Mafia Capitale 141203073026
INCHIESTA 3 Dicembre Dic 2014 0730 03 dicembre 2014

Mafia Capitale, la rete che arruolava i politici di Roma

Nei ruoli decisionali dell'amministrazione i fedelissimi dei boss. Anche uomini del Pd agganciati con favori e tangenti.

  • ...

Un'intercettazione dell'inchiesta 'Mafia Capitale'.

Una persona in ogni posto chiave dell'amministrazione di Roma. Ecco la rete creata da Massimo Carminati, ex membro della Banda della Magliana e militante dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar), e Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative. I quali, secondo le carte dell'inchiesta che ha portato all'arresto di 37 persone e a 100 indagati, tra cui anche l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno (accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, il politico s'è detto estraneo alla vicenda) avevano «inserito nei ruoli decisionali della pubblica amministrazione uomini che, per ragioni diverse di affiliazione o di subordinazione, rispondono solamente al sodalizio, non sempre con piena consapevolezza delle sue caratteristiche».
CONTATTI ANCHE COL PD. Aziende municipalizzate, assessorati e bilancio del Campidoglio erano nelle mani del clan che, da quanto è emerso nelle accuse, riusciva a controllare le decisioni del Comune guidato da Alemanno.
Quando poi a Roma è arrivato Ignazio Marino, allora Carminati e Buzzi si sono concentrati sugli esponenti del Partito democratico che potevano mettersi a disposizione in cambio di tantenti e favori. E, secondo le intercettazioni, ci sono riusciti.
AMICIZIE BIPARTISAN. Secondo quanto raccontato dal Corriere della Sera, nell'inchiesta è emerso che Carminati e Buzzi chiedevano appuntamenti ai vertici della Capitale, come il vicesindaco Luigi Nieri, ma pure al capo di gabinetto Mattia Stella. Mentre Eugenio Patanè avrebbe preso soldi per «pilotare» appalti alla Regione, e del senatore del Pd Lionello Cosentino, segretario della federazione dem di Roma, i due boss hanno detto: «È proprio nostro amico».
IL RICATTO ALL'ASSESSORE. Se Alemanno è stato descritto dall'accusa come un uomo nelle mani della cupola, anche l'assessore Luca Gramazio subiva le pressioni di Carminati e Buzzi,
Per esempio, alla vigilia delle amministrative del 2013, il braccio destro dell'ex Nar chiedeva una proroga sulle cooperative e vedendo che il politico tentennava, disse: «Me la proroghi a sei mesi, arrivi dopo le elezioni... se li famio tutti in santa pace, qui c'hai pure gente che ti vota... così ci costringi a fare le manifestazioni».
I RAPPORTI CON MANCINI. Riccardo Mancini, amministratore delegato di Eur Spa è considerato uno dei personaggi di riferimento dei due boss, tanto viene definito come quello che «deve passa' i lavori buoni».
«È l'espressione dell'amministrazione comunale avendo gestito le campagne elettorali di Alemanno», hanno scritto i giudici, che ne hanno parlato come una «sorta di plenipotenziario nella gestione dei rapporti con gli imprenditori, soprattutto nel settore trasporti».
«Lo semo andati a pija'», ha detto parlando di lui Buzzi, «gli amo detto cioè 'o stai zitto e sei riverito o se parli poi non c'è posto in cui te poi anda' a nasconde».
LE MANI SULL'AMA. Per quanto riguarda l'Ama Spa, Franco Panzironi, ex amministratore delegato, era stipendiato con 15 mila euro mensili ed era «indicato come reale dominus della municipalizzata, nonostante non rivestisse più nessun incarico».
A svelare il suo ruolo è sempre il ras delle cooperative: «M'ha prosciugato tutti i soldi Panzironi... dovevo daje un sacco de soldi, 15 mila euro, gli ultimi glieli do oggi e poi ho finito».
Con il cambio di giunta, però, con l'Ama iniziano i problemi, anche se Buzzi ha sempre la soluzione: «I nostri assi nella manica per farci vincere la gara dovrebbero essere la Cesaretti per conto di Sel, Coratti (presidente dell'assemblea capitolina in quota Pd, ndr) che venerdì ce vado a prende un bel caffè e metto in campo anche Cosentino».
CONTROLLO SULLE PRIMARIE. Sul fronte Pd, poi, è spuntato il nome di Luca Odevaine, vicecapo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni e ritenuto un esponente dell'organizzazione. Tanto che il braccio destro di Carminati conta sulla possibilità che possa ricoprire lo stesso ruolo anche con Marino, «così ci si infilano tutte le caselle... qualche assessore giusto... ci divertiremo parecchio».
Tuttavia, la vittoria del centrosinistra per i boss era il peggiore scenario possibili: «Se vincono siamo rovinati». Eppure loro avevano puntato su Marroni, poi diventato deputato in quota Pd, alle primarie: «Solo se vince lui andiamo bene».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati