TERRORE 15 Dicembre Dic 2014 1754 15 dicembre 2014

Sydney, blitz della polizia: morti il sequestratore e due ostaggi

Irruzione nel bar dopo 16 ore (foto). Ucciso il predicatore iraniano. Il profilo del rapitore. Isis: «Ci saranno altri attacchi». Falso allarme bomba a Canberra.

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Sedici ore col fiato sospeso. L'Australia è piombata improvvisamente nell'incubo jihadista lunedì 15 dicembre, quando un uomo armato ha fatto irruzione in una caffetteria Lindt di Martin Place, nel distretto economico di Sydney, tenendo in ostaggio per gran parte della giornata 17 ostaggi.
PREDICATORE IRANIANO. Dopo ore di panico, il blitz della polizia si è risolto a notte fonda, con la liberazione di tutte le persone sequestrate e l'uccisione del folle, un predicatore di origini iraniane, Man Haron Monis, già noto alle forze dell'ordine per aver scritto lettere minacciose alle famiglie dei soldati australiani uccisi in Afghanistan. In passato, inoltre, l'uomo sarebbe stato accusato di aver abusato di decine di donne durante la sua attività di «guaritore».
ABBOTT: «ERA UNO SQUILIBRATO». Monis soffriva di problemi di «instabilità mentale», secondo quanto affermato dal premier australiano, Tony Abbott in un incontro con la stampa convocato dopo la fine del blitz che ha chiuso la vicenda: «Aveva un pesante passato di violenza, era impregnato di estremismo e soffriva di instabilità mentale», ha sottolineato Abbott. Secondo il premier australiano, non avrebbe avuto in ogni modo contatti diretti con gruppi organizzati, ma ha «cercato di coprire i suoi atti con i simboli dell'Isis».
DUE MORTI, QUATTRO FERITI. Con lui, nel corso del blitz hanno perso la vita altre due persone, un uomo di 34 anni - manager del locale - e una donna di 38, avvocato e madre di tre bambini: non è chiaro se per mano del predicatore o perché colpite dagli agenti. Incerto, invece, il numero di feriti tra le persone fuggite a mani alzate in mezzo a esplosioni di granate e colpi di pistola.

La ricostruzione del squestro avvenuto a Sydney secondo il tabloid britannico Guardian.

BANDIERA ISLAMICA. Il sequestratore aveva assaltato la cioccolateria attorno alle 9 ora australiana, esponendo una bandiera islamica e facendo prigionieri 17 ostaggi tra impiegati e clienti. Non il vessillo dell'Isis, come si era pensato in un primo momento, ma della Shahada, la professione di fede dei musulmani. La scritta recitava: «Non c'è altro Dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo profeta».
Già nel corso della giornata, tuttavia, una decina di persone era riuscite a fuggire dal bar. Con Monis che si era affannato a chiedere la consegna di una bandiera dell'Isis «ufficiale» in cambio della liberazione degli altri.
CONFLITTO A FUOCO. Secondo quanto hanno riferito fonti della polizia, citate dalle reti televisive australiane, è stato lo stesso sequestratore ad aprire il fuoco, facendo scattare il blitz degli agenti. Le forze speciali erano pronte a intervenire, ma l'avvio delle operazioni è stato dato solo dopo che è stato avvertito un colpo d'arma da fuoco dentro la caffetteria. Terminata l'irruzione, gli artificeri hanno introdotto un robot all'interno del locale, dove potrebbero esserci degli ordigni innescati. Poi, sono entrate in azione le unità cinofile. Intanto inizia la ridda di ipotesi sulle cause che hanno spinto Monis al folle gesto: conforta immaginarlo come un semplice squilibrato, ma potrebbe essere solo l'ultimo dei terroristi della porta accanto, pronti a colpire e a far strage di innocenti nel nome del 'califfo', Abu Bakr al Baghdadi.

  • Sidney: il luogo del sequestro in una mappa della Bbc.

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