partita quattro anni fa e coordinata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, riguarda la presunta esistenza di un'organizzazione a delinquere di stampo mafioso. Altri accertamenti sono in corso nelle sedi di altre pubbliche amministrazioni della Capitale e al Campidoglio, mentre è stato disposto un sequestro di beni per oltre 200 milioni di euro che la Guardia di finanza sta provvedendo a eseguire.
INDAGATO ANCHE ALEMANNO. Gli indagati sono un centinaio, gli arrestati 37, di cui otto ai domiciliari. Fra gli indagati c'è anche l'ex sindaco Gianni Alemanno, che si è detto convinto di poter dimostrare la sua «totale estraneità». All'ex primo cittadino il gip ha contestato il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. La sua abitazione è stata perquisita. Agli arresti con la stessa accusa è finito poi Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) ed ex membro della Banda della Magliana, mentre si trovava a casa di Marco Iannilli, il commercialista romano già finito in carcere e condannato in primo grado per la truffa Fastweb-Telecom Sparkle.
L'ACCUSA: UNA HOLDING CRIMINALE. L'organizzazione criminale ipotizzata dalla procura di Roma avrebbe operato come una vera e propria holding: corruzione per l'aggiudicazione degli appalti pubblici, ma anche estorsioni, usura e riciclaggio. Il capo del sodalizio sarebbe stato proprio Massimo Carminati, che «avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo» poteva puntare a una «condizione di assoggettamento e omertà».
CARMINATI CAPO DELL'ORGANIZZAZIONE. L'ex terrorista dei Nar «sovrintende e coordina tutte le attività dell'associazione, impartisce direttive agli altri e fornisce loro schede dedicate per le comunicazioni riservate», hanno scritto i magistrati. Ma la sua attività si sarebbe spinta anche al reclutamento di «imprenditori ai quali fornisce protezione» e al mantimento di «rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali che operano su Roma nonché con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti».
«MANCINI E PANZIRONI A LIBRO PAGA». L'ex amministratore delegato dell'Ente Eur Riccardo Mancini e l'ex amministratore di Ama Franco Panzironi, finiti in carcere, sono stati indicati dai pubblici ministeri come «pubblici ufficiali a libro paga, che forniscono all'organizzazione uno stabile contributo per l'aggiudicazione degli appalti». I due manager si sarebbero adoperati per «lo sblocco dei pagamenti in favore delle imprese riconducibili all'associazione» criminale, e «tra il 2008 e il 2013 come garanti dei rapporti dell'associazione con l'amministrazione comunale». Per quanto riguarda invece un altro manager, Fabrizio Franco Testa (ex consigliere Enav coinvolto nell’inchiesta sugli appalti ed ex presidente di TechnoSky), secondo l'accusa avrebbe avuto il ruolo di «testa di ponte dell'organizzazione nel settore politico e istituzionale, coordinando le attività corruttive dell'associazione e occupandosi della nomina di persone gradite al sodalizio in posti chiavi della pubblica amministrazione».
I CONSIGLIERI INQUISITI. Nell'inchiesta risultano indagati consiglieri regionali e comunali anche dell'attuale amministrazione, oltre a quelli risalenti alla sindacatura Alemanno. Tra loro Luca Gramazio, consigliere di Forza Italia in Regione Lazio, Eugenio Patanè, consigliere regionale del Partito democratico e Mirko Coratti, presidente dell'assemblea capitolina. Provvedimenti di custodia cautelare hanno riguardato, infine, i dirigenti di alcune società municipalizzate.
TUTTI GLI ARRESTATI. Con l'accusa di aver fatto parte di una cupola in cui si sarebbero intrecciati gli affari di uomini politici, mafiosi ed ex terroristi 'neri', sono finiti in carcere: l'ex Nar e Banda della Magliana Massimo Carminati, l'ex amministratore delegato di Ente Eur Riccardo Mancini, l'ex vicecapo di gabinetto del Campidoglio Luca Odevaine, l'ex amministratore dell'Ama Franco Panzironi, l'ex dirigente del servizio giardini del Comune di Roma Claudio Turella e il dirigente dell'Ama Giovanni Fiscon.
Ancora in carcere Riccardo Brugia, Roberto Lacopo, Matteo Calvio, Fabio Gaudenzi, Raffaele Bracci, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto, Agostino Gaglianone, Salvatore Buzzi, Fabrizio Franco Testa, Carlo Pucci, Sandro Coltellacci, Nadia Cerrito, Claudio Caldarelli, Carlo Maria Guarany, Emanuela Bugitti, Alessandra Garrone, Paolo Di Ninno, Pierina Chiaravalle, Giuseppe Mogliani, Giovanni Lacopo, Claudio Turella, Emilio Gammuto, Giovanni De Carlo.
Ai domiciliari, invece: Patrizia Caracuzzi, Emanuela Salvatori, Sergio Menichelli, Franco Cancelli Marco Placidi, Raniero Lucci, Rossana Calistri, Mario Schina.
BINDI: «RUOLO DELLA MAFIA NELLE PERIFERIE». L'operazione messa a segno dai carabinieri, sotto la direzione della procura distrettuale Antimafia di Roma, «ha una portata straordinaria. Mafia Capitale è una realtà che non si può ignorare e che ha pesantemente infiltrato il tessuto economico, sociale e politico della città», ha detto il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi. «Destano grandissima preoccupazione la gravità dei reati contestati, il numero elevato delle persone coinvolte, i legami con manager pubblici ed esponenti della politica nazionale e locale, la varietà dei servizi pubblici gestiti anche dalle cooperative sociali. E proprio su questo fronte bisognerà andare fino in fondo, con estremo rigore, per verificare il ruolo di Mafia Capitale nel disagio e nel degrado delle periferie romane».

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