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MESSAGGIO 24 Dicembre Dic 2014 2220 24 dicembre 2014

Natale, il papa a San Pietro celebra la messa

L'omelia di Francesco davanti a 5 mila fedeli: «Dio più forte delle tenebre e della corruzione». Benedizione Urbi et Orbi: «Bimbi massacrati dai nuovi Erode».

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Papa Francesco celebra la messa di Natale nella basilica di San Pietro

Ha scelto la tenerezza, papa Francesco, come simbolo della messa celebrata la notte di Natale nella basilica di San Pietro. Un leitmotiv caro a Bergoglio, che già aveva insistito su questo sentimento durante la cerimonia d'inizio pontificato. In anticipo rispetto agli altri anni, il pontefice ha fatto il suo ingresso in processione, poco dopo le 21: assiepati dentro la chiesa quasi 5 mila fedeli, fuori altre migliaia di persone, radunate davanti ai maxi schermi mentre le campane della basilica suonavano a distesa.
PRECEDUTO DAI CARDINALI. Nella marcia verso l'altare della Confessione, Bergoglio è stato preceduto dai cardinali in ordine di precedenza. Un cantore ha intonato la Kalenda, il tradizionale canto gregoriano che annuncia il Natale. Francesco ha, quindi, incensato un bambinello portato da due bimbi, uno libanese e uno siriano.
«QUANTO BISOGNO DI TENEREZZA». Nel corso della sua omelia Bergoglio ha posto l'accento sull'importanza della «tenerezza»in un mondo segnato da «violenze, guerre, odio e sopraffazione». «Abbiamo il coraggio di accogliere con tenerezza le situazioni difficili e i problemi di chi ci sta accanto», ha domandato il pontefice, «oppure preferiamo le soluzioni impersonali, magari efficienti, ma prive del calore del Vangelo? Quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo!». «La vita va affrontata con bontà, con mansuetudine», ha spiegato ancora Francesco, «è il segno dell'«umiltà di Dio portata all'estremo; è l'amore con cui, quella notte, egli ha assunto la nostra fragilità, la nostra sofferenza, le nostre angosce, i nostri desideri e i nostri limiti».
«DIO PIÙ FORTE DI TENEBRE E CORRUZIONE». Nella liturgia del 24 dicembre, in cui hanno risuonato anche le note dell'Et incarnatus est dalla Messa in Do minore di Mozart, il papa ha spiegato che l'annuncio della notte di Natale «ci rivela che Dio è padre e che la sua paziente fedeltà è più forte delle tenebre e della corruzione», le cui origini vanno «all'oscuro momento in cui fu commesso il primo crimine dell'umanità, quello di Caino contro il fratello Abele.
«I SUPERBI NON VEDONO LA LUCE DI DIO». Un Dio, insomma, ha detto Francesco, «che ci guarda con occhi colmi di affetto, che accetta la nostra miseria, innamorato della nostra piccolezza». E la «grande luce» della nascita di Gesù, ha detto ancora, «la vide la gente semplice». Al contrario, «non la videro gli arroganti, i superbi, coloro che stabiliscono le leggi secondo i propri criteri personali, quelli che assumono atteggiamenti di chiusura».

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