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INDAGINI 13 Dicembre Dic 2014 1245 13 dicembre 2014

Omicidio Loris, la procura smentisce Veronica Panarello

Convalidato il fermo della donna. Pm: nelle telecamere indizi di colpevolezza.

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Veronica Panarello sorretta da marito all'uscita dalla questura di Ragusa.

Si fa sempre più complicata la situazione di Veronica Panarello per la quale il gip di Ragusa, Claudio Maggioni, ha convalidato il fermo ed emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, accogliendo sostanzialmente la richiesta della procura.
LE ACCUSE DEI PM. I magistrati, infatti, ritengono che la donna sia la responsabile della morte del figlio Loris di otto anni e hanno spiegato che sono «quattro i principali elementi dell'accusa al centro della richiesta di fermo» di Panarello che deve rispondere di omicidio aggravato e occultamento di cadavere.
Il procuratore di Ragusa, Carmelo Petralia, e il sostituto Marco Rota hanno ricordato che tra gli «elementi principali posti dall'accusa a sostegno della sussistenza di gravi indizi di colpevolezza che sono stati largamente condivisi e valorizzati dal gip c'è il 'pedinamento elettronico'».
AZIONI RIPRESE DALLE TELECAMERE. Il riferimento è alle telecamere di videosorveglianza pubbliche o private di Santa Croce Camerina che hanno «attestato in modo obiettivo gli spostamenti di Panarello la tragica mattina del 20 novembre, con particolare riferimento al passaggio dell'autovettura a lei in uso in quel frangente, per ben due volte, in estrema prossimità al luogo del successivo rinvenimento del piccolo Loris, in un arco temporale compatibile sia con l'ora del decesso, come determinato in sede di consulenza medico-legale, sia con l'azione di occultamento del corpo esanime».
LA PROCURA SMENTISCE LA DONNA. Secondo la procura di Ragusa, poi, dall'inchiesta emerge «l'assoluta inconciliabilità di tali obiettive risultanze con le dichiarazioni rese più volte dalla donna alla polizia giudiziaria e ribadite anche in sede di interrogatorio da parte del pm e del gip».
Tra le contestazioni dell'accusa c'è anche la «compatibilità del mezzo che ha cagionato la morte, per dimensione e forma, con le fascette stringicavo presenti nell'abitazione di Panarello e consegnate dalla stesa donna, con implausibile giustificazione ed anomala tempistica, alle maestre di Loris».
NESSUN ABUSO SESSUALE. La procura ha, però, precisato che «al fine di scongiurare un'empatizzazione tragica di una vicenda già di per se molto dolorosa» è «utile precisare che l'esito degli esami istologici effettuati sul corpo ha escluso qualsivoglia traccia anche labile, recente o risalente, di abuso sessuale» nei confronti del bambino.
Inoltre Petralia e Rota hanno spiegato che «il fragile quadro psicologico di Panarello non disgiunto da un vissuto personale di profondo disagio nei rapporti con la famiglia d'origine è una possibile concausa della determinazione omicida» della donna, anche se rimane oscuro il movente che avrebbe spinto la 26enne a uccidere il figlio e a gettarne poi il corpo nel canalone di contrada Mulino Vecchio.

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