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DIPLOMAZIA 16 Dicembre Dic 2014 0714 16 dicembre 2014

Marò, l'India respinge le istanze di Girone e Latorre

I due militari avevano chiesto l'attenuazione delle condizioni di libertà provvisoria. Napolitano: «Fortemente contrariato». Pinotti reagisce: «Latorre deve curarsi in Italia».

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I fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone con una guardia indiana.

La Corte Suprema non ha accolto le istanze presentate dai fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, volte ad una attenuazione della libertà provvisoria. Avrebbero permesso, nel primo caso, un prolungamento della permanenza in Italia, e nel secondo un rientro in Puglia per le festività natalizie.
Il ministro della Difesa Roberta Pinotti, nel corso della trasmissione televisiva Porta a porta, ha annunciato che l'Italia farà resistenza: «Massimiliano Latorre si deve curare qui in Italia, ce lo stanno dicendo i medici e non vedo quindi come possa tornare in India. Noi non ci muoviamo da questa posizione», ha precisato il ministro.
IL MINISTRO: «REAGIREMO». La decisione della Corte è stata definita «una doccia gelata» dal titolare della Difesa. «Incomprensibile anche dal punto di vista umanitario, e l'Italia non può che reagire. Stiamo seguendo il caso insieme al premier e al ministro degli Esteri, mercoledì 17 dicembre in Parlamento faremo il punto politico».
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in precedenza, con una nota si era detto «fortemente contrariato per le notizie giunte da Nuova Delhi, circa gli ultimi negativi sviluppi» della vicenda. Affermando che sarebbe rimasto «in stretto contatto con il governo per seguire con attenzione gli orientamenti che si determineranno in parlamento».
GENTILONI: «GOVERNO IRRITATO». Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha espresso invece «l'irritazione del Governo per la decisione presa in India sui nostri fucilieri di Marina. Una decisione grave, a cui credo che il Paese debba reagire con fermezza e unità».
Sulla questione si è espressa anche Federica Mogherini, ex ministro degli Esteri italiano e attuale Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue: «La decisione di respingere la richiesta di Massimiliano Latorre di prolungare la sua permanenza in Italia per cure mediche e il rifiuto del permesso a Salvatore Girone di passare a casa il periodo di Natale delude le aspettative per la soluzione mutualmente concordata e da lungo tempo attesa e che finora non si è rivelata possibile», ha scritto in una nota.
MOGHERINI INVITA A UNA RAPIDA SOLUZIONE. «La situazione dei due militari italiani si protrae da quasi tre anni, ormai. L'Ue ha ripetutamente invitato a una soluzione reciprocamente accettabile, nell'interesse tanto dell'Italia quanto dell'India, basata sul diritto internazionale. L'Ue continuerà a seguire attentamente la questione in contatto con il governo italiano e ribadisce l'invito ad una pronta soluzione».

Il presidente della Corte in disaccordo con le richieste

I due marò Massimiliano Latorre (a destra) e Salvatore Girone (a sinistra).

Quarto caso nell'agenda del 16 dicembre, le 'petition' dei due marò sono state illustrate dall'avvocato Soli Sorabjee, accompagnato da K.T.S. Tulsi, a un tribunale di tre giudici presieduto dal presidente della stessa Corte, H.L.Dattu. Quest'ultimo ha fin dall'inizio assunto un atteggiamento visibilmente in disaccordo con le richieste, formulando nei loro confronti numerose obiezioni.
DIBATTITO SU LATORRE. In un breve intervento, il magistrato che rappresentava il governo aveva manifestato la sua non contrarietà a concedere una estensione della permanenza in Italia per Latorre. L'istanza di Girone, per un rientro in famiglia per un periodo di tre mesi, anche in occasione delle vacanze natalizie, è stata poco dibattuta, mentre quasi tutto il tempo, circa 30 minuti, del dibattito concesso si è incentrato sui quattro mesi chiesti da Latorre per continuare il suo percorso terapeutico e sottoporsi l'8 gennaio ad un intervento cardiaco.
«ANCHE LE VITTIME HANNO I LORO DIRITTI». Il presidente della Corte ha ascoltato la difesa ma poi, dopo aver discusso anche con i giudici a latere, ha eccepito su vari punti della richiesta, sorprendendosi fra l'altro che in essa fosse sollevato anche il problema della giurisdizione. «Allorché le indagini non si sono concluse e i capi d'accusa non sono stati presentati», ha osservato, «come posso io concedere l'autorizzazione agli imputati?».
«Sarebbe bene», ha aggiunto, «che tutti gli sforzi fossero concentrati sulla chiusura della fase istruttoria del processo». Dattu ha quindi chiesto «il rispetto del sistema legale indiano perché», ha arguito, «se concedessi questo ai due richiedenti, dovrei farlo anche per tutti gli imputati indiani». E poi, ha concluso, «anche le vittime hanno i loro diritti».
COMPAGNA DI LATORRE: «ENORME INGIUSTIZIA». La compagna di Latorre, Paola Moschetti, ha parlato di «un'enorme ingiustizia nei confronti di due uomini, nei confronti dei loro cari, dei militari e nei confronti di tutto il popolo italiano. Questa notizia ci ha colpiti profondamente».

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