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INCHIESTA 2 Dicembre Dic 2014 2340 02 dicembre 2014

Tangenti, Di Stefano non risponde ai pm

L'ex deputato del Pd indagato per una presunta mazzetta da 1,8 milioni dei costruttori Pulcini.

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Marco Di Stefano.

Marco Di Stefano, il deputato Pd indagato dalla procura di Roma per corruzione, falso e abuso d'ufficio, ha scelto di non rispondere ai pm che gli contestano una tangente da 1,8 milioni di euro che avrebbe ricevuto dai costruttori Antonio e Daniele Pulcini.
Nella sua deposizione Di Stefano ha fornito invece ai magistrati la propria versione dei fatti riguardo la sparizione, 5 anni fa, di Alfredo Guagnelli, suo ex braccio destro. Di Stefano non ha rilasciato dichiarazioni all'uscita dalla Procura.
IL DEPUTATO: «PRESENTERÒ MIA MEMORIA». Il parlamentare ha annunciato che presenterà presto una memoria «riepilogativa con allegati documenti per chiarire le complicate vicende che mi riguardano e conseguentemente di sottopormi alle domande degli inquirenti». Un breve periodo di tempo, quello invocato dal deputato autosospeso per «riacquistare», ha aggiunto, «una minima serenità personale e familiare che mi permetta di ricostruire, con precisione e in maniera documentata, avvenimenti e vicende varie e diverse tra di loro, che risalgono a diversi anni fa, rispetto ad alcune delle quali sono venuto a conoscenza di avere un coinvolgimento solo in quest'ultimo fine settimana».
Secondo l'ipotesi di lavoro dei pm Maria Cristina Palaia e Corrado Fasanelli, la mazzetta sarebbe stata versata a Di Stefano quando era assessore al Demanio della Regione Lazio, nella giunta Marrazzo, dai costruttori Antonio e Daniele Pulcini quale compenso per la locazione di due loro immobili alla società Lazio service, controllata dalla Regione.
SULL'EX BRACCIO DESTRO GUAGNELLI: «MAI STATO MIO ASSISTENTE». Se per quell'episodio Di Stefano, difeso dall'avvocato Francesco Gianzi, ha scelto la strada del silenzio, altrettanto non ha fatto sulla misteriosa sparizione, avvenuta 5 anni fa, dell'imprenditore Alfredo Guagnelli, ritenuto dagli inquirenti una sorta di suo braccio destro. Rispondendo, questa volta come testimone, al pm Tiziana Cugini, titolare di quel procedimento, Di Stefano ha ribadito di non aver avuto rapporti d'affari con lui. Già in occasione di una prima convocazione in procura, Di Stefano dichiarò che Guagnelli, ritenuto destinatario di una tangente da 300 mila euro sempre da parte dei costruttori Pulcini, «non è mai stato un mio assistente o collaboratore, ma un semplice amico con cui condividevo esclusivamente momenti di vita privata e mai la mia attività politica».
«Non sono mai stato a conoscenza delle sue attività e dei suoi rapporti imprenditoriali», ha aggiunto, «e posso escludere categoricamente che sia stato mai coinvolto in vicende che potessero interessare la Regione Lazio».

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