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INDAGINI 8 Dicembre Dic 2014 2110 08 dicembre 2014

Mafia a Roma, intercettazioni: contatti con istituzioni

Buzzi cita il Quirinale. Odevaine il Vicariato. Gli agganci eccellenti nelle carte.

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Una conversazione tra il boss Massimo Carminati (a destra) e Salvatore Buzzi, suo braccio destro 'imprenditoriale'.

Per la sistemazione di pendenze proprie o di questioni in sospeso i collaboratori di Massimo Carminati non esitavano a rivolgersi anche a conoscenze che operano in istituzioni di primissimo piano. Tra queste il Vicariato e la Guardia di finanza.
Le carte dell'inchiesta giudiziaria sulla cupola mafiosa romana rivelano i particolari di queste «iniziative».
VANTATE ENTRATURE «IN ALTO». Ad esempio l'11 settembre 2013 Luca Odevaine, membro del Tavolo nazionale sui rifugiati al Viminale, quindi soggetto con aderenze in ambienti eccellenti, chiese telefonicamente, si legge in una richiesta di proroga delle intercettazioni, a Tiziano Zuccolo, camerlengo dell' Arciconfraternita del Santissimo sacramento e di San Trifone, se ci fossero «novità dal Vicariato» a proposito di un intervento sollecitato «in favore di una società riconducibile al gruppo Pulcini».
Zuccolo rispose di aver «deciso di fare un passaggio alto, ma proprio alto...».
E anche a fronte di una verifica fiscale delle Fiamme gialle nella Cooperativa 29 Giugno Salvatore Buzzi riferì a Carminati - secondo quanto scritto dai Ros in una annotazione - di aver interessato «terze persone affinché, tramite il 'Generale Spaziante' (ha recentemente patteggiato 4 anni per corruzione, ndr) acquisissero informazioni circa le motivazioni sottese» all'accertamento del 12 novembre 2012.
BUZZI IPOTIZZA L'APPOGGIO DI BUBBICO. E ancora, hanno scritto i carabinieri, «il 19 settembre, alle 10.50, Salvatore Buzzi informava Massimo Carminati che sabato avrebbe incontrato una persona al Quirinale in relazione all'audizione in prefettura sul Cara». Buzzi, nelle conversazioni con diverse persone tra cui Carminati, ha anche ipotizzato che la Cooperativa Auxilium che contende l'appalto a Eriches 29 «abbia l'appoggio del vice ministro dell'Interno Bubbico», per una comune origine lucana. Tanto da far dire a Carminati in un'altra conversazione: «Noi siamo diventati onesti e gli altri sò diventati disonesti».
Insomma, il gruppo criminale che faceva capo a Carminati era in grado di «spaziare» a 360 gradi approfittando della fitta rete di rapporti e di conoscenze a Roma: dalla malavita spicciola a personaggi inseriti ai più alti livelli.
VERITÀ O MILLANTERIA? Circostanze vere? Millanterie? Di certo il confine non è facile da definire alla luce di singole frasi intercettate. Come quelle pronunciate da Luca Odevaine sui presunti viaggi di Gianni Alemanno in Argentina con valigie piene di soldi.
Parole, hanno scritto gli stessi Ros nell'informativa alla procura, sulle quali, al momento, non ci sono riscontri.
Gli esponenti della cupola, comunque, avevano una fittissima rete di conoscenze.
Da una telefonata intercettata è spuntato anche il nome di Daniele Pradé, direttore sportivo della Fiorentina e già ds della Roma. Il 21 settembre del 2012 Pradè chiamò Carminati: i due si intrattengono poi Carminati dice al dirigente viola che quando torna a Roma possono andare a mangiare insieme «...alla piazzetta nostra...».
IL 9 DICEMBRE SI CHIUDONO GLI INTERROGATORI DI GARANZIA. L'inchiesta, dopo l'ondata di arresti e di sconcerto per quanto venuto alla luce, riprende il 9 dicembre con la conclusione degli interrogatori di garanzia. Si tratta degli otto indagati posti agli arresti domiciliari: sono Rossana Calistri, Franco Cancelli, Patrizia Caracuzzi, Raniero Lucci, Sergio Menichelli, Marco Placidi, Emanuela Salvatori e Mario Schina.
Poi è la volta del tribunale del riesame che deve esaminare i ricorsi, con tanto di richiesta di annullamento della matrice mafiosa, nei quali si sollecita la revoca delle ordinanze di custodia cautelare.

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