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MURO CROLLATO 18 Dicembre Dic 2014 0645 18 dicembre 2014

Cuba-Usa, il ruolo del Vaticano nei negoziati

Dietro il disgelo, la diplomazia del papa. Francesco: «Bene il riavvicinamento».

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Papa Francesco in Vaticano.

Diciotto mesi di negoziati, ma alla fine il Muro tra Usa e Cuba è crollato. Per merito, certo, del presidente americano Barack Obama e di Raul Castro. Ma pure del Vaticano che da tempo ha mediato tra i due Paesi affinché tornassero a dialogare e Washington potesse così mettere fine all'embargo che dura da 50 anni (serve il via libera del Congresso Usa e i repubblicani hanno promesso battaglia).
A svelare il ruolo della Chiesa, è stato il Vaticano stesso con papa Francesco che, nel giorno del suo 78esimo compleanno ha visto i risultati di un lungo lavoro diplomatico, orchestrato anche dal segretario di Stato Pietro Parolin.
PAPA SODDISFATTO. Attraverso una nota della segreteria di Stato, il pontefice ha espresso «vivo compiacimento per la storica decisione dei governi degli Usa e di Cuba per ristabilire relazioni diplomatiche, al fine di superare, nell'interesse dei rispettivi cittadini, le difficoltà che hanno segnato la loro storia recente». E qualcuno dalla Santa sede ha addirittura spiegato che il disgelo tra i due Paesi è «veramente il dono più bello che ha ricevuto».
LETTERE E TELEFONATE. D'altra parte non poteva essere altrimenti per Francesco che ha lavorato attivamente affinché Cuba e Usa tornassero a parlare. Tanto da meritarsi il ringraziamento pubblico sia di Obama sia di Castro.
Negli ultimi mesi, infatti, il pontefice aveva scritto a entrambi per «invitarli a risolvere le questioni umanitarie d'interesse comune, tra le quali la situazione di alcuni detenuti, al fine di avviare una nuova fase nei rapporti tra le due parti». E alle lettere avevano fatto seguito anche le telefonate di Francesco ai leader coinvolti nei negoziati.
INCONTRI IN VATICANO. L'ultima mediazione del Vaticano è avvenuta a ottobre, quando la Santa sede ha accolto le delegazioni di Usa e Cuba: è stato proprio il papa «a offrire i suoi buoni uffici per favorire il dialogo costruttivo su temi delicati» e da quell'incontro, hanno fatto sapere i vertici ecclesiastici, «sono scaturite soluzioni soddisfacenti per entrambe le parti».
Tuttavia, il Vaticano non ha certo finito la sua missione, tanto che la stessa Santa sede ha precisato nel comunicato di voler «continuare ad assicurare appoggio alle future iniziative delle due nazioni per incrementare le relazioni bilaterali».

Dalla stretta di mano Obama-Castro ai colloqui Kerry-Parolin

La storica stretta di mano tra Barack Obama e Raul Castro.

L'accelerazione dei negoziati tra Cuba e Usa, dopo la storica stretta di mano a dicembre 2013 tra Obama e Castro in occasione dei funerali di Nelson Mandela, si era avuta a gennaio quando il segretario di Stato Usa John Kerry e Parolin si erano incontrati in Vaticano per parlare anche dei negoziati con L'Avana.
Poi a marzo Francesco e il presidente americano ne avevano riparlato. Finché lunedì 15 dicembre Kerry ha visto nuovamente il segretario di Stato vaticano e dopo pochi giorni è arrivato lo storico annuncio di fine dell'embargo seguito alla liberazione dei prigionieri.
LAVORO INIZIATO NEL '60. In realtà, però, il lavoro gestito dal pontefice è stato solo l'ultima parte di una diplomazia iniziata molti anni fa.
Per esempio, negli Anni 60 fu decisivo l'impegno di Giovanni XXIII per evitare l'escalation di tensione tra Washington e L'Avana.
LA VISITA DI WOJTYLA. Poi negli Anni 90 toccò a Giovanni Paolo II dare il suo contributo: nel 1998, dopo aver dato il suo contributo per la caduta del Muro di Berlino e alla fine della Guerra fredda, Karol Wojtyla visitò Cuba dando vita a una nuova stagione di relazioni diplomatiche con l'Isola (fu il primo papa sul suolo cubano). E le foto dell'evento, con Fidel Castro che si presentò senza divisa, divennero un importante simbolo di pacificazione.
NEL 2012 C'È RATZINGER. Nel 2012 anche Benedetto XVI fece la sua apparizione a L'Avana, ma solo dopo che Tarcisio Bertone, allora segretario di Stato, fece la sua tappa a Cuba per preparare l'incontro.
Poi è arrivata la stagione di Francesco con Parolin grande protagonista. È stato quest'ultimo che ha spiegato di recente come il ruolo del Vaticano predicato dal pontefice sia quello di «costruire ponti, sostenere sempre il negoziato e il dialogo come mezzo di soluzione dei conflitti e promuovere la pace, lottare contro la povertà».
Ci voleva un papa venuto «quasi dalla fine del mondo» per abbattere l'ultimo Muro.

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