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LA STORIA 6 Dicembre Dic 2014 1857 06 dicembre 2014

Denise Pipitone, dall'ipotesi di sequestro alle indagini per omicidio

Dal processo contro la sorellastra alla nuova inchiesta. Il giallo di Mazara.

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Il tribunale di Marsala ha assolto il 27 giugno Jessica Pulizzi, unica imputata del sequestro di Denise Pipitone, la sua sorellastra scomparsa il primo settembre del 2004 a Mazara del Vallo. I giudici hanno inflitto due anni all'ex fidanzato di Jessica, Gaspare Ghaleb che era imputati solo di false dichiarazioni al pm. Per Jessica Pulizzi la procura aveva chiesto 15 anni, il massimo della pena e per Ghaleb cinque anni e quattro mesi.

Il mistero di Denise Pipitone è cominciato il primo settembre del 2004, poco prima di mezzogiorno. Quel giorno, la nonna della bambina si affacciò alla porta di casa, in via Domenico La Bruna a Mazara del Vallo (Trapani) per chiamare la nipotina che stava giocando con i cuginetti. Ma Denise non c'era.
SEGNALAZIONI E APPARIZIONI TIVÙ. «È viva, la troveremo presto», assicurò il procuratore di Marsala, Silvio Sciuto. Ma da allora appelli, mobilitazioni, apparizioni in televisione della madre Piera Maggio non sono serviti a nulla. Tante segnalazioni, ma nessun risultato.
All'inizio furono seguite varie piste tra cui perfino l'ipotesi di un rapimento a opera di zingari oppure un sequestro per traffico di organi. Nel maggio del 2005, dopo quasi un anno, arrivò la prima svolta, le indagini hanno imboccato la strada della vendetta familiare.

La sorellastra imputata per concorso in sequestro e poi assolta

Il tribunale di Marsala ha assolto il 27 giugno Jessica Pulizzi.

Le indagini si sono infatte concentrate sulla sorellastra della bimba, Jessica Pulizzi, rinviata a giudizio per concorso in sequestro di persona. Secondo i pubblici ministeri Jessica nutriva un astio profondo nei confronti di Piera Maggio che aveva avuto una relazione con suo padre, Piero Pulizzi, dalla quale appunto era nata Denise. Da qui sarebbe venuta la decisione di 'punire'' la madre con il rapimento della figlia. L'accusa contro Jessica, che ora ha 26 anni, si basava su una intercettazione ambientale.
«A CASA GLIELA PORTAI». Negli uffici della polizia, mentre attendeva di essere sentita, la giovane aveva confida alla madre: «Io a casa c'a purtai» (a casa gliela portai). Gli investigatori hanno interpretato la frase come l'ammissione di un coinvolgimento nel sequestro. Jessica avrebbe portato la piccola a casa del padre per avere da lui la conferma che fosse la sorella naturale. Non lo avrebbe però trovato e sarebbe andata via. Subito dopo avrebbe consegnato la bambina a «persone che non è stato possibile individuare», hanno detto i pm durante la requisitoria con la quale hanno chiesto 15 anni per Jessica per concorso in sequestro di persona e 5 anni e mezzo per l'ex fidanzato Gaspare Ghaleb, accusato solo di false dichiarazioni al pm.
DA JESSICA NUMEROSE BUGIE. Contro Jessica l'accusa non ha portato solo la registrazione ambientale. Ha enumerato anche le 'numerose bugie' della sorellastra di Denise che ha sempre negato di avere avuto un ruolo nella vicenda e di essersi trovata vicino alla casa della piccola al momento della sua scomparsa. La sua presenza sarebbe invece dimostrata da un accertamento tecnico: a quell'ora il suo telefonino aveva agganciato la cellula della zona. Sospetti vaghi ma non prove, hanno ribattuto i difensori di Jessica Pulizzi, Gioacchino Sbacchi e Fabrizio Torre, per i quali la pista della vendetta familiare non avrebbe alcun fondamento.
Per Piera Maggio, che si è costituita parte civile e è convinta che dopo nove anni la figlia sia ancora viva, sarebbe invece quella giusta.Ma i giudici non hanno ritenuto sufficienti questi indizi e hanno assolto l'imputata.

Dall'inchiesta per rapimento a quella per omicidio

Piera Maggio, madre di Denise Pipitone, la bimba scomparsa il primo settembre 2004.

Il pm ha impugnato la sentenza, e il 5 dicembre, nel processo d'appello, è arrivato il colpo di scena: in un'intercettazione ambientale dell'11 ottobre 2004, riferita in aula da un perito dopo un lavoro di filtraggio e pulitura dei nastri magnetici, mentre si trovava a casa della madre Anna Corona, Jessica ha detto alla sorella minore Alice: «Quanno eramu 'ncasa, a mamma l'ha uccisa a Denise» (quando eravamo a casa, la mamma ha ucciso Denise).
INCHIESTA PER OMICIDIO VOLONTARIO. Quanto basta - nonostante il consulente della difesa dica che quella frase non si sente - per una nuova inchiesta della Procura di Marsala, questa volta per omicidio volontario e per ora a carico di ignoti, in attesa che i pm ascoltino quell'intercettazione. Anna Corona, assieme ad altri, era stata indagata per concorso nel sequestro di Denise, ma poi il procedimento fu archiviato.

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