Veronica Stival Polizia 141208182240
CRONACA 9 Dicembre Dic 2014 1230 09 dicembre 2014

Loris, nuovo interrogatorio per la madre

Veronica Panarello accusata di aver ucciso il figlio. Cinque ore sotto torchio. Prima non risponde, poi nega. La madre: «Violenta fin da piccola».

  • ...

Veronica Panarello, madre del piccolo Loris Stival, portata in questura dalla polizia.

Ha lasciato la questura accompagnata dalle grida delle folla: «Vergogna, vergogna». Ha raggiunto il carcere con quelle dei detenuti: «Assassina, assassina, devi morire...».
Il 9 dicembre, per Veronica Panarello, è stato ancora più difficile del giorno prima, quando la madre del piccolo Loris è stata portata in procura, interrogata per ore, fermata con l'accusa di aver ucciso il figlio.
Un nuovo interrogatorio, poi il trasferimento in carcere e gli insulti del paese e dei detenuti. Lei, in lacrime, ha detto al procuratore Carmelo Petralia e al sostituto Marco Rosa: «Io collaboro, collaboro ma non ho ucciso mio figlio».
AGGRAVANTE DELLA CRUDELTÀ. Ma secondo gli inquirenti avrebbe soffocato il bambino «aggredendolo mediante azione di strangolamento portata con l'uso di una fascetta stringicavo in plastica», con «sorprendente cinismo». Un atto così efferato da valerle anche la contestazione dell'aggravante della crudeltà (oltre a quella, ovvia, del legame di parentela).
Dopo essersi inizialmente rifiutata di parlare, avvalendosi della facoltà di non rispondere, la donna ha poi continuato a respingere le accuse e a negare di avere ucciso il figlio come aveva fatto durante l'interrogatorio al quale era stata sottoposta nella notte precedente.
PRIMA NOTTE IN QUESTURA. Guardata a vista da un'ispettrice della polizia di Stato la donna ha trascorso la notte in una camera di sicurezza della Questura. Ha dormito poco e non ha proferito parola dopo le parole di disperata difesa dette ai magistrati. «Non l'ho ucciso io, lui era il mio bambino», è il mantra che Veronica ha ripetuto per ore.
Per il suo legale Francesco Villardita, quella della procura di Ragusa è stata «un'indagine leggermente frettolosa. Sono certo che alla fine si potrà giungere alla verità». Per l'avvocato, Veronica «è stata indagata mediaticamente 10 giorni prima dell'atto formale, mi auguro che ora non la condannerete mediaticamente prima di una sentenza definitiva e di un regolare processo».
IL LEGALE: «LE MANCA IL FIGLIO». La donna, ha aggiunto il difensore, è «serena per l'inchiesta ma distrutta dal punto di vista umano: le manca suo figlio e anche la sua famiglia».
Villardita ha poi smontato uno degli indizi su cui poggiano le accuse degli inquirenti: «Ma chi ha detto che Loris è tornato a casa? Da quel filmato visionato con la mia assistita non si riconosce nessuno. E abbiamo anche prove testimoniali che dimostrano che il bambino è stato accompagnato a scuola».
Ma per la procura, l'esame dei filmati e le testimonianze «consentivano di documentare, oltre ogni ragionevole dubbio, che il piccolo Loris non usci più dal condominio» dopo esser tornato a casa e che «nell'intervallo tra le 8.49 e le 9.23 di sabato» nessun'altra persona non conosciuta entrò in casa.
Dopo il secondo interrogatorio esperti della polizia scientifica le hanno eseguito un prelievo del Dna della donna per fare dei confronti comparativi con altri campioni isolati durante le indagini. Poi la donna è stata trasferita nel carcere di Piazza Lanza a Catania, accompagnata dalle urla e dagli insulti della folla: «Vergogna, vergogna...».
LA FAMIGLIA FA QUADRATO: «NON È STATA LEI». Il marito Davide ha detto che se fosse accertata questa verità gli «cadrebbe il mondo addosso».
«Non ci credo che Veronica abbia ucciso Loris, proprio non ci credo», ha detto Antonella Stival, zia paterna di Veronica. «Non è stata lei», ha ribadito, «il mio pensiero e il mio cuore sono con lei». «Ricordiamo che per il momento è soltanto in stato di fermo e quindi aspettiamo gli sviluppi dell'inchiesta. È sempre stata una mamma splendida e speciale».
AVREBBE FATTO TUTTO DA SOLA. Veronica Stival era stata più volte portata in questura e interrogata nei giorni precedenti al fermo. Con lei gli inquirenti avevano anche ripercorso il tragitto compiuto dalla sua Polo nera quel sabato mattina. Sarebbe proprio la macchina della mamma di Loris quella ripresa dalla telecamera dell’azienda agricola all’ingresso della strada che porta al Mulino Vecchio la mattina di sabato 29 novembre. La circostanza sarebbe stata contestata alla donna nel corso dell’interrogatorio in procura. Gli investigatori sarebbero riusciti ad ingrandire le immagini e isolare il frame in cui si distinguerebbe la sua auto.
Smentita invece, nelle ultime ore, la notizia di un possibile complice nell’omicidio; la donna avrebbe fatto tutto da sola.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso