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CRONACA 7 Dicembre Dic 2014 1200 07 dicembre 2014

Mafia Capitale, il prefetto: «Tre ipotesi per Comune»

Pecoraro: «Accesso agli atti, scioglimento o non intervento». Marino: «No a critiche da Cav».

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Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma.

Tre strade come scenario futuro per Roma dopo l'inchiesta 'Mafia Capitale'.
A dirlo è il prefetto Giuseppe Pecoraro: «Potrebbero esserci tre ipotesi, dopo la valutazione delle carte dell'inchiesta: o un accesso agli atti, o lo scioglimento o una terza via che prevede di non intervenire essendo in corso l'attività giudiziaria».
Il prefetto ha ricordato che prima deve riferire al ministro dell'Interno.
«DA CHE PULPITO BERLUSCONI..». Intanto il sindaco di Roma Ignazio Marino ha cercato di reagire alla critiche di chi vorrebbe delegittimarlo, in pimis Forza Italia e M5s.
Contro la richiesta di dimissioni da parte di Silvio Berlusconi ha replicato a RaiNews24: «Ma guardate da che pulpito viene la predica, in questo momento sta scontando una pena ed è il presidente del Consiglio che si rifiutò di procedere allo scioglimento del comune di Fondi per mafia».
«ALCUNE COSE NON ANDAVANO». Il primo cittadino ha poi messo in chiaro le sue mosse politiche: «Dal momento in cui mi sono insediato in Campidoglio mi resi conto che alcune questioni non andavano. È stato poi un susseguirsi di denunce che ho fatto al procuratore Pignatone e di cambiamenti nelle società principali: una delle prime persone che rimossi fu Franco Panzironi, ad di Ama».
Poi Marino ha messo in luc come «c'è stata molta più attenzione sulla pedonalizzazione dei Fori imperiali piuttosto che sulle altre scosse fortissime che io ho messo in atto da subito: ad esempio la chiusura della discarica di Malagrotta o l'aver mandato via il consiglio d'amministrazione di Assicurazioni di Roma».
«ROMA NON È MAFIOSA». Poi la difesa della città e dei cittadini. «Roma non è una città di mafiosi. Ha tre milioni di abitanti, la stragrande maggioranza persone perbene, che in questo momento soffrono per la crisi economica, spesso per la mancanza di lavoro».
GIUDICE TAR: «SCENARIO DISGUSTOSO». Il giudice del Tar del Lazio Linda Sandulli, contro cui si mobilitò Sandro Buzzi, ha detto che «mai avrei potuto immaginare uno scenario di portata così disgustosa».
Il magistrato sostiene che su lei furono pubblicati dati «riservati» che potevano venire solo «dal sistema della giustizia amministrativa: qualcuno ha cercato di farmela pagare».

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