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INDAGINI 11 Dicembre Dic 2014 0738 11 dicembre 2014

Mafia Capitale, l'ombra di Buzzi sui disordini di Tor Sapienza

Minacce per anni alla coop che gestiva il centro per immigrati preso d'assalto.

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Una conversazione tra il boss Massimo Carminati (a destra) e Salvatore Buzzi, suo braccio destro 'imprenditoriale'.

C'è l'ombra di Mafia Capitale anche sui disordini avvenuti nel quartiere romano di Tor Sapienza. Dopo la rivolta dei cittadini, contro il centro di accoglienza per immigrati, è spuntato il coinvolgimento della criminalità nello svolgimento dei fatti.
Come ha riportato La Repubblica, ci sarebbe la figura di Buzzi dietro all'evoluzione della vicenda in seguito alle tensioni. Il nome dell'uomo l'ha fatto Gabriella Errico, presidente della cooperativa 'Un sorriso', che a Tor Sapienza ospitava 45 stranieri in un centro di accoglienza diventato inagibile dopo un assedio.
MINACCE DAL 2005. Al quotidiano diretto da Ezio Mauro, la donna ha detto di avere ancora paura. E ricorda i momenti della rivolta, quando Tor Sapienza era assediata da militanti di estrema destra, e Buzzi le aveva promesso: «Ora facccio due telefonate e sistemo tutto».
Ed è solo l'epilogo di una storia durata anni, e iniziata nel 2005 quando il sindaco di Roma era Walter Veltroni. Dopo alcune manovre per far perdere la sede a 'Un sorriso', Coltellacci (presidente di una delle coop dell'universo Buzzi) arriva alle vere e proprie minacce, mandando anche all'ospedale il marito della donna.
L'EX NAR CONSULENTE DEL COMUNE. Errico ha raccontato a Repubblica che le cose sono degenerate con la giunta Alemanno. In particolare, ha fatto il nome di Maurizio Lattarulo, conosciuto come Provolino. L'uomo, ex Nar e vicino alla banda della Magliana, è stato nominato consulente per le politiche sociali, e quando 'Un sorriso' vince l'appalto di un residence per padri separati, intima a Errico di non partecipare più alle gare.
A luglio del 2014, 'Un sorriso' ha presentato una manifestazione di interesse per i servizi di guardiania e pulizia dei residence per i senza dimora. E puntuali sono arrivate le minacce, che hanno portato la donna a decidere di ritirarsi. «Provai a ritirarmi», ha detto la donna, «ma un funzionario per bene del Comune mi disse che non se ne parlava neppure».

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