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INDAGINI 5 Dicembre Dic 2014 1000 05 dicembre 2014

Loris, il mistero delle fascette consegnate dalla mamma alla maestra

Forse compatibili con i segni sul collo. La versione di Veronica scricchiola.

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Veronica Stival, madre di Loris.

Continua a infittirsi il mistero intorno alla morte del piccolo Loris Stival. L'ultimo dettaglio riguarda un mazzo di fascette consegnato dalla madre del bambino, Veronica, e consegnate a una maestra che era andata a casa Stival per le condoglianze dicendo «ve le restituisco, sono quelle che servivano per i lavori di scienze».
In realtà, queste fascette non sono mai state usate a scuola. L'insegnante di Loris le ha prese facendo finta di niente, e poi le ha consegnate alla polizia.
NESSUNA TRACCIA DELLA FASCETTA. E le indagini potrebbero così prendere una svolta, perché secondo gli ultimi rilievi autoptici, Loris non è stato strangolato da una mano, ma da un oggetto che potrebbe essere un cavo, un laccio o proprio una fascetta da elettricista.
Come riportato dal Corriere della Sera, di quest’ipotetica fascetta usata per strangolare Loris per ora non c’è traccia da nessuna parte, nemmeno nel mazzo consegnato da Veronica alla maestra. La madre del bambino continua a essere sospettata ma non indagata e mentre il suo avvocato, Francesco Villardita, ripete che «siamo tranquilli, lei ha portato il bimbo a scuola», in Procura incrociano dati e deposizioni e mettono a fuoco contraddizioni evidenti fra un verbale e l’altro.
INCONGRUENZE NEI RACCONTI DELLA MADRE. Dai racconti sulla mattina quando avrebbe lasciato Loris a 500 metri dalla scuola, e in una seconda versione a poche decine di metri, per arrivare a gesti giudicati «non logici» dagli inquirenti, come l'aver buttato un sacchetto della spazzatura a un chilometro da casa. Veronica sostiene di averlo buttato in un bidone, ma viene smentita dalle immagini che mostrano la donna che lascia il sacchetto in strada. E alla domanda degli inquirenti sul perché buttare la spazzatura così lontano ha risposto: «Perché dall'altra parte ci sono i romeni che rubano i sacchetti».

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