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INDAGINE 6 Dicembre Dic 2014 2200 06 dicembre 2014

Loris, l'auto della madre sei minuti vicino al mulino

Buco nelle riprese nel luogo dove si trovava il corpo. Al bimbo furono legati i polsi. Caccia allo zainetto.

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Veronica Panarello (al centro), la mamma di Loris Stival, sorretta da marito all'uscita dalla questura di Ragusa.

A una settimana di distanza dall'omicidio del figlio Andrea Loris Stival, Veronica Panarello è sempre più una mamma sotto assedio.
Col passare dei giorni le incongruenze delle sue testimonianze si moltiplicano e la sua versione dei fatti viene messa sempre più duramente alla prova dei riscontri emersi nelle indagini.
Gli ultimi dubbi sono stati sollevati dalle immagini di due telecamere che la mattina di sabato 29 novembre (il giorno della scomparsa del bambino) hanno ripreso la sua auto impiegare 9 minuti per percorrere un tratto di strada vicino al Mulino Vecchio che invece si percorre in 3 minuti.
Quei 6 minuti potrebbero cambiare il destino di Veronica: 360 secondi che, senza un'apparente spiegazione plausibile, la donna ha passato, la mattina della scomparsa del piccolo Loris, a poche decine di metri dal punto in cui troveranno ore dopo suo figlio morto.
IL MARITO: «È UNA MAMMA SPECIALE». Suo marito, il papà di Loris, sembra non avere dubbi e nella giornta di sabato 7 dicembre è intervenuto in difesa della moglie. «Èuna mamma speciale», ha detto Davide Stival, «non voglio che si infanghi il suo nome».
VERSIONI SMENTITE DALLE IMMAGINI. Ma si stratta dell'ennesimo tassello di un'inchiesta complessa e delicata arrivato ancora una volta dalle telecamere, che finora si sono rivelate fondamentali per portare alla luce le contraddizioni del racconto fatto dalla mamma di Loris. Una donna distrutta che non è indagata e che continua a piangere chiedendo di essere lasciata in pace. È stato il grande fratello di Santa Croce Camerina, infatti, a documentare come il bambino la mattina di quel sabato 29 novembre non fosse salito in auto con la mamma ma invece tornato subito a casa. E dunque mai arrivato a scuola.
E sempre le telecamere hanno documentato come non solo Loris ma anche la Polo nera di Veronica non abbia mai raggiunto l'istituto Falcone e Borsellino. L'occhio elettronico ha dunque tradito ancora una volta Veronica. «Dopo aver lasciato il bambino sono tornata a casa per sbrigare delle faccende domestiche...poi alle 9.15 sono uscita e sono andata al castello di Donnafugata», ha messo a verbale la mamma di Loris. Una versione che non corrisponde alla immagini.
SEI MINUTI ALLO STUDIO DEGLI INVESTIGATORI. Alle 9.25 la Polo di Veronica esce di casa e alle 9.27 viene dalla telecamera del distributore della Erg sulla provinciale 35 che da Santa Croce porta a punta Secca, a 50 metri dalla strada che porta al Mulino Vecchio. Da questo punto in poi l'auto 'scompare' dalla vista delle telecamere per 9 minuti esatti: si rivede infatti alle 9.36 inquadrata in quella della ditta dei fratelli Granato, sempre sulla provinciale 35. Gli investigatori, con Veronica nell'auto, hanno rifatto il percorso e hanno impiegato 3 minuti.
Dunque cosa è successo in quei 6 minuti?
Cosa ha fatto Veronica in una strada che corre parallela a quella del mulino Vecchio?
La madre di Loris non li ha ancora spiegati. Prima di raggiungere la tenuta di Donnafugata, inoltre, Veronica è tornata a casa, dove è rimasta tre minuti e mezzo o poco meno. A fare che?
LE MANI DI LORIS LEGATE CON DELLE FASCETTE. Ma non sono le uniche domande ancora senza risposta. Una, forse più inquietante, la pone l'ulteriore novità che è arrivata dagli esami autoptici. Gli esperti che da giorni sono al lavoro per cercare di avere da quel povero corpicino più risposte possibili per incastrare l'assassino, o gli assassini, hanno aggiunto un altro tassello alla dinamica dell'omicidio. Loris è stato soffocato con delle fascette elettriche, ma delle fascette analoghe sono state utilizzate per bloccargli entrambi i polsi: l'autopsia ha infatti rilevato segni sul collo e segni evidenti sulla parte superiore di entrambi i polsi. Dunque il bambino è stato legato con le mani attaccate l'una all'altra.
PROSEGUONO LE RICERCHE DELLO ZAINETTO. Un'altra domanda che attende un chiarimento è: che fine ha fatto lo zainetto blu con le cinghie gialle di Loris? Buttato da qualche parte in mezzo alle campagne, è l'ipotesi degli investigatori che proprio per questoil 6 dicembre l'hanno cercato per tutta la mattina, senza successo, facendo alzare in volo anche gli elicotteri.
IL CACCIATORE: «SOLLEVATO PER LA PIEGA DELL'INCHIESTA». E intanto è tornato a parlare ancora una volta il cacciatore Orazio Fidone, che ormai tiene dei veri e propri comizi nella piazza di Santa Croce Camerina. Ha ribadito che non è pentito di quel che ha fatto e di sentirsi sollevato, «anche se non ho mai avuto paura di restare impigliato» nella rete delle indagini. Per il momento è l'unico indagato per sequestro di persone e omicidio, ma il suo avvocato fornisce un altro pezzo di verità per scagionarlo. Perché la domanda che ancora non ha avuto risposta è come mai Fidone sia andato subito proprio in quel punto. Gli investigatori non escludono che, nel suo passaggio nella piazza del paese prima di iniziare le ricerche, possa aver avuto qualche indicazione da qualcuno vicino alla famiglia. Ma l'avvocato ha smentito. «Tutto falso, anche perché non è andato direttamente al mulino vecchio. Prima è stato in largo Fontana e poi all'hard discount. Solo allora è andato verso il canalone».

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