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UDIENZA 13 Dicembre Dic 2014 1330 13 dicembre 2014

Processo Concordia, Schettino accusa gli ufficiali

L'ex comandante: «Grave che non abbiano capito che il promontorio non è di gomma».

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L'ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino.

Francesco Schettino attacca gli ufficiali della Costa Concordia in plancia di comando quando la nave naufragò.
Durante l'udienza per il processo che vede l'ex comandante principale indiziato della tragedia all'isola del Giglio nel 2012 quando morirono 33 persone, Schettino, rispondendo, in controesame, al pm Stefano Pizza, ha detto che «l'imprudenza fu aver deviato dalla rotta consueta», ma ha aggiunto che «la rotta tracciata a 0,5 miglia dalla costa era in sicurezza e la si poteva affrontare».
COLPA DEGLI UFFICIALI. Secondo l'ex comandante, infatti, «una cosa è discostarsi dalla rotta a 0,5 miglia dall'isola, una cosa è credere di volare sulla montagna» e pensare di «essere sull'aereo Concorde, anziché sulla Concordia».
Messo sotto pressione dal pm, Schettino ha così accusato nuovamente gli ufficiali in plancia di comando che non lo avvisarono che la nave era fuori rotta: «È grave che non abbiano capito che il promontorio non è di gomma», ha aggiunto.
ORDINI NON RISPETTATI. Dalla ricostruzione dell'ex comandante è emerso che Schettino «aveva dato degli ordini» per tenere la rotta giusta: «È una normale routine giornaliera, c'è apposta uno staff per eseguire gli ordini». Poi ha aggiunto: «Diversamente, se non avessi a disposizione queste persone, non sarei andato a fare altre cose, me ne sarei occupato io».
Quando il pm gli ha chiesto se avesse dato ordini per sapere dove fosse la nave, l'ex comandante ha chiarito che «c'è team di ufficiali, c'è un piano di viaggio da rispettare, e non per fare una cortesia a me».
FLOP DELLA MANOVRA. «Nessuno voleva schiantarsi sulla montagna», ha aggiunto Schettino, «se c'era qualche evento diverso dal previsto mi doveva essere rappresentato. Mi tormenta, tutt'oggi, di come gli ufficiali non mi fecero questa rappresentazione del problema», cioè aver deviato dalla rotta diversa da quella di sicurezza, «altrimenti non sarei qui».
«Il mio incantesimo si è rotto quando ebbi la visione della schiuma» presso gli scogli de Le Scole al Giglio e «ho tentato la manovra in emergenza», ha continuato l'ex comandante, secondo cui «con 30 secondi in più a disposizione» l'operazione sarebbe riuscita.
COMMOZIONE IN AULA. Durante l'udienza, inoltre, Schettino si è commosso ricordando le fasi del definitivo ribaltamento della Concordia al Giglio e di come lasciò, su una scialuppa, la nave.
«Purtroppo ci furono persone rimaste incastrate tra i terrazzini», ha detto aggravando il tono della voce e abbassando lo sguardo, «Sono momenti indimenticati. In quel momento tra morire, tuffarsi, cadere, sono andato sulla scialuppa».
L'ex comandante, che verrebbe riconosciuto in alcune immagini mentre si appresta a salire sulla scialuppa, ha spiegato che «l'alternativa era morire o buttarsi fuori dall'ombra della nave che stava per abbattersi».
AMMISSIONE DI RESPONSABILITÀ. Tuttavia, Schettino ha anche ammesso di essere «pronto» ad assumersi la sua «quota di responsabilità».
Lo ha detto quando ha parlato delle operazioni di ammaino ed evacuazione della nave.
«Il successo dell'operazione dipendeva anche dagli uomini nei posti-chiave», ha precisato l'ex comandante in conclusione di interrogatorio da parte dei suoi difensori.

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