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ORRORE 9 Dicembre Dic 2014 1911 09 dicembre 2014

Isis, gay gettato da un tetto e ucciso

Lo hanno riferito jihadisti in un comunicato in cui si mostrano anche le foto dell'esecuzione.

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Il fermo immagine tratto da un video diffuso dai jihadisti dello Stato Islamico mentre uccidono un uomo accusato di essere omosessuale.

I jihadisti dello Stato islamico hanno ucciso un uomo accusato di essere omosessuale gettandolo da un edificio al confine tra Iraq e Siria e finendolo a colpi di pietra.
Il fatto supera per livello di atrocità i molti crimini di cui si sono macchiati i jihadisti nel nome della loro interpretazione della Sharia, comprese lapidazioni sulla pubblica piazza di donne accusate di adulterio e l'esposizione di corpi crocifissi di giustiziati per vari reati. Il 25 novembre l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) aveva dato notizia, per la prima volta, della lapidazione di due giovani uomini di 18 e 20 anni nella provincia orientale siriana di Deyr az Zor, ritenuti colpevoli di rapporti omosessuali.
SODOMITI LAPIDATI FINO ALLA MORTE. In quest'ultimo caso, invece, un tribunale dell'Isis si è spinto oltre, ritenendo giusto applicare un'antica tradizione islamica secondo la quale «i sodomiti devono essere fatti precipitare dal punto più alto della città, e poi lapidati fino alla morte». È quanto sottolineato in un comunicato delle stesse autorità dello Stato islamico della provincia di Al Furat, il nome dato dall'Isis ad una regione tra la Siria e l'Iraq sotto il loro controllo.
PUBBLICATE TRE FOTO DELLE TORTURE. I responsabili per la comunicazione dell'organizzazione jihadista hanno pubblicato tre fotografie in cui, come si legge nella didascalia, è mostrata «l'esecuzione della condanna». Nella prima immagine si vede il condannato, ammanettato dietro alla schiena, mentre precipita dal tetto di un edificio di due piani, sul quale stanno otto miliziani incappucciati di nero, alcuni armati, che lo guardano cadere. Nella seconda e nella terza fotografia l'uomo è mostrato steso a terra, scalzo, con accanto diversi mattoni che con tutta probabilità sono serviti a finirlo. Anche qui si vedono alcuni miliziani incappucciati, uno dei quali sembra leggere il decreto di condanna.

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