Paolo Sesto Beato 141019122623
RIVELAZIONE 17 Dicembre Dic 2014 1750 17 dicembre 2014

Cuba, Alan Gross: il Vaticano ha collaborato per la sua liberazione

Il senatore Usa Richard J. Durbin: «Ha lavorato per più di un anno con l'amministrazione Obama».

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Piazza San Pietro gremita di fedeli.

Il senatore Richard J. Durbin è stato buttato giù dal letto, nella notte tra martedì 16 e mercoledì 17 dicembre, da una telefonata del consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Susan Rice. Dopo oltre cinque anni di prigionia a Cuba, Alan Gross stava tornando a casa. Durbin ha raccontato al Washington Post di aver accolto la notizia come «un grande sollievo», e ha rivelato che per la liberazione del contractor l'amministrazione Obama ha lavorato per più di un anno assieme al Vaticano.
«TEMEVO PER LA SUA SALUTE». Il senatore era preoccupato per Gross: «Ho avuto modo di conoscere sua moglie Judy, ho condiviso il suo dolore. Temevo per la sua salute, se fosse rimasto in prigione a Cuba». Durbin ha scoperto solo di recente della collaborazione tra Stati Uniti e Santa Sede per riportarlo dai suoi cari: «Ho parlato con il presidente molte volte nel corso degli anni, so che voleva cambiare il nostro rapporto con Cuba. Sapevo anche che l'amministrazione stava lavorando dientro le quinte per ottenere il rilascio di Alan Gross».
IL VIAGGIO A CUBA NEL 2012. Nel 2012 il senatore Durbin era andato a L'Avana con altri senatori democratici, proprio per incontrare Gross nell'ospedale della prigione cubana in cui era trattenuto. Da allora ha continuato a occuparsi del suo caso. «Era all'interno di un ambiente ospedaliero, ma non riuscivo a capire come una persona che aveva semplicemente portato delle apparecchiature informatiche a degli ebrei cubani all'interno di una sinagoga potesse essere trattato in quel modo per cinque anni. Ero davvero preoccupato per lui».
SOLO UNA PEDINA IN UNO SCAMBIO DI PRIGIONIERI. Durbin ha raccontato che durante il loro colloquio Gross gli ha confidato di sentirsi soltanto «una pedina in uno scambio di prigionieri». Sulla svolta impressa ora da Obama alle relazioni con Cuba, il senatore non ha dubbi: «Bisogna riconoscere che la nostra politica estera per oltre mezzo secolo non ha avuto successo. Aprire le porte ai viaggi, al commercio e agli scambi avrà un impatto sicuramente migliore nel cambiare la situazione sull'isola rispetto a quanto fatto negli ultimi 50 anni».

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