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INCHIESTE 12 Dicembre Dic 2014 1344 12 dicembre 2014

Mafia Capitale, da Buzzi a L'Aquila: le intercettazioni choc

Il capo della coop si augurava un anno pieno di rifugiati. Come gli imprenditori in Abruzzo che ridevano del terremoto. E poi Vendola col caso Ilva. Le conversazioni pizzicate che hanno indignato il Paese.

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Salvatore Buzzi, il capo della cooperativa '29 giugno' al centro dell'inchiesta su Mafia Capitale, a Capodanno del 2013 decise di fare degli auguri molto particolari. Via sms, da un telefono intercettato dai carabinieri.
Destinatario il suo amico Angelo Scozzafava, allora direttore del dipartimento Promozione dei servizi sociali del Comune di Roma.
Il testo di quel messaggio, riportato dal Corriere della sera, ha colpito l'opinione pubblica per il suo cinismo, per il modo in cui ha collegato la ricerca del profitto al dolore collettivo di profughi e rifugiati, ovvero di quei soggetti deboli che la cooperativa di Buzzi avrebbe dovuto assistere.
Non è la prima volta, d'altra parte, che in Italia le intercettazioni giudiziarie hanno portato alla luce simili spaccati.
«SPERIAMO CHE SIA UN ANNO PIENO DI SFOLLATI». Alle 14.19 di martedì primo gennaio 2013 Buzzi scriveva a Scozzafava: «Speriamo che il 2013 sia un anno pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso, così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione sociale».


«UN TERREMOTO NON CAPITA TUTTI I GIORNI». La cronaca del caso Buzzi ha fatto tornare alla mente di molti la telefonata intercettata tra l'imprenditore Pierfrancesco Gagliardi e il cognato Francesco De Vito Piscicelli, subito dopo il terremoto dell'Aquila.
Alle 15.34 del 6 aprile 2009 Gagliardi chiamò Piscicelli: «Occupati di 'sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito... Non è che c'è un terremoto al giorno», fu l'esordio di Gagliardi. «No... lo so», la risposta di Piscicelli, «io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro al letto». Una frase che ha indignato il Paese.
LE VANTERIE DEL PRIMARIO BREGA MASSONE. Un altro esempio è la conversazione telefonica tra il primario della clinica Santa Rita di Milano, Pier Paolo Brega Massone, e un suo collega.
Una telefonata in cui il medico - accusato di quattro omicidi e condannato all'ergastolo - si vantava del suo 'patrimonio di pazienti': «Io pescavo dappertutto, da Lodi, dove tiravo fuori le mammelle, poi ho cominciato a pescare anche i polmoni dall’Oltrepo Pavase, da Pavia, da Milano [...]. Quindi voglio dire, io avevo ormai un giro che mi ero creato col mio modo di fare».


LE RISATE DI VENDOLA SUI TUMORI DELL'ILVA. Il 19 novembre 2009, al termine della conferenza stampa di presentazione del Rapporto ambiente e sicurezza sull'Ilva, il giornalista dell'emittente tarantina Blustar Tv Luigi Abbate osò avvicinarsi e fare domande a Emilio Riva.
Tema scomodo: i tumori provocati presumibilmente dalla sua fabbrica. A intervenire fu l'addetto alle relazioni istituzionali dell'ex patron dell'acciaio, Girolamo Archinà, che strappò il microfono dalle mani del giornalista.
Diversi mesi più tardi, nel luglio 2010, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola telefonò ad Archinà. Nell’intercettazione il governatore rideva di gusto, dicendo ad Archinà di aver apprezzato «lo scatto felino».


CARLO GIULIANI MORTO: «UNO A ZERO PER NOI». Un altro caso risale al 2001, ai giorni del G8 di Genova.
Sei anni dopo la morte di Carlo Giuliani, il 6 luglio 2007, furono depositate 34 trascrizioni di conversazioni telefoniche tra agenti di polizia e il 113. In una delle conversazioni, una poliziotta scherzava così sulla morte del ragazzo: «Speriamo che muoiano tutti. Tanto uno già... 1 a 0 per noi».
«HO INCENDIATO LA CAMIONETTA, TE LA DEDICO». Leonardo Vecchiolla, studente di Chieti, il 15 ottobre 2011 era a Roma, in Piazza San Giovanni, per la manifestazione degli Indignati.
Negli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine venne dato fuoco a una camionetta dei carabinieri. Il militare che occupava l'abitacolo riuscì a salvarsi dal rogo appena in tempo, scappando dal blindato.
Vecchiolla, intercettato, si espresse così: «Volevamo dar fuoco anche al blindato. Ho incendiato la camionetta, te la dedico. Se n’è scappato al volo, altrimenti mettevano al fuoco pure lui».

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