Chiara Insidioso Monda 141219155540
GIUSTIZIA 19 Dicembre Dic 2014 1500 19 dicembre 2014

Roma, massacrò di botte fidanzata: condannato a 20 anni

Falcioni il 4 febbraio picchiò fino a farle perdere i sensi la 19enne Chiara Monda. Applausi dopo la sentenza.

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Il volto di Chiara postato sul profilo Facebook del padre Maurizio Insidioso.

È stato condannato a 20 anni di reclusione Maurizio Falcioni, l'uomo che il 4 febbraio massacrò di botte la fidanzata Chiara Insidioso Monda riducendola in fin di vita. Un vero e proprio pestaggio che ha portato la 19enne in coma, uno stato da cui la giovane è uscita solo qualche giorno fa.
Lo ha deciso il gup al termine del processo che si è svolto con rito abbreviato, in cui ha completamente recepito l'impianto accusatorio della procura che contestava all'imputato i reati di tentato omicidio e maltrattamenti.
APPLAUSI DOPO SENTENZA. La sentenza che ha condannato l'uomo è stata accolta da un lungo applauso da parte dei parenti e amici di Chiara presenti in aula. «Il massimo della pena, giustizia è fatta», il commento del papà della ragazza su Facebook.
Alla vigilia dell'udienza, lui stesso aveva deciso di pubblicare su Facebook le foto inedite della figlia sul lettino di ospedale, con le ferite di quel tragico 4 febbraio. Immagini raccapriccianti rese pubbliche «solo per ricordare che la vittima sarà per sempre lei...e soprattutto che lei non avrà possibilità di scegliere il modo in cui guarire».
INTERDIZIONE LEGALE. Il gup Giacomo Ebner ha riconosciuto l'aggravante della continuazione nel reato di tentato omicidio e maltrattamenti. Il giudice ha anche disposto nei confronti dell'imputato (che non era presente in aula) l'interdizione legale per tutta la durata della pena e quella in perpetuo dai pubblici uffici.
CONTINUI LITIGI PER GELOSIA. Il calvario della 19enne, che da qualche giorno è ricoverata in un centro specializzato, era iniziato la sera del 4 febbraio. Come ha ricordato il pm Elena Neri quella fu una giornata «campale e drammatica» per Chiara. Alla base dei continui litigi la gelosia di Falcione legata, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, anche da alcuni contatti che Chiara aveva su Facebook. L'uomo, che una perizia psichiatrica ha stabilito essere capace di stare in giudizio, muratore con piccoli precedenti per droga, quel giorno aggredì la giovane fidanzata con calci e pugni, sferrati con brutale violenza, sbattendole più volte la testa e colpendola al cranio con calci. Poi, preso dal panico, chiese «aiuto per la fidanzata svenuta» e, di fronte alla evidenza che le gravi ferite riportate da Chiara non potevano essere la conseguenza di uno svenimento, negò inizialmente di averla picchiata. Le condizioni della ragazza, sottoposta ad un primo delicato intervento all'arrivo in ospedale, apparvero subito gravissime tanto che gli stessi sanitari rimasero sconvolti dallo stato in cui quella violenza cieca aveva ridotto Chiara.

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