OMICIDIO 5 Dicembre Dic 2014 1602 05 dicembre 2014

Ragusa, segreti e bugie della madre di Loris

Le fascette elettriche. L'auto a 50 metri dal luogo del ritrovamento. Un buco di 15 minuti. Le mutandine e lo zainetto. I sospetti su Veronica. Foto.

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È morto strangolato con una fascetta elettrica Andrea Loris Stival, il bambino di otto anni il cui cadavere è stato ritrovato sabato 29 novembre in un canale di scolo nelle campagne di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa.
«Asfissia da strangolamento», ha specificato la procura siciliana, mentre i sospetti continuano ad addensarsi sulla madre del bambino, Veronica Stival.
IL RAPPORTO DEGLI INVESTIGATORI. In un rapporto di circa dieci pagine completato nella serata di venerdì 5 dicembre polizia e carabinieri, grazie alle telecamere disseminate a Santa Croce Camerina, hanno ricostruito minuto per minuto la dinamica dei fatti, mettendo in risalto tutte le contraddizioni e i buchi che Veronica non ha ancora spiegato.
NON È INDAGATA. La donna non è indagata. Ma alle incongruenze già emerse dal suo racconto si sono aggiunti altri elementi inquietanti. Alcuni del tutto nuovi, altri invece sono stati confermati dopo essere venuti alla luce nei giorni scorsi. A cominciare dal fatto che Loris a scuola quella mattina non ci è mai arrivato.

1. Le fascette consegnate sono compatibili con l'arma del delitto

Un mazzo di fascette elettriche, compatibili con quelle del delitto secondo gli investigatori, sono state consegnate da Veronica alla maestra di Loris.
«Ve le restituisco, servivano per le lezioni di scienze», ha detto Veronica all’insegnante che era andata a trovarla a casa per le condoglianze.
MAI UTILIZZATE A SCUOLA. Ma a scuola i bambini non le hanno mai usate: né per i compiti di scienze, né per altre attività.
La maestra, stupita, le ha prese dalla mano di Veronica, per poi consegnarle immediatamente alla polizia.

2. L'auto è passata a 50 metri dal luogo del ritrovamento

L'auto di Veronica Panarello è transitata a 50 metri dalla strada che porta a Mulino Vecchio, il luogo dove è stato trovato il cadavere di suo figlio. Il veicolo è stato ripreso da una telecamera, quella della stazione di servizio Erg sulla strada comunale 35, che da Santa Croce Camerina conduce a Punta Secca.
IMMAGINI FILMATE. Dalla visione di queste immagini, hanno scritto gli investigatori, si nota transitare alle 9.27 di sabato 29 novembre «l'autovettura riconducibile alla Volkswagen Polo della Panarello Veronica che, proseguendo per quella strada comunale, a distanza di qualche minuto, arriverà a completare il curvone sulla sinistra, scomparendo dal campo visivo della telecamera. Va fatto rilevare che a circa 50 metri dal termine del sopracitato curvone, vi è l'ingresso della strada poderale che conduce al Mulino Vecchio», dove è stato poi ritrovato il corpo di Loris, alle 16.50.
CONFERME DA UN'ALTRA TELECAMERA. Ma non è finita qui. Gli investigatori sono riusciti infatti ad acquisire ulteriori immagini da una telecamera posizionata all'interno di un'azienda privata, all'inizio della strada poderale di Mulino Vecchio. «Si nota [...] il passaggio alle 09.21 del 29 novembre di un'autovettura di colore scuro che, senza minimamente rallentare la marcia, prosegue in direzione della strada che va al Mulino Vecchio, scomparendo in tal senso dalla visione della telecamera».

3. Nella ricostruzione c'è un buco temporale di 15 minuti

Veronica Stival ha raccontato di aver accompagnato a scuola il piccolo Loris in automobile e di averlo lasciato a una certa distanza dall'ingresso dell'istituto 'Falcone Borsellino' di Santa Croce Camerina intorno alle 8.45.
Ma nella ricostruzione fatta dalla giovane donna c'è un buco di 15 minuti.
Un vuoto che confermerebbe quanto già dedotto dagli inquirenti sulla base delle immagini delle telecamere.
LORIS NON È MAI ARRIVATO A SCUOLA. I filmati raccolti dalla procura di Ragusa, infatti, mostrano che Loris non è mai sceso vicino all'edificio scolastico.
E la Polo nera di Veronica, con a bordo solo il figlio minore Diego, non sarebbe mai arrivata nemmeno nelle sue vicinanze.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Loris è tornato a casa da solo alle 8.32: meno di un minuto dopo esserne uscito, assieme alla madre e al fratellino. Trascorsi diciassette minuti, alle 8.49, è rientrata anche la madre, che nel frattempo aveva portato Diego in ludoteca. Veronica Stival è infine nuovamente uscita di casa 36 minuti dopo, alle 9.25 circa. Cosa sia accaduto in quel lasso di tempo è un mistero che solo Veronica può svelare.
Inoltre, per arrivare alla tenuta di Donnafugata dove si teneva il corso di cucina che la mamma di Loris quel sabato mattina è poi andata a seguire, dalla casa degli Stival ci vogliono 15 minuti. Ma anziché arrivare alle 9.40, la donna è arrivata a destinazione alle 9.55, giustificandosi così per il ritardo: «Ho avuto problemi».

4. Il navigatore Gps può chiarire quel tragitto che non torna

Proprio per verificare il racconto di Veronica Stival, venerdì 5 dicembre due auto della polizia con a bordo una telecamera sono partite dalla casa di Loris, per ricostruire il percorso fatto fino alla scuola il giorno della scomparsa del bambino.
A bordo, con ogni probabilità, c'era anche Veronica. Gli investigatori hanno anche acquisito il navigatore Gps della sua auto.
Vogliono vederci chiaro sul tragitto che la donna ha raccontato di aver fatto, e che non ha trovato conferme nelle immagini delle telecamere.
L'AVVOCATO: «È ESTRANEA AI FATTI». «La mamma di Loris ha autorizzato volontariamente l’acquisizione del Gps», ha spiegato l’avvocato Francesco Villardita, «che era stato installato nella sua auto nell’ambito di un contratto stipulato con la compagnia assicurativa. Non è stato sequestrato, così come la Polo: è acquisita agli atti dell’inchiesta perché la mia assistita non è indagata. Ed è estranea ai fatti».

5. Le mutandine uguali a quelle di Loris, ma non riconosciute

Un altro punto interrogativo riguarda le mutandine da maschietto ritrovate nella mattinata di martedì 2 dicembre in via Fratelli Cervi, a pochi passi dalla scuola di Loris.
Blu con un fregio bianco e rosso, lo stesso modello che Veronica ha dichiarato di aver fatto indossare al figlio.
La donna però, secondo quanto spiegato da fonti di polizia, nel corso del confronto in questura con gli inquirenti non le avrebbe riconosciute.
SERVE L'ESAME DEL DNA. «Sarà necessario attendere gli esami del Dna per avere la certezza», ha detto in proposito il dirigente della polizia scientifica della Sicilia Orientale, Giuseppina Neri.

6. Lo zainetto che doveva essere col bimbo non è mai stato ritrovato

Veronica Stival ha detto anche che Loris, il giorno del suo omicidio, aveva con sé uno zainetto blu, con cui era solito andare a scuola.
SI CERCA NELL'IMMONDIZIA. Ma lo zainetto non è stato ritrovato, né nei dintorni dell'istituto 'Falcone Borsellino', né nel canale di scolo in cui giaceva il suo cadavere.
Gli investigatori lo stanno cercando ormai da diversi giorni, nei cassonetti dell'immondizia di Santa Croce Camerina.

7. Cosa c'era in quel sacchetto della spazzatura buttato?

Nei due verbali firmati finora dalla mamma di Loris c'è poi un'incongruenza che riguarda un sacchetto dei rifiuti che sarebbe stato gettato nei pressi dell’abitazione.
NEL PRIMO VERBALE NON C'ERA. La vicenda ha attirato l'attenzione degli investigatori, perché nel primo verbale la donna non ne ha fatto alcuna menzione.
Ne ha parlato solo nel secondo. Il sacchetto sarebbe inoltre stato gettato in un punto piuttosto vicino al luogo dove è stato trovato il corpo di Loris, in direzione opposta rispetto alla scuola.

8. Doppia versione sul corso di cucina

Una seconda incongruenza riguarda la partecipazione al corso di cucina nella tenuta Donnafugata.
Veronica ha raccontato che sabato 29 novembre aveva in programma di seguire una lezione sull'uso del Bimby.
Nel primo verbale ha detto: «Dopo aver accompagnato» il figlio piccolo alla ludoteca «sono andata al castello di Donnafugata, dove sono rimasta sino a mezzogiorno».
C'È LA DIFFERENZA DI UN QUARTO D'ORA. Nel secondo ha fornito una versione diversa, dicendo che dopo aver «lasciato il bambino (il più piccolo, ndr) sono tornata a casa per sbrigare alcune faccende domestiche [...] alle 9.15 sono uscita di casa e sono andata al castello di Donnafugata, dove sono rimasta sino alle 11.45».

9. Perché dare l'allarme ai vigili e non alle maestre?

Un'altra incongruenza riguarda il momento in cui Veronica ha scoperto che Loris a scuola non c'era.
Quando non ha trovato il bambino all'uscita dell'edificio, invece di rivolgersi alle maestre, la donna ha chiesto subito aiuto agli agenti della polizia municipale presenti in piazza.
Perché non ha chiesto informazioni prima alle insegnanti, per sapere dove fosse Loris?

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