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MEDIO ORIENTE 6 Dicembre Dic 2014 0930 06 dicembre 2014

Yemen, raid su membri di al Qaeda: morto Luke Somers

Fallisce il blitz per liberare il fotoreporter rapito nel 2013. Morto anche un ostaggio sudafricano. Il Pentagono: «Uccisi dai terroristi».

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Luke Somers.

Luke Somers, il giornalista americano rapito da al Qaeda nel 2013 in Yemen, è stato ucciso il 6 dicembre nel corso di un raid lanciato da un drone nel tentativo di liberarlo a poche ore dallo scadere dell'ultimatum lanciato giovedì 4.
Dopo un rincorrersi di notizie contrastanti col ministero della Difesa yemenita che parlava di «liberazione» mentre Lucy, la sorella di Somers, annunciava il decesso, la conferma della morte è arrivata da fonti americane.
«Luke Somers e un secondo ostaggio non americano», ha precisato il segretario alla Difesa Usa, Chuck Hagel, «sono stati uccisi dai terroristi di al Qaeda, nel corso dell'operazione condotta dalle Forze speciali statunitensi per liberarli».
UCCISO ANCHE L'INSEGNANTE SUDAFRICANO PIERRW KORKIE. La seconda vittima è l'insegnante sudafricano Pierre Korkie, nella mani di al-Qaeda dal maggio 2013 e che secondo l'organizzazione non governativa Gift of the Givers sarebbe dovuto essere liberato il 7 dicembre.
OBAMA: «HO AUTORIZZATO IO L'OPERAZIONE». «Ho autorizzato questa operazione di recupero in collaborazione con il governo yemenita» per la «liberazione di tutti gli ostaggi» detenuti nel Paese alla luce di informazioni di «pericolo imminente» per Luke Somers, ha detto il presidente Usa, Barack Obama, porgendo le condoglianze alle famiglie delle vittime e quella di Somers una morte «barbara».
Gli Usa, ha aggiunto, «non lesineranno sforzi per utilizzare tutte le capacità militari, di intelligence e diplomatiche per riportare a casa sani e salvi gli americani, ovunque si trovino».
ULTIMATUM A OBAMA. «La mia vita è in pericolo, aiutatemi», aveva detto il Somers in un drammatico appello in un video pubblicato dall'Aqap, il ramo yemenita-saudita di al Qaeda.
Immagini in cui i suoi sequestratori lanciavano un ultimatum a Barack Obama: il presidente Usa ha «tre giorni» per soddisfare le richieste del gruppo, poi Somers «conoscerà il suo destino inevitabile».
L'appello di Somers, nato in Gran Bretagna e poi divenuto cittadino Usa, era preceduto dalle dichiarazioni di Nasser bin Ali al-Ansi, un comandante locale dell'Aqap che attaccava Washington per i «crimini contro i musulmani» commessi «con i suoi aerei e i suoi droni» in Somalia, Yemen, Iraq, Siria fino in Sinai e Pakistan.
Ed è stato proprio un raid a uccidere il 6 dicembre 10 sospetti membri di al Qaeda e a mettere fine drammaticamente alla vicenda.
LA FAMIGLIA: «MOSTRATE PIETÀ». Solo venerdì 5 il disperato appello della famiglia ai rapitori: «Abbiamo notato che avete avuto buona cura di Luke e lui sembra essere in buona salute. Vi ringraziamo per questo», diceva la mamma chiedendo di «mostrare pietà: per favore, permetteteci di vederlo ancora. È tutto ciò che abbiamo». «È solo un fotoreporter», aveva aggiunto il fratello. «Non è responsabile per nessuna delle azioni intraprese dal governo Usa». La famiglia aveva assicurato di non sapere dei tentativi per liberarlo.
Rapito a Sanaa nel 2013, il 33enne Somers era arrivato in Yemen da Londra per fare l'insegnante, ma poi aveva cominciato a fotografare le manifestazioni e a lavorare per lo Yemen Times.

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