Massimo Carminati 141202154333
INCHIESTA 12 Dicembre Dic 2014 1840 12 dicembre 2014

Mafia Roma, Massimo Carminati resta in carcere

Lo ha deciso il tribunale del Riesame. Marino annuncia: «Roma si costituisce parte offesa».

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Massimo Carminati, ex dei Nar e della Banda della Magliana.

Restano in carcere, e rimane confermata l'aggravante mafiosa per Massimo Carminati, Riccardo Brugia, Roberto Lacopo e Fabrizio Franco Testa, coinvolti nell'inchiesta Mafia Capitale. Lo ha deciso il tribunale del Riesame che ha rigettato le richieste avanzate dai difensori, e ha confermato il carcere anche per Emilio Gammuto, accusato di corruzione aggravata.
Una vittoria significativa per i pm che l'11 dicembre, nel corso dell'udienza davanti al tribunale della Libertà avevano ribadito con forza che quello capeggiato dall'ex Nar è un clan con dinamiche mafiose.
RICORSO IN CASSAZIONE. I difensori di Carminati hanno annunciato il ricorso in Cassazione in quella che si annuncia come una vera e propria battaglia legale.
L'avvocato di Carminati e Brugia, Giosuè Bruno Naso, aveva chiesto che fosse dichiarata l'insussistenza dell'aggravante del metodo mafioso contestato agli indagati e, in subordine, gli arresti domiciliari per Testa e Lacopo. I pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini hanno sollecitato il rigetto di tutte le richieste. Infine Raffaele Bracci, accusato di usura, è andato ai domiciliari su decisione del gip Flavia Costantini.
BUZZI SI AUGURAVA «MONNEZZA E PROFUGHI». Tra i vari business del clan, quello più remunerativo era legato senz'altro alla gestione del verde pubblico e dell'emergenza immigrazione, al punto che in un sms, Salvatore Buzzi, dominus delle cooperative, augurava «un 2013 pieno di monnezza, profughi, sfollati e bufere». E gli uomini del clan potevano contare su funzionari corrotti al punto da diventare «clienti» preferenziali nell'affidamento di appalti.
Un caso, descritto in una informativa del Ros, è quello dell'appalto da 800 mila euro che nell'estate del 2013 fu affidato alla cooperativa guidata da Salvatore Buzzi in tema di manutenzione delle piste ciclabili della città.
UN FUNZIONARIO COMUNALE A LIBRO PAGA. Per questa operazione un ruolo fondamentale è stato svolto, secondo gli inquirenti, da Claudio Turella, funzionario del X dipartimento di Roma Capitale (Tutela ambiente e verde - Protezione civile) e ritenuto dagli inquirenti colui che «garantiva al sodalizio continuità tra le diverse Giunte capitoline, consentendogli di esercitare pertanto le proprie influenze, indipendentemente dall'area politica al potere».
Per l'appalto il funzionario si sarebbe mosso, in base a quanto ricostruito dal Ros, per far ottenere gli 800 mila euro «al netto dell'Iva invece che comprensivo di quest'ultima imposta». In cambio, Turella «avrebbe avanzato la richiesta di 100 mila euro, successivamente rinegoziata in 30 mila come prezzo per l'atto contrario ai doveri di ufficio».
IL NOME DI TURELLA LEGATO AL FURTO DI PC. In una intercettazione Buzzi, confermando che Turella era uomo vicino al clan, afferma che «gli davamo la pagnotta pure a lui...». Stando alle carte dell'inchiesta, Turella avrebbe ricevuto dal clan anche «40 mila euro, elargiti quale evidente tangente per l'emergenza neve».
Al nome del funzionario «buono per tutte le stagioni» è legato anche un vero e proprio giallo: il furto, avvenuto il 5 dicembre, di un pc in un ufficio comunale. Di questo episodio i Ros hanno dato conto nell'informativa e questo farebbe supporre un legame tra la rapina e gli sviluppi della maxinchiesta.
In particolare i carabinieri hanno fatto riferimento alla gran massa di soldi, circa 570 mila euro, che è stata trovata nell'abitazione del funzionario comunale. Ma non solo. Gli inquirenti capitolini stanno 'rileggendo' sotto una nuova luce un episodio avvenuto nell'aprile 2014 quando di un sottufficiale della Guardia di finanza di Cisterna di Latina fu pestato da due individui. Il militare, ha scritto il Ros, stava svolgendo indagini su una società pontina che aveva avuto rapporti con la cooperativa di Salvatore Buzzi.

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