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BOTTA & RISPOSTA 17 Dicembre Dic 2014 2252 17 dicembre 2014

Mafia Capitale, Bindi: «Rapporti anche con Giunta Marino»

Il sindaco capitolino si difende: «Nessuno dei miei è indagato per associazione mafiosa».

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Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia.

La mafia «si è insediata e ha fatto il salto di qualità con Alemanno, ma è innegabile che ha avuto rapporti politici anche con la sua Giunta». Lo ha dichiarato il presidente della Commissione parlamentare anti-mafia Rosy Bindi, rivolgendosi in audizione al sindaco di Roma Ignazio Marino.
«NESSUNA ASSOCIZIONE MAFIOSA». «Non c'è nessuno nella mia amministrazione indagato per associazione mafiosa», ha risposto il primo cittadino capitolino. «Chi è indagato per corruzione in un'indagine per mafia» - ha ribattuto Bindi - «è comunque un interlocutore e forse il terminale o l'arma impropria che viene utilizzata».
«La mafia con la Giunta precedente aveva posizioni di vertice» - ha ricordato ancora Marino - con la mia ha certamente tentato di avvicinarsi e di infiltrarsi, ma non c'è riuscita perché non aveva nessuna posizione di vertice. L'assessore Ozzimo che si è dimesso è indagato per corruzione. Come anche il presidente dell'assemblea capitolina (Mirko Coratti, ndr). Non sono indagati per associazione mafiosa».
«COME FACEVO A SAPERE DI BUZZI?». «Lei esclude che Buzzi abbia finanziato la sua campagna elettorale?» - ha chiesto Bindi al primo cittadino, che ha risposto: «Assolutamente no. Lei non me l'ha chiesto e io non lo ho escluso e anzi lo affermo: Buzzi, come altre persone ha finanziato la campagna elettorale con le cooperative e quei soldi sono soldi regolarmente denunciati alla Corte dei Conti. E se neanche il prefetto sapeva che Buzzi era un delinquente, come facevo a saperlo io?» «Sul controllo che spettava all'amministrazione sul funzionamento dei campi di immigrazione ci sa dire qualcosa?» - ha incalzato Bindi. «La questione di rom sinti e camminanti non riguarda solo la nostra Capitale» - ha replicato Marino - «e non è di facile soluzione ma noi abbiamo affrontato sin dall'inizio a partire dal riportare quelle strutture all'interno della legalità con l'obiettivo di superarli definitivamente».
«LEI NON MI HA RISPOSTO». «Il guadagno che veniva fuori dalle cooperative» - ha continuato Bindi - «e che poi finiva in tangenti, questo denaro pubblico in gran parte è sotto il controllo dell'amministrazione comunale. La domanda è semplice: chi doveva controllare? Di fronte a quello che è successo, chi doveva controllare e non se ne è accorto è già stato chiamato per nome e cognome? Perchè questo settore è sfuggito in maniera così macroscopica?». E Marino:«Posso solo spiegare con le mie parole quello che ho fatto e quale è la mia visione. Noi abbiamo cercato di imporre all'interno dei campi la legalità con gli strumenti di cui disponevamo». Alla fine Bindi ha chiosato : «Lei alla domanda 'perché non avevate controllato le cooperative di Buzzi' non mi ha risposto».

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