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CRONACA 4 Dicembre Dic 2014 1730 04 dicembre 2014

Scioglimento di un Comune per mafia: la procedura

Secondo la legge il prefetto accerta il caso, poi decide il Cdm su proposta del ministro dell'Interno.

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Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma.

È una questione scottante quella del possibie scioglimento del Comune di Roma per mafia, finita nelle mani del prefetto Giuseppe Pecoraro.
La richiesta è prima arrivata dall'M5s a seguito dell'inchiesta della procura capitolina.
Ma, ha spiegato lo stesso prefetto, la sua valutazione sarà girata al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che deciderà se portare la proposta in Consiglio dei ministri.
DECISIONE POLITICA. «Bisogna tenere conto», ha sottolineato Pecoraro, «che siamo la Capitale e la nostra decisione, qualunque essa sia, riguarderà tutto il nostro Paese».
Sarà una decisone politica, dunque.
Nel 2012 il Consiglio dei ministri, su proposta dell'allora ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, dispose lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria, il primo capoluogo di provincia ad essere colpito dal provvedimento.
REGOLATA DA ARTICOLO 143. La materia è regolata dall'articolo 143 del testo unico sugli enti locali, che prevede la possibilità di sciogliere i consigli comunali e provinciali quando «emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori».
In altre parole «su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e l'imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica».
PREFETTO ACCERTA. Tocca al prefetto disporre gli accertamenti per verificare se sussistano queste condizioni, di norma promuovendo l'accesso presso l'ente.
In questo caso il prefetto nomina una commissione d'indagine che, entro tre mesi dalla data di accesso, gli consegna le proprie conclusioni.
RELAZIONE AL MINISTRO. Entro 45 giorni dal deposito delle conclusioni, il prefetto invia al ministro una relazione nella quale si dà conto della eventuale sussistenza degli elementi.
Lo scioglimento è quindi disposto con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell'Interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro tre mesi dalla trasmissione della relazione.
COMMISSIONE STRAORDINARIA. Con il decreto di scioglimento è nominata una commissione straordinaria per la gestione dell'ente, composta di tre membri scelti tra funzionari dello Stato e magistrati, che rimane in carica fino allo svolgimento del primo turno elettorale utile.
Nel caso in cui non sussistano i presupposti per lo scioglimento, il ministro, entro tre mesi dalla trasmissione della relazione del prefetto, emana comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui dà conto degli esiti dell'attività di accertamento.

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