Torture Report 141210124728
DOCUMENTO 10 Dicembre Dic 2014 1113 10 dicembre 2014

Tortura, tutti gli abusi della Cia nel report del Senato Usa

Interrogatori-fiume, detenuti costretti a stare in piedi con le gambe spezzate, minacciati di stupro e privati del sonno. E storditi con musica assordante.

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Interrogatori-fiume che durarono per giorni e giorni. Detenuti costretti a stare in piedi dopo che erano state spezzate loro le gambe.
Oppure a stare svegli anche per 180 ore di seguito, senza poter dormire. Prigioni talmente fredde da provocare la morte degli 'ospiti' per congelamento.
GLI ABUSI PIÙ RACCAPRICCIANTI. Sono solo alcune delle torture che il Comitato di intelligence del Senato degli Stati Uniti ha svelato, pubblicando il suo report di revisione dei programmi di detenzione della Cia. Una cronaca brutale.
Ecco alcuni degli abusi più raccapriccianti commessi sui detenuti dall'agenzia di spionaggio americana, segnalati dal Daily Beast.

1. Waterboarding sistematico: detenuti torturati fino alle convulsioni

La Cia ha sempre sostenuto che soltanto tre detenuti hanno subito il waterboarding, la tortura che consiste nell'immobilizzare un individuo in modo che i piedi stiano più in alto della testa, e versargli acqua sulla faccia: Khalid Sheikh Mohammed, Abu Zubaydah e Abd Al Rahim al-Nashiri.
TANTI CASI NON SEGNALATI. Ma i documenti portati alla luce dal Comitato del Senato hanno mostrato che i soggetti torturati potrebbero essere stati molti di più.
Il rapporto, in particolare, ha descritto la fotografia di un sito di detenzione della Cia, dove l'agenzia ha sempre negato di aver sottoposto i detenuti a questa forma di tortura. Ma lo stato del luogo appare addirittura «logoro» per il frequente utilizzo e sono stati ritrovati numerosi secchi d'acqua: la Cia non è stata in grado di chiarire questa circostanza.
HA GLI EFFETTI DELL'ANNEGAMENTO. Contrariamente alle descrizioni della Cia, per il dipartimento di Giustizia il rapporto del Senato ha affermato chiaramente come il waterboarding sia una pratica fisicamente dannosa, in grado di provocare convulsioni e vomito.
Durante una seduta di tortura, il detenuto Abu Zubaydah è diventato «completamente insensibile», mentre il detenuto Khalid Sheikh Mohammed ha subito questo trattamento almeno 183 volte. Il rapporto del Senato ha defintio questa escalation un «quasi annegamento».

2. Le segrete di Salt Pit: dove si massacrano i prigionieri

Inaugurata nel settembre 2002, la struttura di detenzione Cia di Salt Pit è stata la seconda aperta dall'agenzia dopo i fatti dell'11 settembre 2001.
Il report del Senato vi ha fatto riferimento attraverso il nome in codice «Cobalt», ma i dettagli di quello che è successo al suo interno indicano che si tratta di un «sito coperto» che si trova in Afghanistan, noto come Salt Pit, dove i detenuti venivano sistematicamente torturati.
CENTRO GESTITO DA UN GIOVANE UFFICIALE SADICO. Il Comitato ha concluso che agenti della Cia non addestrati hanno condotto nelle sue stanze interrogatori non autorizzati e privi di sorveglianza.
I giornalisti sono stati informati da una fonte del Senato rimasta anonima che il centro è stato gestito da un giovane ufficiale con nessuna esperienza in materia: una persona che aveva subito dei traumi e che non avrebbe dovuto essere abilitata a lavorare per la Cia.

3. In piedi sulle gambe rotte: brutalizzati fino alla morte

Nel novembre del 2002 un detenuto che era stato tenuto parzialmente nudo e incatenato al pavimento è morto, apparentemente per ipotermia. Un caso simile a quello di Gul Rahman, che morì in maniera simile a Salt Pit, nello stesso mese.
STANZE BUIE E FREDDE. Il centro «Cobalt» era buio e freddo, e gli esperti che lo hanno visitato hanno detto che non hanno mai visto una prigione americana in cui i detenuti fossero costretti in simili condizioni. Una struttura talmente buia da richiedere l'uso di fari in alcune aree, mentre altre stanze erano inondate da luci e rumore bianco, per disorientare i detenuti.
OBBLIGATI A POSIZIONI STRESSANTI. Presso la struttura «Cobalt», la Cia ha obbligato alcuni detenuti che avevano gli arti fratturati a stare in piedi in posizioni stressanti, pur avendo assicurato in precedenza che non avrebbe mai assoggettato persone ferite a trattamenti in grado di aggravare il loro stato.

4. Interrogatori senza fine: duravano anche settimane intere

A partire dal prigioniero Abu Zubaydah, e in seguito anche con altri, la Cia ha sperimentato le più dure tecniche di interrogatorio fin dall'inizio, senza nemmeno provare prima a raccogliere informazioni in modo «meno minaccioso», secondo il Comitato. La torture sono andate avanti senza soluzione di continuità per giorni o settimane intere.
NESSUNA CURA PER I DETENUTI. La Cia ha dato istruzioni al personale incaricato presso il sito in cui Zubaydah è stato detenuto, secondo cui il suo interrogatorio aveva «la precedenza sulle cure mediche» di cui il detenuto aveva bisogno. Il Comitato ha documentato così l'infezione di una ferita d'arma da fuoco subita da Zubaydah durante la cattura: il detenuto, durante la prigionia, ha perso l'uso dell'occhio sinistro.

5. Alimentazione rettale forzata: tecnica per abbattere la volontà

Almeno cinque detenuti sono stati sottoposti a «alimentazione rettale» o «idratazione del retto» senza necessità mediche documentate. 'Trattamenti' che potrebbero essere stati utilizzati come forme di controllo del comportamento. Altri invece sono stati privati del sonno, costretti a rimanere svegli per 180 ore di seguito, a volte in piedi, a volte con le mani incatenate sopra la testa.
NUDI E INCAPPUCCIATI, TRASCINATI NEI CORRIDOI. Alcuni detenuti sono stati costretti a camminare nudi, ammanettati con le mani sopra la testa. In altri casi, i detenuti nudi erano incappucciati e sono stati trascinati su e giù per i corridoi, mentre subivano percosse e altri abusi fisici. In un centro, i prigionieri sono stati tenuti nel buio totale, ammanettati in celle con musica ad alto volume e solo un secchio da utilizzare per i rifiuti.

6. Numeri falsi sui prigionieri detenuti: molti in cella ingiustamente

Mentre la Cia ha detto pubblicamente di aver tenuto prigionieri 100 detenuti, la Commissione ne ha contati almeno 119.
ALMENO IN 26 DETENUTI SENZA MOTIVO. «Il fatto è che ne hanno perso traccia, non sanno esattamente quanti fossero i detenuti», hanno spiegato alla stampa fonti del Senato.
La Cia ha anche concluso nei suoi report interni che almeno 26 persone sono state detenute senza motivo.

7. Tanta violenza per nulla: nessun contributo alla lotta al terrore

Il Comitato ha concluso che le tecniche di interrogatorio della Cia non hanno prodotto alcun risultato di intelligence rispetto agli attacchi terroristici. Nessuna informazione utile è mai pervenuta, e il Comitato ha dunque respinto anche la tesi secondo cui non si sarebbero potute ottenerere informazioni dai detenuti con altri mezzi.
POCHE SVOLTE NELLE INDAGINI. Analizzando 20 casi citati dall'agenzia come «successi» investigativi, il Comitato ha scoperto che non vi era alcuna relazione tra le tecniche utilizzate e i risultati ottenuti nella lotta al terrorismo. Le informazioni raccolte durante le sessioni di tortura hanno solo confermato le notizie già a disposizione della comunità di intelligence provenienti da altre fonti.

8. Bugie e omissioni nei verbali delle riunioni: la Cia negava la tortura

I funzionari della Cia hanno inizialmente informato la direzione del Comitato Servizi Segreti del Congresso circa le tecniche utilizzate per gli interrogatori.
IN DUBBIO LA LEGALITÀ DELLE OPERAZIONI. Di quella sessione rimangono poche registrazioni, ma il Comitato ha trovato una bozza di sintesi della riunione, scritta da un avvocato della Cia, che rileva come i legislatori avessero messo «in dubbio la legalità di queste tecniche».
Ma l'avvocato ha poi cancellato quella frase dalla versione finale della sintesi.

9. Minacce di abusi sessuali: vittime bambini, donne e padri di famiglia

Ufficiali della Cia hanno minacciato di fare del male ai bambini detenuti e di abusare sessualmente delle loro madri.
MINACCE DI MORTE E VIOLENZA PSICOLOGICA. Molti detenuti, inoltre, sono stati portati a credere che sarebbero morti in prigione, dicendo loro che non avrebbero mai visto un tribunale perché «il mondo non può sapere quello che ti abbiamo fatto», è scritto nel report.

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