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GIUSTIZIA 13 Dicembre Dic 2014 1715 13 dicembre 2014

Mafia Capitale, Carminati trasferito nel carcere di Tolmezzo

Provvedimento necessario per «incompatibilità ambientale». Intanto spunta il nome di un altro ex Nar, Luigi Ciavardini.

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Il Cecato - questo il soprannome di Carminati - dopo l'arresto da parte della procura di Roma.

Massimo Carminati, l'ex terrorista dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) al centro dell'inchiesta Mafia Capitale, è stato trasferito il 13 dicembre dal carcere di Rebibbia (Roma) a quello di massima sicurezza di Tolmezzo (Udine).
«Esiste il divieto per gli imputati di associazione mafiosa di stare tutti nello stesso carcere», ha spiegato il suo avvocato Giosuè Naso. «La realtà è che vogliono rendermi impossibile la possibilità di difendere il mio assistito».
Ventiquattr'ore prima l'altro arrestato eccellente, il dominus delle coop sociali di Roma Salvatore Buzzi, era stato trasferito nella prigione nuorese di Badu 'e Carros.
Il provvedimento si è reso necessario per una questione di «incompatibilità ambientale».
IL 15 GLI INTERROGATORI DI ROTOLO E RUGGERO. Nel frattempo prosegue il lavoro dei magistrati. Sono in programma la mattina del 15 dicembre nel carcere di Regina Coeli, gli interrogatori di Rocco Rotolo e di Salvatore Ruggero, gli ultimi due a essere finiti in carcere nell'ambito dell'inchiesta.
Entrambi sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso in quanto ritenuti responsabili di aver assicurato il collegamento tra il clan dei Mancuso, egemone nel Vibonese, e alcune cooperative riconducibili a Salvatore Buzzi, braccio finanziario, secondo la procura di Roma, dell'organizzazione criminale capeggiata da Carminati.

Spunta il nome di Ciavardini, ex Nar condannato per la strage di Bologna

L'ex Nar Luigi Ciavardini in una foto d'archivio.

Agli atti dell'inchiesta spunta intanto l'intercettazione di una conversazione avvenuta il 7 febbraio 2013 in un bar di Roma tra l'imprenditore Mario Zurlo e il braccio destro di Massimo Carminati, Riccardo Brugia.
I due durante l'incontro parlano, secondo gli inquirenti, di Silvia Pesante, già direttrice del carcere del Frosinone e sostituita il 12 dicembre alla guida dell'istituto di pena di Sulmona.
Non viene mai pronunciato il suo nome ma si fa riferimento a una «bionda direttrice del carcere di Frosinone».
«STAVA CON UNA BIONDA...». «L'altro giorno», dice Zurlo, «è passato Luigi (Ciavardini, ex Nar condannato a 30 anni per la strage alla stazione di Bologna, ndr) per farmi gli auguri e stava con una bionda in macchina, rideva. È il direttore del carcere di Frosinone, se la stava portando a casa... gli ho detto di stare attento perché il giorno che non te la porti più a casa questa te fa leva la semilibertà... perché quella è un dipendente del ministero degli Interni».
Zurlo poi dice a Brugia che Ciavardini «con la sua cooperativa sociale sta facendo tutti i lavori intorno al carcere, gli pulisce l'erba... c'ha tutto il verde esterno».
L'EX NAR: «PORCHERIE, NON SONO BUZZI». Immediata la presa di distanza del diretto interessato: «Mettermi in mezzo in questa inchiesta è davvero una porcheria, siamo sempre stati lontani da chi quelle cooperative le ha gestite e da chi possa aver avuto rapporti con loro. Non sono Buzzi», ha detto Ciavardini.
«Non so se Zurlo abbia potuto conoscere la signora in qualche particolare occasione. Ma la sua ricostruzione non è corrispondente alla realtà», ha continuato l'ex Nar. «Bisognerebbe essere più attenti a mettere in mezzo le persone. Io faccio attività di volontariato per il reinserimento dei detenuti. Per cui le mie frequentazioni con le direzioni di diversi carceri sono all'ordine del giorno».

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