101018111300
CRIMINALITÀ 10 Dicembre Dic 2014 0625 10 dicembre 2014

Umbria, operazione anti-'ndrangheta: 61 arresti

Eseguiti sequestri per 30 mln di euro. «Infiltrazioni nel tessuto locale» da parte dei clan.

  • ...

Un'auto dei carabinieri.

Le mani della 'ndrangheta sull'Umbria: sono 61 gli arresti in corso di esecuzione da parte dei carabinieri del Ros nella mattinata di mercoledì 10 dicembre. Sequestrati beni per oltre 30 milioni, con operazioni in 12 province oltre che in Germania.
Nel mirino degli investigatori che hanno eseguito l'operazione «Quarto passo» un sodalizio radicato nella regione, con «diffuse infiltrazioni nel tessuto economico locale» e «saldi collegamenti» con le cosche calabresi di origine, come quella Farao-Marincola.
REATI DI MAFIA. Diversi i reati contestati nelle misure cautelari, richieste dalla procura distrettuale antimafia di Perugia: associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, danneggiamento, bancarotta fraudolenta, truffa, trasferimento fraudolento di valori, traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione.
ARRESTI E SEQUESTRI. I carabinieri del Ros stanno eseguendo gli arresti nella provincia di Perugia e in varie città italiane, contestualmente al sequestro di beni mobili e immobili riconducibili agli indagati e ritenuti provento dei reati.
L'inchiesta, hanno spiegato gli investigatori, «ha documentato le modalità tipicamente mafiose di acquisizione e condizionamento di attività imprenditoriali, in particolare nel settore edile, anche mediante incendi e intimidazioni con finalità estorsive».
ORGANIZZAZIONE NATA NEL 2008. Carabinieri e magistratura ritengono che l'organizzazione fosse attiva nel capoluogo umbro dal 2008 e collegata con la cosca capeggiata a Cirò da Natalino Paletta.
Tanto che agli atti delle indagini ci sono stati anche filmati di incontri tra i vertici e presunti appartenenti al sodalizio.
Questi, ha spiegato il sostituto procuratore Antonella Duchini che ha coordinato le indagini, si sono inizialmente radicati nel territorio umbro, in particolare perugino, con imprese dalla 'facciata pulita' nel campo dell'edilizia e della ristorazione.
Si trattava di una associazione per delinquere di tipo mafioso dedita a estorsioni, usura, incendi, danneggiamenti ma anche alla bancarotta e alle truffe, narcotraffico e prostituzione.
IMPRENDITORI COSTRETTI A CEDERE. Alcuni imprenditori locali erano stati costretti a cedere le loro imprese agli indagati o a loro prestanome.
In alcuni casi invece pur rimanendo formalmente intestatari, le vittime venivano sostituite nella gestione da esponenti del gruppo criminale.
Che dopo avere privato l'azienda delle linee di credito ne provocava la bancarotta fraudolenta.
Un'altra componente del sodalizio, con a capo Francesco Pellegrino, era invece specializzata in furti di materiale per l'edilizia e macchine operatrici nelle Marche poi rivendute.

Correlati

Potresti esserti perso