Afroamericani 141223114211
BASSA MAREA 23 Dicembre Dic 2014 1140 23 dicembre 2014

Usa, l'American dream dei neri è diventato rabbia violenta

I nuovi scontri sono sempre più cruenti. E nascondono la delusione per Obama.

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Una marcia di afroamericani a Ferguson.

Sono quattro mesi ormai che gli Stati Uniti vedono il ripetersi di incidenti a sfondo razziale con uno schema invariato da circa un secolo.
Il tutto comincia quasi sempre con l’arresto violento di un nero picchiato: a volte da bianchi o dalla polizia e a volte ucciso o, inspiegabilmente, morto. Seguono disordini, che in certi casi si estendono. Poi, più o meno lentamente, torna la calma.
ESCALATION DI VIOLENZA. Questa volta la tranquillità, dopo l’uccisione ad agosto del 18enne Michael Brown da parte di un poliziotto bianco, stenta a tornare. E l’improvvisa esecuzione a sangue freddo sabato 20 dicembre a New York di due poliziotti in uniforme - uno di origine cinese e l’altro latinoamericano, quindi non bianchi (è stata colpita la divisa che, per definizione, è 'bianca') - da parte di un uomo di colore che poi si è suicidato, ha fatto compiere alla tensione razziale un brutto salto e confermato che questa volta non sarà facile il ritorno alla normalità.
LE DIFFICOLTÀ DEI NERI. La comunità nera, poco meno di 40 milioni e quasi il 13% della popolazione americana, ha festeggiato nel 2014 i 50 anni della legge che ha restituito, grazie al presidente Lyndon Johnson, la pienezza dei diritti civili, ma lo ha fatto in una stagione dove è sempre più evidente per molti l’arretramento sul piano economico.
Questo, insieme con il disordine sociale e familiare, alla delinquenza diffusa, al fatto che l’abnorme popolazione carceraria americana (2,2 milioni di detenuti) sia fatta in modo ancora più abnorme da uno sproporzionato 40% di neri, crea una miscela esplosiva più insidiosa che in passato.
REDDITI ANCORA BASSI. Dopo quasi mezzo secolo di continui passi avanti - consistenti soprattutto dopo l’approvazione nel 1964 del Civil Rights Act - da circa 20 anni la comunità dei neri americani sta perdendo posizioni. Si salva in parte un terzo circa delle popolazione di colore, circa 12 milioni, entrati in vario modo - soprattutto grazie al pubblico impiego - a far parte della middle class, anche questa spesso in difficoltà ma comunque non confinata nelle aree degradate dove gli affitti sono più bassi e non afflitta da tassi di disoccupazione più che doppi rispetto a quelli dei bianchi. I redditi mediani sono comunque inferiori del 40% alla media nazionale.
RITORNO AGLI ANNI 60. «La crescita negli ultimi decenni della popolazione carceraria nera combinata alla forte caduta dell’occupazione degli afroamericani durante la Grande recessione (la crisi iniziata nel 2008, ndr) hanno lasciato la maggior parte degli uomini di colore in una posizione, relativamente ai maschi bianchi, non migliore rispetto a quella dei primi anni successivi all’applicazione del Civil Rights Act», si legge in una recentissima analisi di due accademici dell’Università di Chicago e di Cornell sul Prison boom dei neri e l’arretramento economico della popolazione di colore (Nber, working paper 20283).

Progressi fino agli Anni 80, poi lo stop con le nuove regole processuali

L’arma da fuoco è la prima causa di morte fra i giovani neri sotto i 19 anni.

I progressi della comunità nera erano stati impressionanti fino ai primi Anni 80, documentava un famoso studio (Smith e Welch) del 1989.
Poi a inceppare il sistema, insieme con la stagnazione dei salari reali che già 20 anni fa incominciava a farsi sentire, venivano, sull’onda della reazione al degrado e alla piccola criminalità, vari cambiamenti delle regole processuali e in particolare il Violent crime and law enforcement act del 1994 (presidenza Clinton) che bloccava la discrezionalità dei tribunali, imponeva sanzioni più severe e soprattutto l’obbligo comunque di scontare l’85% della pena. In questo modo la popolazione carceraria nera esplodeva.
NERO SIGNIFICA PERICOLO. «Nella nostra percezione, i giovani maschi neri sono associati all’idea di pericolo», ha detto Joshua Correl, un docente dell’Università del Colorado che ha quantificato le reazioni dei non-neri.
Circa il 70% dei maschi afroamericani di mezza età che non ha terminato le superiori ha conosciuto la prigione. Circa sei su 10 vivono ancora in quartieri di fatto di soli neri, quindi segregati.
I bambini di colore rischiano tre volte più di quelli bianchi di crescere in situazioni di pesante povertà. E solo uno su quattro nasce da una coppia sposata o stabile. L’arma da fuoco è la prima causa di morte fra i giovani neri sotto i 19 anni. Inoltre il 90% degli afroamericani sostiene che la discriminazione continua a esistere.
IMMOBILITÀ SOCIALE. Spesso il mondo del nero d’America, che non è riuscito (e nemmeno ha provato, a volte) a uscire dai limiti di una situazione storica pesante, è un inferno. E l’idea, diffusa oggi negli Stati Uniti, che qualcosa di grave sia successo al generale meccanismo di mobilità sociale - ormai meno efficace di quello di Paesi come Germania e Francia - è particolarmente sentita dagli afroamericani.
PERSI I GUADAGNI ECONOMICI. La sensazione è che «quasi tutti i guadagni economici degli ultimi 30 anni sono andati perduti» dopo il 2007, ha scritto in un rapporto sullo stato della nazione nera la veneranda National urban league (è la più vecchia delle organizzazioni per la promozione della comunità di colore): «Gli scalini delle opportunità che portano alla classe media per gli afroamericani stanno scomparendo».
UNA BEFFA PER OBAMA. Svanito il sogno americano degli americani di colore, il rischio è che a sostituirlo sia sempre più la rabbia. Per questo la triste e pericolosa stagione di violenze e proteste potrebbe non essere breve.
Il destino ha voluto che la presenza di un afroamericano alla Casa Bianca, entusiasticamente sostenuto dal 95% del voto nero (mai andato così in massa alle urne), coincidesse con altre amare realtà.

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