Veronica Panarello Carcere 141209182150
INDAGINI 9 Dicembre Dic 2014 2237 09 dicembre 2014

Loris, la madre in carcere tra le grida dei detenuti

Veronica dai magistrati per altre sei ore. Ma continua a negare: «Non l'ho ucciso».

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Veronica Panarello, la madre di Loris Stival, portata in carcere dalla polizia.

Ha lasciato la questura accompagnata dalle grida della folla: «Vergogna, vergogna». Ha raggiunto il carcere tra quelle dei detenuti: «Assassina, assassina, devi morire...». Il 9 dicembre, per Veronica Panarello, è stata, se possibile, una giornata ancor più difficile della precedente, quando la madre del piccolo Loris era stata portata in procura, interrogata per ore e, infine, fermata con l'accusa di aver ucciso il figlio.
Un nuovo interrogatorio, poi il trasferimento in carcere e gli insulti del paese e dei detenuti. Lei, in lacrime, ha detto al procuratore Carmelo Petralia e al sostituto Marco Rosa: «Io collaboro, collaboro ma non ho ucciso mio figlio».
SEI ORE D'INTERROGATORIO. La mamma ragazzina è tornata davanti ai magistrati per altre sei ore, dopo le otto della scorsa notte, senza cambiare di una virgola il suo atteggiamento: remissiva, voce bassa, occhi che non incrociano mai quelli di chi ascolta. Ma soprattutto, la mamma del piccolo ritrovato in fondo al canalone al Mulino vecchio, ha respinto ancora una volta le pesantissime accuse che la procura di Ragusa le contesta: omicidio aggravato dal legame di parentela e dalla crudeltà e occultamento di cadavere.
«ELEVATA EFFERATEZZA E SORPRENDENTE CINISMO». Veronica Panarello, hanno scritto il procuratore di Ragusa Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota nelle 25 pagine del decreto di fermo, «si è resa responsabile dell'omicidio del proprio figliolo con modalità di elevata efferatezza e sorprendente cinismo». Le sue dichiarazioni e il suo racconto di quel che accadde quella mattina «confliggono palesemente con le risultanze delle registrazioni degli impianti di video sorveglianza installati lungo l'effettivo percorso seguito dalla Panarello». Per questo è documentato, «oltre ogni ragionevole dubbio», che quella mattina Loris di casa non uscì più, dopo esservi rientrato alle 8.32, un minuto dopo esser sceso con la mamma e il fratellino più piccolo. E non ci sono dubbi, secondo la procura, anche sul fatto che «nell'intervallo tra le 8.49 e le 9.23 di sabato» nessun'altra persona non conosciuta entrò nel condominio di via Garibaldi 52.

Veronica avrebbe mentito anche sul Mulino

Veronica Panarello, mamma di Loris Stival.

Ma Veronica avrebbe mentito non solo sugli orari e sugli spostamenti. Agli investigatori ha detto di non conoscere il Mulino vecchio, dove è stato trovato suo figlio morto. Ed invece la sorella ha raccontato agli inquirenti che proprio a 50 metri da quel posto c'era una fontana dove la loro famiglia, quando erano piccole, andava a prendere l'acqua. Visto che i Panarello abitavano a meno di due chilometri da lì.
INCASTRATA DALLA TEMPISTICA. Secondo la ricostruzione della procura, dunque, quel maledetto sabato Veronica tornò a casa dopo aver lasciato il figlio piccolo alla ludoteca alle 8.49. Per 36 minuti restò sola con Loris e, per gli investigatori, ammazzò il piccolo «aggredendolo mediante azione di strangolamento» con una «fascetta stringicavo in plastica». Poi, alle 9.25, lo caricò in auto, passando dalle scale interne e dal garage e si diresse verso il Mulino: una telecamera l'ha ripresa «che svolta sulla strada poderale» che porta al punto dove è stato trovato il corpicino. Veronica ha detto di non esser mai passata di là, ma di aver fatto un altro giro per andare a buttare il sacchetto della spazzatura. Ma quando gli investigatori hanno rifatto il percorso indicato con lei, ci hanno messo cinque minuti e 33 secondi meno del tempo che ci ha messo quel sabato mattina la mamma di Loris. Un tempo, hanno scritto i pm, «compatibile con il raggiungimento della zona del Mulino vecchio, l'abbandono del corpo e il rientro sulla strada».
MISTERO SUL MOVENTE. L'omicidio, però, almeno per il momento resta senza movente: in nessuna delle 25 pagine del provvedimento di fermo si fa mai riferimento alla ragione per cui Veronica avrebbe ucciso suo figlio. «La mia assistita è estranea ai fatti che le vengono contestati» - ha continuato a dire l'avvocato Francesco Villardita - «anche oggi ha ripetuto sempre la stessa versione. E dunque è serena». Lei «non c'entra: e infatti si è sottoposta spontaneamente a un prelievo del Dna, attraverso un tampone salivare», ha proseguito il legale. Secondo cui, inoltre, non è affatto vero che Loris è tornato a casa invece di salire in auto con la mamma: «dal filmato visionato con la mia assistita non si riconosce nessuno. E abbiamo prove testimoniali che dimostrano che il bambino è stato accompagnato a scuola». Villardita fa riferimento alla testimonianza di una vigilessa le cui dichiarazioni, però, la procura ritiene «altamente contraddittorie». Sarà il gip a valutare nell'udienza di convalida del fermo, che dovrà essere fissata entro la serata del 10 dicembre.
IN CARCERE TRA LE GRIDA. In attesa di quel momento, Veronica è stata portata in carcere a Catania, dove è stata messa in isolamento e viene controllata a vista. Quando è uscita dalla questura di Ragusa, la gente le ha urlato vergogna, ma quando è arrivata al carcere di Catania le è andata anche peggio. Le urla dei detenuti si sono sentite anche fuori dalle mura della prigione di piazza Lanza: «Assassina, assassina, devi morire...»

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