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GUERRA 13 Dicembre Dic 2014 0055 13 dicembre 2014

Ucraina: due morti, ma la tregua regge

Nazionalisti pro Kiev uccisi. Poroshenko però festeggia: «Prime 24 ore di cessate il fuoco vero».

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Il presidente dell'Ucraina, Petro Poroshenko.

La tregua è iniziata da tre giorni nel Sud Est ucraino, ma si spara e si muore ancora. Almeno due volontari di un battaglione di nazionalisti pro-Kiev sono stati uccisi la notte tra l'11 e il 12 dicembre in un combattimento con i filorussi, gettando ombre sul cessate il fuoco.
Si tratta comunque, per ora, di fatti episodici sullo sfondo di un accordo che stavolta sia le autorità ucraine sia i separatisti ritengono globalmente rispettato. Tanto che il presidente Petro Poroshenko ha espresso la sua soddisfazione dall'Australia per le prime 24 ore di «vera tregua».
TENSIONE ALTA. La tensione resta comunque alta a due giorni da un incontro a Roma tra il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, e il segretario di Stato Usa, John Kerry, annunciato in serata dall'agenzia Tass. E il voto del Congresso Usa che autorizza nuove sanzioni contro Mosca e la fornitura di armi letali all'esercito ucraino non serve di certo a migliorare le infuocate relazioni diplomatiche tra l'Occidente e la Russia, accusata di sostenere militarmente i separatisti.
Il testo è stato adottato all'unanimità dal Senato e dalla Camera, ma per ragioni tecniche deve ripassare in Senato prima di approdare sul tavolo del presidente americano, Barack Obama, per la firma. Del resto non scontata. Il leader della Casa Bianca finora ha preferito in effetti limitare la fornitura a Kiev di equipaggiamento militare «non letale» come radar, visori notturni e giubbotti antiproiettile.
MOSCA: «GLI USA ALIMENTANO LO SCONTRO». Mentre la decisione del Congresso rappresenta di certo un passo importante, anche sul piano simbolico, e la Russia ha già espresso «profondo rammarico» accusando il Congresso di Washington di voler alimentare il «confronto aperto».
Quasi a ribadire che una futura escalation delle violenze non è da escludere, il ministro della Difesa ucraino Stepan Poltorak ha del resto annunciato minacciosamente che Kiev, nonostante sia sull'orlo della bancarotta, intende raddoppiare le spese militari per il 2015 fino a 2,4 miliardi di euro.
E che anche il numero degli effettivi è destinato ad aumentare: da 232 mila a 250 mila con la chiamata alle armi di altri 40 mila uomini. A cui si aggiungono 10.500 militari in ferma volontaria.
GIALLO SULLA MORTE DI DUE MILIZIANI. A far traballare la tregua è intanto l'uccisione, denunciata dal consigliere del ministro dell'Interno ucraino Anton Gherashenko, di due combattenti del battaglione di volontari pro-Kiev 'Azov' e il ferimento di altri tre in uno scontro con i separatisti nella notte a Pavlopil, a circa 25 chilometri dall'importante città portuale di Mariupol, sul Mar Nero.
Una notizia confermata dall'agenzia dei filorussi Novorossia, che invece ha ignorato la presunta uccisione di miliziani di cui ha riferito sempre Gherashenko sulla sua pagina Facebook. E il consigliere del ministero dell'Interno di Kiev sostiene anche che una jeep dei separatisti sia saltata in aria su una mina «calibrata per far esplodere un carro armato» e che quindi «probabilmente non è rimasto vivo nessuno» degli uomini a bordo.
NON SONO I PRIMI MORTI DALLA TREGUA. Difficile dire se si tratti ancora di propaganda. Di certo i morti del 12 dicembre non sono i primi da quando il 9 è scattato il cessate il fuoco. Appena l'11 le stesse autorità ucraine avevano denunciato l'uccisione di tre propri soldati e il ferimento di altri otto.
Secondo il Consiglio di sicurezza ucraino tuttavia, a parte qualche episodio isolato, i bombardamenti nel Sud Est «sono cessati» e la tregua è globalmente rispettata da entrambe le parti in lotta, almeno sul fronte delle armi pesanti: «Lanciarazzi multipli e cannoni non sono stati usati», ha sottolineato il colonnello Andrii Lisenko. Mentre i separatisti hanno assicurato che stanno ritirando le loro artiglierie per creare la zona cuscinetto larga 30 chilometri prevista dall'intesa per il cessate il fuoco: una notizia che peraltro la missione speciale dell'Osce in Ucraina dice di non poter ancora confermare.

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