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CRONACA 7 Dicembre Dic 2014 0800 07 dicembre 2014

Ragusa, la mamma di Loris tentò il suicidio con una fascetta

Da ragazzina Veronica Panarello era infelice e voleva farla finita con una stringa di plastica. Come quella che sarebbe stata usata per strangolare il figlio.

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Veronica Panarello, la mamma di Andrea Loris Stival.

Veronica Panarello quando anni fa tentò di uccidersi per la prima volta, cercò di farlo con una fascetta da elettricista.
La madre di Andrea Loris Stival era poco più che una ragazzina, tormentata da un'infelicità perenne e mille insicurezze che avevano a che fare in buona parte col rapporto conflittuale fra lei e sua madre.
Oggi quel dettaglio del tentato suicidio (la fascetta) è diventato un particolare importante per l'inchiesta.
Perché, come sostenuto il 7 dicembre dal Corriere della Sera, non può certo sfuggire la strana coincidenza di una madre che vuole togliersi la vita in quel modo e di suo figlio che, a distanza di anni, viene ritrovato morto in un canale ucciso, come dice l'autopsia, «verosimilmente» proprio da una fascetta da elettricista.
E sulle fascette l'inchiesta per l'omicidio di Andrea Loris Stival ha registrato un altro passaggio ritenuto «un po' strano».
NESSUN COMPITO DI SCIENZE. E cioè la consegna di un mazzo di quegli stessi lacci plastificati alle maestre che erano andate a trovarla per le condoglianze. «Queste le aveva Loris per il compito di scienze. Saranno della scuola, ve le restituisco», ha detto Veronica alle insegnanti. Ma a nessuna maestra verrebbe mai in mente di utilizzare fasce come quelle, potenzialmente pericolose per i bambini. Così quel sacchetto è passato dalle mani di Veronica a quelle della polizia che ritiene compatibili le fascette consegnate con quella (mai trovata) che sarebbe stata usata per strangolare Loris.

La famiglia difende Veronica. «Mi hanno già condannata»

Andrea Loris Stival.

«Sono offesa da chi diffonde sul mio conto informazioni false», si è difesa la donna, barricata in casa e protetta dal marito e dalla famiglia che non hanno mai avuto dubbi sulla sua innocenza.
Veronica Panarello ha affidato il suo sfogo all'avvocato Francesco Villardita. «Mi hanno già processata e condannata. Ma io sono innocente e ho detto la verità. L'ho detto e lo ripeto: quella mattina ho portato Loris a scuola. E confermo anche il tragitto che ho spiegato di aver fatto, la vigilessa mi ha vista, chiedete a lei».
Sulla storia delle fascette ha confermato che «ne ho parlato io stessa alle maestre. E quando mi hanno detto che non erano della scuola sono stata io a chiedere di chiamare la polizia perché potevano essere utili per le indagini».
IN AUTO VICINO AL LUOGO DEL RITROVAMENTO. La mattina del delitto una telecamera ha ripreso il passaggio della sua Polo nera a 50 metri dall'inizio della stradina che porta dove suo figlio è stato ritrovato morto. Doveva avere un motivo misterioso per andare fin laggiù, hanno interpretato gli inquirenti. «Quale mistero? Sono stata io ad avvisare la polizia di essere passata in quel punto, ma era per buttare via la spazzatura perché lì ci sono i cassonetti. E loro lo sanno che è andata così e che non è una sorpresa, anche perché abbiamo fatto due sopralluoghi assieme passando proprio da quel punto».

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