Cuba 141218084932
NEGOZIATI 18 Dicembre Dic 2014 0845 18 dicembre 2014

Cuba-Usa, 7 motivi per porre fine all'embargo

Dall'economia de L'Avana mai crollata alle critiche dell'Onu. Fino al pressing dei cittadini americani. Perché el bloqueo era destinato a essere rimosso.

  • ...

Mercoledì 17 dicembre Cuba e Usa hanno inaugurato una nuova stagione di dialogo.

Ci sono voluti oltre 50 anni perché Cuba e Usa ponessero fine alle ostilità e iniziassero a dialogare per normalizzare i rapporti.
Mercoledì 17 dicembre, Washington e L'Avana hanno deciso di fare un passo importante per la riconciliazione con l'embargo che - previo l'ok del Congresso Usa (i repubblicani hanno promesso battaglia) - è destinato a finire dopo più di mezzo secolo. Anche se parte di merito è certo del Vaticano e delle strategie di papa Francesco.
CANCELLATE LE SANZIONI. Per ora il presidente americano Barack Obama ha solo cancellato le sanzioni per quella parte che non richiede il sì del Congresso: via libera, quindi, ai viaggi più facili, agli affari e alle comunicazioni, all'uso delle carte di credito sull'Isola e a internet.
Ecco sette motivi perché el bloqueo, come è chiamato a Cuba l'embargo, è fallito.

1. Gli Usa hanno ammesso il flop

Il governo Usa ha ammesso che l'embargo non ha funzionato.
L'obiettivo di Washington, infatti, era quello di fare una pressione economica per convincere i politici dell'Isola a promuovere una riforma democratica. Invece, come hanno testimoniato molti esuli cubani, L'Avana ha sempre resistito.
Un documento del Senato Usa, poi, ha precisato che «un improvviso crollo del regime castrista è improbabile» e che «gli sforzi americani per sostenere l'opposizione diretta con la costruzione di strumenti ad hoc sono in gran parte falliti».

2. L'economia cubana non è crollata

L'economia cubana, dopo l'istituzione dell'embargo, avrebbe dovuto crollare. El bloqueo ha certamente fatto danni rendendo la vita più difficile ai cittadini dell'Isola, ma non abbastanza per metterli in ginocchio.
Secondo quanto ha riferito Vox.com, infatti, L'Avana è riuscita a resistere, nonostante le difficoltà soprattutto degli Anni 90 quando Cuba s'è ritrovata abbandonata dall'Unione sovietica.
Gli analisti della Cia pensarono, all'epoca, che il disimpegno di Mosca avrebbe portato al crollo economico e alla fine del regime castrista. Ma la storia li ha smentiti.

3. Troppe vittime dell'embargo

Se l'embargo non ha fatto crollare l'economia, di certo ha provocato numerosi morti.
Nel 2010 una ricerca Usa ha svelato che le misure di Washington avevano ripercussioni sulla salute dei cubani. Gli Usa, infatti, con il Cuba Democracy Act del 1992 hanno limitato l'esportazioni di medicine con gravi conseguenze.
I responsabili del report hanno precisato come con la «carenza di farmaci c'è stato il 48% in più di morti legati alla tubercolosi e nel 1995 i malati sono triplicati rispetto a cinque anni prima». E l'allentamento delle misure deciso nel 2001 non ha migliorato lo stato di salute dei cubani.

4. I diritti umani non sono migliorati

Le sanzioni di Washington, oltre che a voler far crollare l'economia e il regime castrista, puntavano a convincere il governo de L'Avana a fare aperture sui diritti umani.
Eppure sul tema non ci sono stati miglioramenti, tanto che Cuba rimane uno dei Paesi meno liberi del mondo (almeno di quello Occidentale).
Con i negoziati, gli Usa chiedono un miglioramento delle condizioni dei diritti umani e delle riforme democratiche.

5. Le critiche degli altri governi

A chiedere la fine dell'embargo Usa è stato, più volte, anche l'Onu.
L'assemblea generale delle Nazioni unite ha votato 23 volte provvedimenti che invitavano Washington a rimuovere el bloqueo. Nel 2014, per esempio, ben 188 Paesi su 193 hanno approvato una risoluzione per fermare l'embargo.
Inoltre è stato evidenziato che Europa, Asia e America Latina hanno recentemente aumentato scambi e investimenti con Cuba: segno che gli Usa avrebbero dovuto presto aggiornarsi.

6. Stop al terrorismo de L'Avana

Sin dagli Anni 80 gli Usa considerano Cuba uno sponsor del terrorismo: per Washington, L'Avana sostiene il gruppo basco del'Eta e i militanti delle Farc in Colombia.
Tuttavia, un recente documento del Dipartimento di Stato Usa ha segnalato che «non c'è alcuna indicazione che sveli che il governo cubano abbia fornito armi o addestrato gruppi terroristici».
I legami con l'Eta, infatti, sono ormai superati e nel 2013 Cuba ha «sostenuto e ospitato negoziati tra le Farc e il governo colombiano per mediare un accordo di pace». Non proprio un atteggiamento da Paese al fianco dei terroristi.

7. Il pressing dei cittadini Usa

A premere per rimuovere l'embargo sono stati anche gli esuli cubani negli Usa. Ma pure i cittadini americani da tempo si sono allineati a coloro che sono scappati dal regime castrista.
Nel 2014 un sondaggio condotto in tutti gli Stati Uniti ha svelato come la maggioranza degli americani s'è detta favorevole a ridurre le restrizioni per L'Avana. E a volere la fine dell'embargo sono sia democratici (circa 60%) sia i repubblicani (52%). Una svolta storica per il Paese che fino al 1980 vedeva la maggioranza favorevole al el bloqueo (59%). Oggi, però, le cose sono cambiate.

Correlati

Potresti esserti perso