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BASSA MAREA 9 Dicembre Dic 2014 1600 09 dicembre 2014

Usa, bianchi contro neri: scontro per il malessere economico

Dall'istruzione alla ricchezza: dietro le violenze c'è il gap tra le etnie americane.

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Una donna afroamericana protesta contro le violenze di Ferguson.

Un tabù è qualcosa di difficile da raccontare e discutere con estranei in pubblico, e non c’è dubbio che il più grosso, per gli americani, è la razza e in particolare il rapporto fra bianchi e neri. È così da 300 e più anni.
Molto è cambiato e migliorato, ma restano ancora i problemi. E un nero sente sempre di essere visto per il colore della pelle e non per quello che è come persona. Un «essere invisibile».
IMPOTENZA DI OBAMA. Neppure la presenza di un presidente afroamericano come Barack Obama ha cambiato molto, anzi, complice la Grande recessione - per i neri, più ancora che per i bianchi o le altre minoranze, tutt’altro che finita - ha segnato un netto arretramento.
Così, come succede forse dai tempi dei disordini razziali di Springfield, Illinois, nel 1908 - cioè da oltre un secolo - la protesta è tornata dopo l’uccisione a fine estate di un giovane nero, forse implicato in una rapina, da parte di un poliziotto a Ferguson, alla periferia di St. Louis, Missouri. Qui due terzi dei residenti è formato da afroamericani, ma 48 poliziotti su 53 sono bianchi.
SCONTRI TRA ETNIE. La morte di un altro nero arrestato da un agente bianco a Staten Island, New York, ha rincarato più recentemente sconcerto e rabbia.
Soprattutto a Ferguson, i saccheggi di negozi - a maggioranza di proprietà di asiatici - non hanno migliorato i rapporti fra i gruppi etnici, nella cui gerarchia informale un certo tipo di afroamericano, quello che non ha salito la scala sociale e non è diventato borghesia nera, né sta al suo posto saggiamente invecchiando come cameriere, autista, cuoco, tassista o altro, detiene sempre il gradino più basso.
LOTTE LUNGHE UN SECOLO. Quasi un secolo fa a Chicago vi furono 38 morti e tutto era iniziato dopo che un ragazzo nero era annegato colpito da un sasso vicino a una spiaggia solo per bianchi.
Ad Harlem nel 1935 un ragazzo afroamericano venne selvaggiamente picchiato, forse dopo un tentativo di rapina, mentre nel 1964 un altro giovane nero fu ucciso dalla polizia.
Il culmine della protesta fu raggiunto nell’agosto del 1965 con le devastazioni e i 30 morti di Watts, sobborgo di Los Angeles, con 34 morti più di 1.000 feriti e 40 milioni di dollari (oggi sarebbero circa 500 milioni) di danni. E la protesta venne innescata anche allora dal movimentato arresto di un giovane di colore.

Dagli Anni 60 ci sono leggi per integrare la comunità afroamericana

Un giovane durante una manifestazione in Usa.

Eppure il cammino delle leggi, e di parte della stessa comunità nera composta da 39 milioni di persone su un totale di 319 milioni di residenti americani (un po' meno del 13% della popolazione, i bianchi sono il 74% con 223 milioni, gli asiatici il 5% con 15 milioni e i latinos il 17% con 50 milioni) è stato impressionante.
Pietra miliare è stato il Civil rights act fatto approvare da Lyndon Johnson nel 1964 e avviato da John F. Kennedy prima di morire.
Tra l’altro, superava la sentenza della Corte suprema del 1896 (Plessy vs. Ferguson) che aveva stabilito il farisaico principio del «separati ma uguali» dando base legale a quanto si faceva nel Sud - Washington compresa - e anche altrove (dagli Anni 70 dell’800 si è fatto fino a metà degli Anni 60): bagni, ristoranti, scuole e posti sull’autobus separati.
NERI NELLA MIDDLE CLASS. Nel 1954 solo il 4% degli americani accettava i matrimoni misti, oggi più dell’80% dice di non avere nulla in contrario. E poi, che molto sia cambiato lo dice l’elezione e la riconferma di Obama, oltre al fatto che un terzo circa della popolazione nera sia ormai, in base a un reddito familiare dai 50 mila agli oltre 100 mila dollari, entrata nelle varie tipologie della middle class americana.
La divisione, però, resta: il 75% dei bianchi non ha un amico stretto e fidato fra i neri.
RESTA IL GAP NEL REDDITO. Ma il problema sono gli altri, quel 65-70% che non ce l’ha ancora fatta e che, presumibilmente date le condizioni, difficilmente per lungo tempo ce la farà.
La ricchezza familiare media dei neri è meno di un decimo di quella dei bianchi. Solo il 47% degli afroamericani fra i 18 e i 34 anni ha un diploma di un istituto medio superiore (negli Stati Uniti è una scuola piuttosto facile): tra quelli senza il titolo di studio in questa fascia di età, cioè più di metà della popolazione maschile, un terzo si trova, o è stato a lungo, in prigione, a gonfiare una popolazione carceraria senza confronti - come numero - con gli altri Paesi industriali.
PIAGA DELLA CRIMINALITÀ. I giovani neri, quindi, sono più spesso in cella che al lavoro. Da cui ne derivano famiglie spesso inesistenti. Ma ci sono anche le troppe gravidanze adolescenziali, l'incapacità di molti afroamericani ad assumersi responsabilità e la delinquenza diffusa, soprattutto all’interno della comunità nera: il 50% delle morti violente per omicidio è a netta maggioranza per mano di altri afroamericani.
PREGIUDIZI SUI NERI. Tempo fa il reverendo Jesse Jackson, da 40 anni uno dei massimi leader della comunità di colore, e tutt’altro che un arrendevole moderato, diceva: «Per me non c’è nulla di più doloroso che camminare per strada e sentire dei passi arrivare da dietro e incominciare a pensare al rischio di rapina e poi voltarmi vedere che è un bianco e sentirmi sollevato».
C’è anche questo da mettere in conto. Per molti neri le responsabilità remote sono dei bianchi, e hanno molte ragioni. Per molti bianchi le responsabilità recenti sono di molti neri, e non hanno torto. Ma in un’America dove oggi la disparità statistica di ricchezza fra le due comunità è più alta di quanto non fosse nel 1970 nel Sudafrica dell’apartheid (18 contro 15 volte) il malessere continua.

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